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CONFCOMMERCIO LANCIA UN APPELLO PER BLOCCARE LA TARES

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CONFCOMMERCIO LANCIA UN APPELLO  PER BLOCCARE LA TARES

L'organizzazione di categoria chiede ai Sindaci della provincia di Arezzo di non applicare nel 2013 la nuova tariffa su rifiuti e servizi (Tares) confermando invece la Tarsu, come prevede la legge 124/2013

Si profila una via d’uscita per le imprese e le famiglie sul fronte della Tares, la nuova tariffa sui rifiuti e sui servizi che ha fatto lievitare i costi della nettezza urbana. A dirlo è la Confcommercio di Arezzo.

“Una recente legge, la 124/2013, dà ai Comuni la facoltà di bloccare per quest’anno l’applicazione della Tares, confermando il vecchio regime della Tarsu”, dice la vicedirettrice dell’Ascom aretina Catiuscia Fei, “un provvedimento che darebbe un po’ di respiro a molte aziende, che si son viste recapitare bollette dalle cifre astronomiche, con un incremento medio del 300% rispetto a quanto pagavano finora, con punte fino al +700% per discoteche, fruttivendoli e fioristi”.

La Confcommercio rivolge dunque un appello a tutti i Comuni della provincia di Arezzo per invitarli a mettere in pratica questa nuova possibilità. “è una sospensione che eviterebbe il salasso a moltissime imprese già messe duramente alla prova dalla contrazione dei consumi”, sottolinea Catiuscia Fei, “quindi significa anche salvaguardare posti di lavoro. Ci sono aziende che non sanno se pagare la Tares o i dipendenti, tanto sono messe alle strette”.

La legge 124/2013 prevede in effetti la possibilità per i Comuni di non applicare la nuova Tares e di confermare per l'anno in corso la modalità di tassazione in vigore nel 2012, salvo la maggiorazione del prelievo per i cosiddetti "servizi indivisibili" che è comunque dovuta ed il cui gettito è destinato allo Stato. In tal caso, la copertura dei costi eventualmente non coperti dal gettito tramite Tarsu dovrebbe essere assicurata attraverso il ricorso a risorse diverse dai proventi della tassa derivanti dalla fiscalità generale del Comune stesso.

“Speriamo che i Sindaci siano sensibili al nostro appello”, prosegue la vicedirettrice della Confcommercio aretina, "in fondo si tratta solo di prolungare le cose come stanno fino al 2014, aspettando che sia fatta chiarezza sulla Tares, di cui è già prevista la sostituzione. Per come è concepita ora, prevede cifre assurde ed insostenibili per gran parte delle attività economiche”. Qualche esempio concreto lo fornisce a suon di numeri l’ufficio studi della Confcommercio, prendendo ad esempio le categorie più vessate dalla nuova tariffa: se un ristorante di 200 mq pagava con la Tarsu circa 800 euro l’anno, con la Tares si trova a pagarne circa 4.800; un distributore di carburante di circa 300 mq passa da 5.500 ad oltre 11mila euro; una macelleria o un supermercato di 300 mq balzano da 1.200 euro a quasi 3.600; una discoteca di 200 mq da 558 a oltre 4.400 euro. Va anche peggio per i fioristi, che per un negozio di 100 mq si troveranno a pagare 3mila euro anziché le solite 400. E non sorridono neppure i baristi, che per un locale delle stesse dimensioni sborseranno 1.700 euro anziché 400.

In provincia di Arezzo l’impatto della Tares è particolarmente devastante poiché, ad eccezione dei Comuni di Arezzo e Terranuova Bracciolini dove è in vigore il regime di Tia (già più elevato rispetto alla Tarsu), nelle altre aree il passaggio d’un colpo da Tarsu a Tares sarà traumatico.

“Lo Stato finora offriva pochi strumenti per “indorare la pillola”. Per esempio, permetteva che alcune decisioni fossero prese in accordo tra le associazioni di categoria e le Amministrazioni, come le aliquote da applicare, le superfici da esentare o l’abbattimento dei costi per gli imprenditori che conferivano in autonomia parte dei rifiuti nelle discariche. In realtà però pochi Comuni ci hanno chiamato al tavolo di concertazione”, commenta Catiuscia Fei, “adesso la legge offre questa nuova ulteriore opportunità di venire incontro alle imprese. I Sindaci dovranno dimostrare nei fatti – non solo a parole - quanto tengono all’economia dei loro territori”.

 

 

 

 

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