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PDL, I MILLE DUBBI SULLA SCISSIONE

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PDL, I MILLE DUBBI SULLA SCISSIONE

Scissione o … cos’altro? Che cos’è capitato nella giornata di ieri sabato 16 novembre 2013? Siamo davanti al D-Day del centrodestra berlusconiano, con la scissione tra berlusconiani e alfaniani, ovvero siamo di fronte all’ennesima variante “falchi” e “colombe”? Già tra i commentatori della sponda opposta emerge scetticismo. Come Adinolfi (PD), che ci ammonisce: “tutto è … fumo! Cosa vi aspettate dalla scissione di Alfano? Siamo sempre di fronte allo stesso blocco sociale: il partito-Mediaset, CL, le batterie ex-AN!” Della serie: pur variando i fattori, la somma non cambia! Proprio così? Rispondere è difficile, possiamo solo avanzare alcune “suggestioni”, tenendo conto delle continue sorprese che il centrodestra riserva: dalla clamorosa rimonta delle elezioni politiche 2013, alla riconferma della fiducia in Letta da parte di Silvio Berlusconi, clamoroso voltafaccia dopo l’iniziale ritiro della delegazione PDL al Governo. Non è davvero semplice capire cosa passa per la testa a Silvio Berlusconi, e negli esponenti PDL!

La mia personale impressione è che la situazione sia ancora fluida e aperta. Mi spiego.

Certamente, sul centrodestra grava un fatto oggettivo molto traumatico, che segna (comunque lo si voglia) una oggettiva “rottura”: la condanna per Silvio Berlusconi per “frode fiscale” con conseguente decadenza da senatore e incandidabilità a premier. Uno smacco obiettivo per  Silvio Berlusconi: non potendo spendere la sua persona per la premiership, è inevitabile che il centrodestra perda “valore aggiunto” in termine elettorali, come conseguenza immediata del rapporto carismatico e personale che Berlusconi ha sempre coltivato con gli elettori. Insomma, l’autunno del centrodestra prosegue, prendendo sempre più i connotati di un malinconico crepuscolo (anche se è prematuro pronosticarne la fine).

E qui cominciano i dubbi e gli interrogativi.

Innanzitutto, siamo di fronte a una FLI2, con la batteria dei dissidenti pronti a dare l’assalto al Palazzo berlusconiano? Ovvero siamo di fronte ad una variante del gioco “falchi” e “colombe”? Certo, con l’uscita di Berlusconi dal PDL, se ne esce il “cuore direzionale” del partito, il polmone finanziario, editoriale, mediatico; la scissione di Alfano è scissione di minoranza. E’, però, altrettanto certo, non ci sono i toni di Fini e Bocchino 2010, nonostante i toni certo duri e sferzanti di Cicchitto. Addirittura, tra i due tronconi di quello che fu il PDL già si parla di coalizione, di unità… di cuginanza! E allora? Di qui, l’altro, rilevante interrogativo?

Se si va ad elezioni anticipate, cosa farà Alfano? Quale autentica piattaforma programmatica, culturale, saprà contrapporre? Non è chiaro! Di certo, abbiamo motivi di dubitare che Alfano sia disposto a trarre le estreme conseguenze di una rottura che può costargli troppo in termini elettorali (complice anche lo sbarramento che difficilmente potrebbe superare alle elezioni!). Comunque, se Alfano non intende portare avanti una contrapposizione frontale con Berlusconi (stile FLI), si deve anche considerare l’ indisponibilità del politico agrigentino a seguire Berlusconi tra i “falchi” della nuova Forza Italia 2.0 (che non darebbe garanzie in termini di posti di governo).

Alfano ha bisogno di spazio vitale! Come potrà farsi strada? Al momento, Alfano non può andare oltre (per il momento) ad un trasformismo sul centro verso il Governo Letta. Una strategia dalle dubbie prospettive, legata come è all’incerta durata del Governo e (inevitabilmente) all’esito delle Primarie PD. In particolare, è alle Primarie PD che la sorte di Alfano è subordinata: se alla Primarie dovesse riprendere quota, con Matteo Renzi, l’ipotesi della “vocazione maggioritaria” del PD, la sorte delle “larghe intese” sarebbe segnata e con essa il “lavoro di sponda” di Alfano.

La situazione, quindi, è ancora troppo fluida per azzardare previsioni.

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