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Tacabanda! La giostrina delle polemiche sta scaldando i motori...

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Tacabanda! La giostrina delle polemiche sta scaldando i motori...

Nella notte, una donna (sempre lei), quella che aveva dato fuoco ai giacigli dei suoi amici clochard al Baldaccio e alla Lebole, ha compiuto l’atto finale: ha ucciso a colpi di pietra un uomo, clochard anche lui, uccidendolo nei pressi del Pionta.

E' stata arrestata nel giro di pochi minuti dal tragico delitto.

Oggi ci aspettiamo la levata di scudi. Contro i clochards prima di tutto, reietti del mondo, portatori di una ribellione inconcepibile, spesso affetti da turbe comportamentali, che vivono ai margini di una società che non comprendono, che non li comprende e da cui non vogliono affatto essere compresi.  Persone che vivono un mondo parallelo, dove leggi e regole sono fissate dalla vita e non stampate sulla carta.

Persone che ci disturbano perché sfuggono alle nostre categorie, rifiutano il nostro modo di essere, rifiutano il conformismo in cui siamo immersi e come una calda melma ci avvolge tiepida e rassicurante.

Pochi sanno che esistono casi di persone assolutamente geniali, eccentriche ed ultralibertarie, che hanno deciso deliberatamente di rinunciare al possesso di ogni bene materiale ed alle limitazioni che essi comportano.

Tra questi il matematico russo Grigori Perelman (noto per avere dimostrato la congettura di Poincaré) oppure Tommaso Lipari (che secondo un'ipotesi non ancora verificata potrebbe essere stato il famoso fisico Ettore Majorana). Altro noto senzatetto, per un periodo della sua vita è stato George Orwell, lo scrittore che diede successivamente vita al Grande Fratello nel romanzo "1984", il quale raccontò questa esperienza nella sua opera prima "Senza un soldo a Parigi e a Londra". Anche Pablo Picasso ha vissuto per un periodo come barbone, girovagando dapprima a Parigi (Blue Period).

Oggi ci aspetta invece la lunga, pesante, opprimente, tediosa  cavalcata delle polemiche: cosa facciamo per ripulire la città da queste bestie? Cosa fa  la polizia? E il sindaco? Perché non l’hanno arrestata prima? Perche aspettare il morto?

Ci aspettiamo nel florilegio dei commenti, il coglione di turno che evoca le camere a gas, la pulizia della razza, la pulizia etnica, la pulizia e basta.  

In realtà essere clochard o diventarlo per qualunque motivo, spesso produce un circolo vizioso. Senza numero di telefono, indirizzo permanente o un posto per cambiarsi e lavarsi, può essere molto difficile trovare e conservare un posto di lavoro. Il marchio d'infamia che circonda la condizione di senzatetto, crea uno stereotipo che rende difficile risolvere il problema. Molte città promuovono leggi e decreti che vanificano ogni sforzo di aiutare i senzatetto, scegliendo semplicemente di coprirli alla vista. Se il problema non si vede, allora non c'è! 

Le città più restrittive, quelle i cui provvedimenti si sentono evocare in queste ore, creano leggi apposta per i senzatetto: leggi che proibiscono di dormire all'aperto o di chiedere l'elemosina (la pena può essere il carcere): arrestare un senzatetto per una di queste ragioni, creerà così un precedente penale, che renderà ancora più arduo trovare un lavoro.

E la mancanza di un residenza, completa l’opera. La concessione della residenza è il presupposto indispensabile per aprire un contratto, essere iscritti alle liste elettorali del Comune per votare e avere un "peso politico", aprire una partita Iva e avviare una propria attività, accedere all’assistenza sanitaria che è appunto riservata ai residenti del luogo (il medico di base gratuito), presentare una domanda come nullatenente per l'accesso all'edilizia popolare, iscrivere un figlio a scuola, ottenere prestazioni previdenziali e assistenziali spettanti dall'INPS (che non si possono richiedere se non si ha una residenza cui indirizzare le comunicazioni e oggi anche un conto corrente per l'accredito).

Alcuni Comuni programmano la concessione di un certo numero di residenze all'anno riservate ai senzatetto, pur ponendo delle limitazioni e subordinandole all'adesione a un progetto educativo o di inserimento in comunità. Talora le quote sono tassative, e il Comune rifiuta la residenza a persone che comunque hanno ottenuto un contratto di lavoro regolare.

Le riserve spesso sono legate al costo economico e sociale di un intervento diretto a tutelare una persona priva di capacità lavorative, magari con disturbi comportamentali, con esperienze carcerarie o peggio.

Purtroppo è sempre più facile gettare altro fango addosso a chi già ne è completamente ricoperto, che cercare con fatica di levarne almeno un po’.

E la politica segue gli stessi parametri che nascono dalla pancia (o forse anche oltre) della sottocultura urbana. Se la persona è infatti riconosciuta come residente, il Comune è tenuto a erogare tutti i servizi sociali di cui può beneficiare la cittadinanza. ll costo e la concessione della residenza afferiscono allo stesso centro decisionale, con un evidente incentivo a non concederla e se i barboni magari nel frattempo cambiano città, tanto meglio: un problema in meno! 

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