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Lettera aperta al Centro Anziani Informarezzo...

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La redazione di Informarezzo in un raro momento di relax La redazione di Informarezzo in un raro momento di relax

Cari Compagni (un esercito), Care Compagne (pochine), come siete diventati pallosi!

 

Ho appena finito l'articolo di Paolo e Pietro sulla burocrazia, ho letto l'intervento di Luigi Polli e l'intervista a Tito Barbini: alla Fossombroni ci si diverte di più!

Che fine ha fatto lo spirito polemico, anticonformista, ribaldo della testata?

Lagnanze e doglianze a tutto spiano, commemorazioni solenni dei bei tempi andati, lugubri presagi su un futuro incerto, manca solo la fine è vicina”!

Ma siamo sicuri che al Tito, che ha dominato la città per vent'anni non gli si può chieder di meglio di come spende la sua ricca pensione da politico di lungo corso?

Ma possibile che all'abilissimo Gigi, credo il più giovane presidente Usl ( forse all'epoca la carica si chiamava in altro modo, chiedo venia ) meno titolato della sua epoca, gli si pubblica i pipponi auto-celebrativi senza opporre resistenza?

Possibile che anche le menti più brillanti della testata non son capaci di altro che dogliarsi che la burocrazia è troppo burocratica?

Dove è finita l'attenzione ai diritti civili, alle manfrine dei potenti, a sbugiardare i crapuloni?

Provo a dare il mio contributo ad una discussione secondo me da fare:

i regimi non finiscono mai per consunzione.

E' ora di cominciare a elaborare idee nuove.

I sudditi mantengono la convinzione di vivere nel migliore dei mondi possibili fino a quando hanno la pancia sufficientemente piena, ma i regimi dittatoriali, l'assolutismo, le monarchie non costituzionali e indietro fino all'identificazione tra potere temporale e spirituale, NON ERANO il migliore dei mondi possibili.

Cominciamo a mettere in discussione le idee che il buon senso ci spinge a condividere.

Ad esempio Paolo, l'ennesima tirata che hai fatto oggi sul debito pubblico accumulato dalle generazioni irresponsabili precedenti: cominciamo a discutere su chi è che lo ha contratto e a quale titolo. Siamo sicuri che appartiene a me per un sessantamilionesimo? Oppure si può cominciare a discutere della legittimità democratica del contraente? Davvero era mio rappresentante? O si può cominciare a discutere del fatto che meccanismi perfettibili di selezione della classe dirigente producono risultati migliorabili?

A quale altezza della storia un regime perde la sua legittimazione e deve essere sostituito da uno nuovo?

Ecco a me piacerebbe che questo Informarezzo ripiegato e indulgente, specchio di un intera nazione ripiegata e indulgente, tornasse ad aprirsi ai senza voce, tornasse a indicare le clamorose contraddizioni di un sistema terrorizzato incapace di auto-emendarsi.

La forma italica del potere induce a guardarsi gli uni agli altri con sospetto, impegnati come siamo in una competizione agguerrita: cominciamo a far la contabilità di quello che collettivamente stiamo perdendo e collettivamente possiamo conquistare.

Con stima

Roberto Barelli

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