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Storie di ordinaria follia in una nazione ostaggio della burocrazia

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Storie di ordinaria follia in una nazione ostaggio della burocrazia

La trama della storia: una ditta meccanica vuole assumere subito 40 dipendenti fino ad arrivare a 100. Per farlo vuole insediarsi nella fabbrica Del Tongo al Tegoleto. ma pare che non riesca ad andarci perchè.... la destinazione del fabbricato è falegnameria ! La risposta è stata: "SERVONO ULTERIORI APPROFONDIMENTI SULLE PROCEDURE"

 

 

Tutto negli ultimi 30 anni di vita della nostra repubblica, sarebbe utile per recriminare: in tempi di vacche grasse abbiamo dilapidato il patrimonio sociale del paese e abbiamo lasciato in eredità alle nuove generazioni, ai nostri giovani ed ancor più ai nostri bambini, montagne di debiti. Abbiamo elevato inetti e incompetenti burocrati, al rango di dirigenti. Abbiamo sovvenzionato, indebitando il sistema previdenziale, un esercito di lavativi a  spese dei lavoratori. Abbiamo fatto quadrare i bilanci dello stato, rinviando le perdite agli esercizi futuri (grazie ai titoli di stato). Abbiamo permesso che si sviluppasse un sistema di burocrazia che ha avviluppato il paese, ingessando progressivamente il sistema produttivo, sovraccaricandolo di costi, moltiplicando le competenze, incartandolo di moduli, modelli e stampati.

Oggi che la crisi sta asfaltando la nostra Italia, non abbiamo praticamente più nulla con cui difenderci: non abbiamo riserve, non abbiamo possibilità di indebitarci un po’ di più, non abbiamo un tessuto industriale forte, non abbiamo un sistema di banche solido. Ci resta solo il coraggio, la coesione e la creatività.  

Ma quando anche il coraggio e la creatività si scontrano con la burocrazia, che incarta, impedisce e vincola, allora vuol dire che siamo arrivati ad un passo dal baratro finale. E lo scopriamo solo oggi, quando una ditta meccanica che vuole assumere subito 40 dipendenti fino ad arrivare a 100 e per farlo pensa di insediarsi nella fabbrica Del Tongo al Tegoleto, non può farlo perchè...la destinazione del fabbricato è falegnameria e si sente rispondere da comune e regione che: "servono ulteriori approfondimenti sulle procedure". Amen. Siamo fottuti! 

Chi ha letto i Promessi Sposi, non può non ricordare la vicenda di Renzo che si reca a cercar consiglio dal dottor Azzeccagarbugli, e non può non rammentare le grida, prodotte in continuazione ed in gran quantità, generalmente affisse nei posti di maggior passaggio, ad esempio nelle cantonate delle strade.

Ne venivano emanate molte, troppe, su tutto. Scrive Manzoni: è brutto segno che ci siano troppe leggi, ciò significa che quelle esistenti non vengono rispettate. Dovrebbero essercene poche e valide, ma soprattutto applicate. Le grida si occupavano di tutto, fissando pene altissime per ogni cosa, ma proprio per il gran numero e la grande inutilità, nessuno realmente le rispettava.

In una nazione in ginocchio, dove lo stress è motivato dalla paura di perdere il lavoro, dove ci si arrangia a sopravvivere con discriminatori contratti a termine ed a progetto, dove i giovani non riescono più a farsi una famiglia perché non possono mantenerla, dove i ricercatori emigrano, dove i padri di famiglia vivono di sussidi e chi ha un lavoro si espone a rischi inutili pur di non perderlo, dove si andrà in pensione solo poco prima della morte, si impongono sempre nuove regole per frenare, coordinare, salvaguardare, disincentivare, pianificare, contestualizzare... 

Non ci resta che la vergogna per come abbiamo lasciato il paese in mano a cervellotici tecnici, che come nel caso specifico, hanno generato l'incultura delle destinazioni, sono riusciti a vederle applicate, mentre il paese è stato pronto a subirle in silenzio. E allora la morale è che sono i politici che devono vergognarsi per non avere il coraggio di fergarsene di queste norme e autorizzare comunque l'attività 

Un coglione qualsiasi, convinto di essere poco sotto a Dio, decide in virtù della sua stessa arroganza, che in un posto ci si può fare una cosa, e solo quella, e in un posto un'altra, senza alcun reale motivo che non sia il proprio delirio di onnipotenza e la propria ignoranza, costringendo i politici ad avallare le sue scelte, in nome della tecnocrazia di regime.

Perchè i tecnici per loro natura tendono a pianificare la vita altrui, anche quando progettano una casa, in virtù degli insegnamenti universitari che gli hanno fatto credere di essere demiurghi e non progettisti.

Oggi siamo talmente assuefatti a vivere in uno stato autorizzativo di impronta fascista o sovietica (a voi la scelta), che non riusciamo nemmeno a pensare che in un paese efficiente deve essere libero tutto ciò che non è espressamente vietato. Ci risulta incredibile un pensiero del genere e soprattutto ci provoca profondi stati di ansia e mette a rischio il nostro equilibrio mentale. A questo siamo arrivati nel mondo della carta bollata! Un mondo dove nessuno è mai responsabile e nessuno mai pagherà per lo sfascio che è sempre più imminente.

Per questo non riusciamo a fregarsene di questa assurda e illiberale legge, e preferiamo accettare il rischio che i dipendenti non vengano assunti, che una azienda perda tempo a cercare altre soluzioni, che un'altra azienda non possa affittare, ricavando del reddito da questa operazione, che il paese vada a rotoli sotto gli occhi attenti di una politica e di una burocrazia che giorno dopo giorno continua a segare il ramo dell'albero dove è appollaita a pontificare. E la la colpa, a sentire i tanti corvi della carta bollata, è dell'eccessivo liberismo di cui abbiamo goduto, invocando con malcelata nostalgia, la pianificazione quinquennale.

Per finanziare questa burocrazia inutile e costosa sono i cittadini che ogni giorno devono “pagare” con un po' della loro ricchezza. Ma quando i soldi degli altri saranno finiti, anche le mosche cocchiere dovranno tornare a posarsi su altre cose... più naturali e congeniali! Vale per costoro una bellissima e indimenticata massima del '68: una risata vi seppellirà.

Insieme al pese purtroppo! 

 

Gli presentarono il progetto per lo snellimento della burocrazia. 

Ringraziò vivamente, ma deplorò l'assenza del modello H. 

Concluse che per far passare il progetto, alfine di un sollecito esame,

sarebbe stato inviato all'ufficio competente,

che giusto allora stava pensando di creare…   

 

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