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Santo subito! Lettera aperta ad Enrico Rossi

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Santo subito! Lettera aperta ad Enrico Rossi

Caro Enrico

Ti scrivo questa mia con stile confidenziale e dandoti del tu, anche se non ci conosciamo, per renderla meno formale e burocratica. E so che a te la burocrazia non piace.

E poi, tutto sommato, tra compagni il tu è d’obbligo. E’ vero, oggi non sono letteralmente compagno a te, ma lo sono stato un tempo e quindi, come si dice, semel compagno, semper compagno.

A volere fare le cose perbenino, questa lettera, Enrico, dovrebbe essere indirizzata al cardinal Betori, vescovo della capitale del Granducato, l’unico titolato a fare “l’avvio del procedimento” per la causa di beatificazione in vita. Di chi? Ma la tua Enrico, è ovvio. Non sono mica tanti coloro che hanno compiuto miracoli in vita e tu sei uno di quelli e io sono orgoglioso di esserti stato compagno, anche se con uno sfasamento di oltre vent’anni.

Saranno le gerarchie a stabilire se quello che io chiamo miracolo lo sia effettivamente, ma gli indizi sono fortissimi, a livello popolare sono considerati tali e il profumo di santità ieri era nell’aria.

Qual è il miracolo? Non lo sai, non te l’hanno ancora detto? Te lo dico io: sei riuscito a fare scoppiare la pace tra Ordine Architetti e Sindacato Ingegneri e Architetti, Sindacato e Federazione della Toscana, Geometri e Ingegneri, Architetti e Geometri, Cooperative e professionisti, Comuni e tecnici, liberi professionisti e architetti del pubblico impiego, maggioranza e opposizione. Se non è un miracolo questo! Sancito da applausi, mica da sorrisi formali! E non è nemmen la prima volta che accade, essendo successo anche per il caso “provincia a Siena o ad Arezzo”.

La causa scatenante però la conosci, ed è la proposta per la 3° legge urbanistica regionale, dopo quella del 1995 e quella del 2005. Si stanno quindi accorciando i tempi di revisione e qualcuno mormora che l’obiettivo sia di farne almeno una all’anno, forse anche un po’ meno, nella logica di accelerare il processo legislativo. Bravi, che non si abbia a dire che la Toscana perda i suoi primati. Certo che è davvero un record, se si pensa che ad Arezzo, in questa marca di frontiera, ancora con la legge 5 del 1995 non abbiamo murato nemmeno un mattone che è un mattone, visto che l’ultimo è stato messo con il vecchio piano del 1987 basato sulla legge nazionale del 1942.  Non c’è quindi dubbio alcuno sulla maggiore efficienza della regione rispetto ai comuni, che ne mangiano la polvere. Sarà merito sicuramente della legge elettorale toscana, la madre di quella nazionale, che seleziona i consiglieri regionali meglio dei sindaci e dei consiglieri comunali.

Questa proposta di legge è stata presentata in comune dal Presidente della VI commissione, il consigliere regionale Gianfranco Venturi. L’urbanistica non è la sanità, il core business di ogni regione, ma conta, eccome. Conta così tanto che la Giunta, per non perdere la presa sui territori, per non fare crescere troppo le aspirazioni degli inefficienti comuni, non fa altro che legificare, parola tanto brutta quanto espressiva della vera e propria produzione di leggi. Pensa Enrico, che ci sono disfattisti in circolazione che sostengono che questa inflazione legislativa, sotto la veste virtuosa, nasconderebbe interessi clientelari!

In che senso clientelari? Nel senso che, dicono i disfattisti, le leggi generano lavoro per la maggior parte improduttivo: piani regolatori, studi sul territorio, architetti, geologi, ingegneri idraulici, statistici, ambientalisti, economisti, avvocati, naturalisti, statistici, informatici, storici: ce ne è per tutti. Questo sarebbe un sistema che fidelizza: invece che le carte dei supermercati, qualche incarico, e quindi si creerebbe consenso. La malignità è tanta, quasi una bestemmia a fronte del forte odore di santità.

Quali le ragioni di una nuova legge? L’ha spiegato Venturi, ma io non sono riuscito a capirlo. Dice che c’è una semplificazione. Per adesso il numero degli articoli passa a 226, ma questo te, Enrico, forse non lo sai e quindi penso che vi porrai rimedio.

Quali i contenuti più importanti? Semplice: l’interdizione dei comuni, che sono soggetti alla corruzione della carne, che è debole. Lo spiega bene la relazione alla legge: “A fronte di tale scenario l’esercizio del potere decisionale da parte di un solo attore istituzionale (leggi: Comune, NdR), per quanto rappresentativo, espone al rischio della “cattura del regolatore”, ovvero della subordinazione di chi è tenuto a rappresentare gli interessi collettivi a interessi di parte”.

E’ chiarissimo, è la riprova di quanto già anticipato. I comuni sono ritenuti in soldoni, dalla regione, più corruttibili della regione stessa. Quindi ne desumo che la legge 5 precedente e la legge 1 attuale avrebbero prodotto la “cattura del regolatore”. Altrimenti, perché cambiare questo aspetto?

Certo che un dubbio mi viene: ma non erano leggi che hanno fatto scuola in Italia? Avremmo dunque esportato leggi potenzialmente corruttive? Questa sembra essere la conseguenza logica dei fatti messi in fila.

Quindi avete pensato ad una legge moralizzatrice. Abbiamo una Regione Etica, Hegel in salsa federalista. Ma con quei precedenti, quali garanzie ci sarebbero che questa legge non farebbe la stessa fine? Poche, secondo me, perché più soggetti rumano e maggiore è la possibilità corruttiva.

E infatti, quando si tira fuori l’area vasta per fare una cosa che esiste già nella legge del 1942, cioè i piani intercomunali, l’odore di bruciato comincia a coprire quello di santità. Se poi l’area vasta è in campo anche per valutare le deroghe “richieste” dai comuni allo stop al consumo di suolo, allora la legge sembra fatta per complicare, ingarbugliare, paralizzare, bloccare, costringere i comuni ad andare con il cappello in mano a Firenze. Per fare un esempio se a Capolona il povero sindaco volesse rispondere alle richieste dei cittadini di prevedere 4 o 5 casette in un borgo agricolo, o comunque in area non urbanizzata, bisognerebbe che co-pianificasse con Subbiano, Castel Focognano, Talla, Castiglion Fibocchi e Arezzo. Forse di più. Cosa ti viene in mente? A me, da compagno, mi viene in mente subito l’Unione Sovietica, patria della pianificazione, di cui la co-pianificazione è la sublimazione. Poi denari buttati, perché anche i funzionari pubblici costano, qualche trasferta, fogli che girano, tempi infiniti, molto potere di interdizione reciproco tra i comuni, scambi di favori (io approvo se te mi approvi la prossima volta). Insomma, si passa dalla “cattura del regolatore”  alla “cattura tra regolatori”.

Caro Enrico, mi incammino alla fine di questa lunga epistola, e voglio concludere con un po’ di  materia da Becco Giallo, che mi scuserà per l’invasione: se qualcuno fosse costretto da accidenti vari ad andare a vivere in una roulotte o in un camper, si accerti di possedere un’area edificabile, perché se questi mezzi perdessero la loro funzione originaria sarà necessario un permesso di costruire per poterla utilizzare. Non è chiaro nella proposta di legge come una roulotte si porrebbe rispetto alla legge sismica, a quella sull’isolamento termico, all’accatastamento e a quant’altro. Va detto, Enrico, che il Presidente Venturi, del quale ho ritrovato, e apprezzato sinceramente, tratti della tua schietta rudezza, è sembrato cadere dalle nuvole quando gli è stata contestata questa norma, ma rimango incerto se sia un bene per aver mostrato buon senso o un male per non conoscerla.

Comunque ti lascio, sperando che la causa di beatificazione possa avere inizio. Sarebbe bello che i cittadini dicessero: Beato il Governatore! Lo dicono già ora, in vero, ma con tutt’altro significato.

Saluti

 

Pietro

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