Prima Pagina | L'opinione | A proposito del cimitero per bimbi nati morti o gravidanze interrotte

A proposito del cimitero per bimbi nati morti o gravidanze interrotte

By
Dimensione carattere: Decrease font Enlarge font
A proposito del cimitero per bimbi nati morti o gravidanze interrotte

A proposito del dispositivo approvato da comune di Firenze, sul cimitero per feti e bimbi nati morti, vorrei offrire una mia riflessione, pensando o almeno sperando, di essere un liberale sincero.

 

La bagarre che si è scatenata sui social network, ha molto il sapore di renzismo e antirenzismo, un sapore ideologico che prescinde dal fatto in sé e prescinde anche dal fatto che molte città d’Italia (Roma in testa) hanno già fatto scelte analoghe (per mancanza di spazi nei cimiteri monumentali o per motivi puramente umanitari), tanto che alla fine sfugge anche il senso della polemica.

Poiché ho fatto mio il principio per cui la mia libertà finisce dove comincia quella degli altri, non riesco a vedere per quale motivo dovrei limitare la libertà di coloro che desiderano dare sepoltura al frutto del loro concepimento, obbligandoli per legge allo smaltimento dei rifiuti ospedalieri. La vera battaglia, che deve ancora essere combattuta, sta nel pretendere il rispetto e la piena attuazione della 194, che non ha nulla a che vedere con la creazione di un cimitero per feti o bimbi nati morti. La mia posizione, da laico e da liberale, è che ciascuno ha diritto di regolarsi come ritiene giusto nei confronti di un dramma della propria esistenza, sia esso frutto di una scelta, che il risultato di evento naturale.  

Ciò che invece conta, è che lo stato mantenga gli impegni presi con le donne nel momento in cui fu promulgata la legge sulla interruzione volontaria di gravidanza, ne dia attuazione reale, offra parità di trattamento a coloro che si trovano nella situazione di utilizzarla e ne garantisca piena e reale efficacia. Laicamente credo che quello che accade dopo, sia un problema che non mi riguarda. O meglio, mi riguarda nei termini in cui vengono applicate “tutte” le leggi dello stato.  

Ecco un breve riassunto delle disposizioni di legge in materia.

Si definiscono nati-morti solo i bambini che abbiano superato le 28 settimane di gestazione al momento del parto. In questi casi vige l’obbligo di registrazione  presso l’anagrafe, come previsto dall’art. 74 del Regio Decreto 09.07.1939 n. 1238 che cita testualmente:

Art. 74. Quando al momento della dichiarazione di nascita il bambino non è vivo, il dichiarante deve far conoscere se il bambino è nato morto o è morto posteriormente alla nascita, indicando in questo secondo caso la causa di morte. Tali circostanze devono essere comprovate dal dichiarante con il certificato di assistenza al parto di cui all’art. 70, comma quarto, ovvero con certificato medico.

L’ufficiale dello stato civile forma il solo atto di nascita, se trattasi di bambino nato morto, e fa ciò risultare a margine dell’atto stesso; egli forma anche quello di morte, se trattasi di bambino morto posteriormente alla nascita.

Il bambino nato morto, è registrato all’anagrafe e gode di tutti i diritti civili, indipendentemente dal fatto che la sua morte sia avvenuta mentre era ancora nell’utero della madre.

Disposizioni di legge in caso di Aborto

I regolamenti cimiteriali italiani, pur con variazioni locali, si basano sul D.P.R. 10/09/1990 n. 285, il quale nell’art. 7 dichiara:

1. Per i nati morti, ferme restando le disposizioni dell'art. 74 del regio decreto 9 luglio 1939, n. 1238,  sull'ordinamento dello stato civile, si seguono le disposizioni stabilite dagli articoli precedenti.

2. Per la sepoltura dei prodotti abortivi di presunta età di gestazione dalle 20 alle 28 settimane complete e dei feti che abbiano presumibilmente compiuto 28 settimane di età intrauterina e che all'ufficiale di stato civile non siano stati dichiarati come nati morti, i permessi di trasporto e di seppellimento sono rilasciati dall'unità sanitaria locale.

3.A richiesta dei genitori, nel cimitero possono essere raccolti con la stessa procedura anche prodotti  del concepimento di presunta età inferiore alle 20 settimane.

4. Nei casi previsti dai commi 2 e 3, i parenti o chi per essi sono tenuti a presentare, entro 24 ore dall'espulsione od estrazione del feto, domanda di seppellimento alla unità sanitaria locale accompagnata da certificato medico che indichi la presunta età di gestazione ed il peso del feto.

  • Invialo ad un amico Invialo ad un amico
  • Versione stampabile Versione stampabile

Vota questo articolo

0