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La truffa della restituzione dei profitti sull’acqua.

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La truffa della restituzione dei profitti sull’acqua.

Altre batoste agli utenti dall’approvazione del nuovo Piano Finanziario e dalla modifica del calcolo degli ammortamenti. Nuove Acque per pagare le rate del “project financing” contrarrà un ulteriore mutuo e, inoltre, utilizzerà soldi destinati obbligatoriamente ai nuovi investimenti.

Il 23 ottobre il direttore dell’Autorità Idrica Toscana ha emanato un decreto dove ha disposto il rimborso agli utenti del profitto sull’acqua riscosso da Nuove Acque dal 21 luglio 2011 al 31 dicembre 2011. Il decreto, tanto atteso dai cittadini, si è rilevato una gran presa in giro; infatti, attraverso un’interpretazione che considera profitto solo una piccola parte di quello che è invece realmente e che compare in tutti gli atti ufficiali, si è quantificato il totale da rimborsare in 161.387 euro che determinerà un rimborso ad ognuno dei 124.712 utenti della ridicola cifra di 1,29 euro.

In realtà se si fosse veramente rispettato l’esito referendario – che come si ricorderà ha abrogato TUTTO il profitto e non solo una parte - il rimborso dal 21 luglio 2011 ad oggi 26 ottobre 2013 sarebbe dovuto essere complessivamente pari 13.734.360 euro che corrisponderebbe ad una cifra ben più consistente di 110,13 euro per utente.

Ma qualche giorno prima, per la precisione il 17 ottobre 2013, l’Autorità Idrica Toscana ha approvato il nuovo Piano Finanziario del servizio idrico aretino gestito da Nuove Acque. Ed anche qui vi troviamo incongruenze, illegittimità e naturalmente bastonate ai cittadini.

Anzitutto l’AIT non prende atto che nel 2012 gli investimenti effettuati da Nuove Acque sono risultati essere pari a 10,6 milioni di euro di cui 3 milioni da contributi pubblici (dato rilevato dal bilancio di Nuove Acque) e non a 12,5 milioni come previsto nel programma; quasi superfluo sottolineare che grazie a questa “dimenticanza” dell’AIT i cittadini hanno pagato e pagano le tariffe di più del dovuto, come se gli investimenti effettuati fossero veramente 12,5 milioni di euro.

In secondo luogo l’AIT conferma l’incredibile recupero nei confronti degli utenti di 766.654 euro di tariffe del periodo dal 15.10.2008 al 09.02.2009 che il gestore, attraverso una illegittima delibera dell’ex ATO 4 (la n. 8 del 2009), aveva tentato di riscuotere nel 2009 senza riuscirvi poiché, su ricorso del Comitato Acqua Pubblica di Arezzo, il TAR della Toscana con sentenza confermata dal Consiglio di Stato aveva annullato la suddetta delibera in quanto la stessa prevedeva “tariffe retroattive” che, come è noto, non sono consentite dalla normativa (con giurisprudenza consolidata e univoca). Non è chiaro di quale potere divino ritenga di disporre l’Autorità Idrica Toscana per non rispettare sentenze che ormai sono passate in giudicato. Comunque valuteremo come comportarci per difendere le nostre ragioni ed i nostri diritti, che pensavamo essere già acquisiti.

In terzo luogo – nonostante le tariffe più care d’Italia – Nuove Acque ha manifestato la sua impossibilità a rimborsare la quota capitale del mutuo da 65 milioni di euro (project financing). Nel 2013 la rata di rimborso è quantificata in 3,26 milioni di euro. Quale soluzione viene prospettata dall’AIT per risolvere questo problema? Semplice: si contrae un nuovo mutuo di 3,7 milioni di euro che quindi non servirà per fare nuovi investimenti ma solo per pagare la rata del vecchio mutuo. In alternativa si propone una drastica riduzione dei già modestissimi investimenti. Questo fatto – da solo – dimostra indiscutibilmente il misero fallimento della privatizzazione del servizio idrico aretino e l’avvitamento nella spirale dei debiti e dei tagli agli investimenti nella quale siamo entrati.

Infine, tanto per dare un’ulteriore mazzata ai cittadini, il Piano Finanziario prevede che ben 16,6 milioni di euro derivanti dalle bollette degli utenti e che dal 2018 al 2021 dovrebbero essere – per legge – destinate a investimenti verranno invece destinate a rimborsare il project financing. 

A tutto questo va aggiunta la violazione dell’articolo 28 della convenzione operata da Nuove Acque in occasione dell’approvazione del Bilancio 2012. Nell’articolo 28 viene stabilito che tutti gli investimenti effettuati devono essere totalmente ammortizzati alla fine della concessione (il 31 maggio 2024); il principio è sancito per dare la possibilità ai comuni, a quella data, di riappropriarsi della gestione del servizio senza alcun esborso. Ebbene con l’approvazione del bilancio 2012 questa clausola contrattuale viene cancellata – diminuendo gli ammortamenti a carico del bilancio - con l’ovvia conseguenza che nel corso dei prossimi anni aumenteranno enormemente gli utili di esercizio e nel contempo, nel 2024, se i comuni vorranno riappropriarsi della gestione dovranno sborsare decine di milioni di euro.

Di fronte a questa situazione, ormai chiaramente insostenibile, l’appello che ripetutamente il Comitato Acqua Pubblica di Arezzo indirizza ai Sindaci affinché comincino a tutelare gli interessi della collettività sta ottenendo qualche risultato importante.

Nei giorni passati tre comuni (Capolona, Subbiano e Pratovecchio) hanno deliberato per opporsi in sede giudiziaria alla violazione dell’articolo 28 della convenzione. Purtroppo al momento non è stato ancora raggiunto il limite del 5% del capitale sociale necessario per impugnare il bilancio di una società per azioni (il termine dell’impugnazione, secondo la giurisprudenza prevalente, scadrebbe comunque i primi di dicembre 2013) perché altri sindaci, pur sensibili almeno a parole, ancora tergiversano, forse perché ancora troppo influenzati dalle ideologiche direttive del PD.

Inoltre il 17 ottobre 2013 nell’assemblea dell’Autorità Idrica Toscana in occasione della proposta di delibera del Piano Finanziario, dei comuni facenti parte dell’ex ATO 4 solo il comune di Castel S. Niccolò ha espresso voto favorevole con i comuni di Arezzo e Laterina che hanno espresso un voto contrario e con l’assenza dei Comuni di Foiano, Sansepolcro e Montepulciano. Il Piano Finanziario è passato solo grazie al voto di comuni (tipo Firenze, Grosseto, Lucca, Livorno) che nulla hanno a che fare con la gestione del servizio idrico aretino; una chiara dimostrazione degli effetti assurdi della nuova normativa della Regione Toscana la quale – in sostanza – tende ad espellere dal potere decisionale non solo i cittadini ma anche le amministrazioni comunali centralizzando il potere ed affidandosi ad una tecnocrazia regionale, che si dimostra incapace di interpretare le reali esigenze delle comunità.

Per tutto questo lanciamo l’ennesimo invito a tutti i Comuni dell’ex ATO 4. E’ veramente necessario opporsi con tutti gli strumenti alla deriva che il servizio idrico aretino privatizzato sta prendendo. Le decisioni che vengono prese in questo periodo, se non adeguatamente contrastate, determineranno effetti deleteri sugli utenti e anche sulle amministrazioni comunali. Il Comitato Acqua Pubblica si propone come punto di riferimento.

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