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Camera: niente più carcere per i giornalisti. Il provvedimento passa ora al Senato

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Camera: niente più carcere per i giornalisti. Il provvedimento passa ora al Senato

Con 308 voti a favore e 117 contrari la Camera ha approvato la legge che interviene sul reato di diffamazione a mezzo stampa, eliminando il carcere per i giornalisti. Arriva però l'obbligo di rettifica senza commento a favore dell’offeso. Il provvedimento passa ora all'esame del Senato.

La camera cancella una vecchia legge fascista, che è stata già pesantemente bacchettata dalla Corte di Strasburgo. La prima grossa critica mossa dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo riguarda la previsione della sanzione detentiva proprio in tema di reati di espressione: mancherebbero nel caso della diffamazione quelle eccezionali esigenze repressive che giustificano il carcere.

Ma la Corte non si ferma qui, auspicando addirittura la depenalizzazione del reato, regredendolo ad illecito amministrativo. Quest’ultima soluzione, in particolare, è molto cara anche a diversi organi UE, come l’OCSE ed il Parlamento, che più di una volta hanno sollecitato gli stati membri e disporre la depenalizzazione dell’illecito a mezzo stampa. Ma questo era chiedere troppo al Parlamento italiano. 

Norma cardine in tema di libertà d’espressione è l’articolo 10 della Convenzione Europea per i Diritti dellUomo, che mentre al primo comma enuncia in modo deciso l’entità di questo diritto, estendendolo ad ogni persona, al secondo comma elenca tutta una serie di deroghe: “L’esercizio di queste libertà può essere sottoposto alle formalità, condizioni, restrizioni o sanzioni che sono previste dalla legge e che costituiscono misure necessarie, in una società democratica, alla sicurezza nazionale, all’integrità territoriale o alla pubblica sicurezza, alla difesa dell’ordine e alla prevenzione dei reati, alla protezione della salute o della morale, alla protezione della reputazione o dei diritti altrui, per impedire la divulgazione di informazioni riservate o per garantire l’autorità e l’imparzialità del potere giudiziario”.

La Corte ha affermato che sì, possono ritenersi legittime in via generale deroghe alla libertà d’espressione, purché previste dalla legge e assolutamente necessarie, ma una particolare attenzione va rivolta ai giornalisti. Questi ultimi, essendo una sorta di custodi dell’ordine democratico, sono destinatari di un temperamento al rigore della normativa in tema di diffamazione, potendo spingersi più in la di un normale cittadino, fino a raggiungere toni a volte aggressivi e urticanti.

Niente più carcere, dunque, per chi diffama a mezzo stampama esclusivamente una multa in caso di attribuzione di un fatto determinato che va dai 5mila ai 10mila euro. Se il fatto attribuito è consapevolmente falso, la multa sale da 20mila a 60mila euro. Alla condanna è associata la pena della pubblicazione della sentenza. In caso di recidiva, vi sarà anche l’interdizione da uno a sei mesi dalla professione. La rettifica sarà valutata dal giudice come causa di non punibilità.

RETTIFICA SENZA COMMENTO.

Le rettifiche delle persone offese devono essere pubblicate senza commento e risposta, menzionando espressamente il titolo, la data e l’autore dell'articolo diffamatorio. Il direttore dovrà informare della richiesta l’autore del servizio. In caso di violazione dell’obbligo scatta una sanzione amministrativa da 8mila a 16mila euro.

TESTATE ONLINE.

Nella legge sulla stampa rientrano ora anche le testate giornalistiche online e radiofoniche (e io che ero convinto che ci rientrassero anche prima... ma guarda te!) 

RISARCIMENTO DANNO.

Nella diffamazione a mezzo stampa il danno sarà quantificato sulla base della diffusione della testata, della gravità dell’offesa e dell’effetto riparatorio della rettifica. L’azione civile dovrà essere esercitata entro due anni dalla pubblicazione.

RESPONSABILITÀ DIRETTORE.

Fuori dei casi di concorso con l’autore del servizio, il direttore o il suo vice rispondono non più ‘a titolo di colpa’ ma solo se vi è un nesso di causalità tra omesso controllo e diffamazione, la pena è in ogni caso ridotta di un terzo. E’ comunque esclusa per il direttore al quale sia addebitabile l’omessa vigilanza l’interdizione dalla professione di giornalista. Le funzioni di vigilanza possono essere delegate, ma in forma scritta, a un giornalista professionista idoneo a svolgere tali funzioni.

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