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Servizi sociali ed educativi a rischio con l’Iva dal 4% al 10%

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Servizi sociali ed educativi a rischio con  l’Iva dal 4% al 10%

Per il solo Comune di Arezzo un aumento di 270mila euro per i servizi sociali e di 90mila per quelli educativi

 

“Siamo di fronte all’ennesima decisione che scarica sui Comuni i problemi di bilancio dello Stato. Questa volta, in maniera più pesante e grave del solito, a pagare saranno le famiglie, i bambini, i soggetti più deboli della società”. 

Marcello Caremani, assessore alle politiche sociali del Comune di Arezzo, commenta così l’aumento, stabilito nella legge di stabilità, dell’Iva dal 4% al 10% per le prestazioni di servizi socio-sanitari ed educativi resi dalle Cooperative sociali, in esecuzione di contratti d’appalto e di convenzioni. Per il Comune di Arezzo si annuncia un incremento di spesa di circa 270mila euro nel solo settore sociale.

“L’ennesima operazione di mera tecnocrazia contabile totalmente sganciata dalla realtà  e dalle difficili condizioni in cui si trovano gli enti locali già alle prese con il mancato introito dell’Imu – aggiunge l’assessora ai servizi educativi e scolastici Barbara Bennati. Ma a soffrire di questa situazione sono soprattutto le famiglie, al cui crescente impoverimento lo Stato risponde accollando ulteriori spese di compartecipazione per rette scolastiche. Un impatto deleterio sull’intero sistema dei servizi dell’infanzia che ad Arezzo avrà un incremento di costi di circa  90mila euro. Un aumento che scatterà con il prossimo anno scolastico e cioè con il settembre 2014”.

“È impensabile – commenta Caremani – che i Comuni abbiano le risorse per ‘compensare’ un aumento del 6%. E il sistema delle cooperative sociali non è certo in condizioni migliori. Se non si ritorna all’Iva al 4%, il risultato inevitabile sarà rappresentato da meno servizi per le famiglie e meno occupazione per le cooperative sociali. In altri termini saranno ancora i soggetti più deboli a dare il contributo per il risanamento dei conti dello Stato”.

Il Comune di Arezzo concorda quindi con l’azione dell’Anci che ha evidenziato come oggi in Italia operino circa 12.000 cooperative sociali e loro consorzi, che occupano 380.000 persone e raggiungono con i loro servizi 7 milioni di cittadini e che il 66% del fatturato della cooperazione sociale arriva dagli enti pubblici.

L’Anci ha chiesto un intervento urgente, che potrebbe arrivare già con una specifica previsione nella prossima legge di stabilità, per il ripristino dell’IVA agevolata per le prestazioni socio-sanitarie rilasciate dalle cooperative sociali.

Le centrali cooperative condividono ovviamente le preoccupazione del Comune. “A questo paese serve un welfare di maggiore qualità – afferma Luca Bianchi a nome di Legacoop e Confcooperative. Invece abbiamo solo tagli e limitazione dei servizi. L’aumento dell’Iva rappresenta la mazzata finale ad una strategia che sta mettendo in grave difficoltà non solo il sistema delle cooperative sociali ma anche la coesione sociale e quindi i cittadini e le famiglie”.

L’impegno condiviso è quindi quello di un’azione nei confronti del Governo e del Parlamento per un annullamento dell’aumento Iva.


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