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In difesa dell’idea di giustizia giusta dei Radicali e dopo il messaggio di Giorgio Napolitano

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In difesa dell’idea di giustizia giusta dei Radicali e dopo il messaggio di Giorgio Napolitano

Non vale la pena spendere nemmeno due parole sulla indegna gazzarra, seguita al messaggio del Presidente della Repubblica.

 

Varrebbe invece la pena chiedere, anzi pretendere dai politici un po' di onestà intellettuale. Lo so bene che è merce rara, che i politicanti nostrani che urlano come comari, in realtà si preoccupano solo di non perdere quella grandissima fetta di elettori giustizialisti forcaioli di destra e degli incancreniti antiberlusconiani di sinistra. 

 Il Presidente si è ricordato finalmente di essere andato, il giorno di Natale del 2005, a una "marcia per l'amnistia" indetta dai radicali. Sono passati otto anni da allora, Berlusconi era in sella e capo del governo, mentre Giorgio Napolitano spiegava al cronista di Radio radicale che per lui, non era così insolito partecipare a un corteo, sebbene fosse diventato più raro. Ma questa volta spiegò, bisognava esserci. "E mi auguro che la politica affronti il problema" - aggiunse - senza lasciar prevalere pregiudiziali, o timori non ben chiari...".

I timori non proprio ben chiari sono ancora tutti lì, caro presidente: dire no all'amnistia perché così, le comari di ieri e di oggi, possono gridare che salverebbe Berlusconi. Peccato che pur di continuare a starnazzare come oche, le comari novelle Savonarola, ci raccontino un'indegna bugia, prendendo anche sonoramente in giro i loro elettori. 

Nella storia repubblicana mai e dico mai, i reati finanziari sono rientrati nei "criteri" dell'amnistia. E così continuerà ad essere.  Ai moderni Savonarola, della condizione disumana di chi è in carcere non gliene può fregar di meno. Ciò che conta è continuare a coltivare l’orticello, pasturando di menzogne il popolino, solo per mantenere il potere e i privilegi.

Costoro farebbero meglio a dichiararsi contrari ad ogni provvedimento di clemenza a prescindere, lasciando perdere la storiella di Berlusconi, inutilmente tirato in ballo anche perché piove, chiedendo agli italiani di esser pronti a pagare le sanzioni che dal 14 maggio prossimo l’Italia sarà chiamata a  versare al tribunale dei diritti umani. E non è nemmeno un problema di soldi (non che abbondino) ma è un reale problema di vergogna sociale, di inciviltà giuridica, di cultura antiquata e feudale. Mi vergogno di vivere in un paese in cui si tengono gli uomini peggio delle bestie! 

Scrive oggi Adriano Sofri: “In Parlamento ci sarà chi è favorevole all'amnistia perché spera che ne venga una via d'uscita per Berlusconi. Ci sarà chi è contrario all'amnistia perché teme che ne venga una via d'uscita per Berlusconi. Napolitano avrà fatto la tara, e si sarà augurato che ci sia chi rifletta perché è in pena per l'inferno in cui stanno i carcerati e le loro famiglie, e per il vicolo cieco in cui si trova la giustizia. (Gli altri, quelli che sono comunque contro ogni clemenza perché sono pieni di rancore e detestano il prossimo loro, non vanno considerati in una categoria a parte, perché stanno indifferentemente nella prima e nella seconda).”

 

 

 

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