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Quella faccia da bravo ragazzo...

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Quella faccia da bravo ragazzo...

 

Gianni Cuperlo ha detto qualcuno, è un prodotto di ingegneria genetica, frutto di manipolazioni sofisticate nelle segrete stanze del partito democratico. Alla tenera età di 52 anni con esperienze poco rilevanti sia in ambito politico che istituzionale, si candida a rappresentare il rinnovamento del gruppo dirigente -per dire, sia Barca che Renzi, ma anche lo stesso Epifani si sono sbattuti un pò di più-.

Ma la storia che voglio raccontare fa riferimento ad anni in cui Cuperlo aveva un'altra visibilità e forse, un'altro carisma.

Alla fine degli anni '80 la proposta dell'allora segretario del Pci Occhetto spariglia le carte del quadro politico e anche i giovani comunisti, quando ancora i movimenti giovanili di partito avevano un loro perchè, devono decidere il da farsi.

La situazione è complicata, perchè dietro al dibattito sul nome, che finisce per assorbire tutta l'attenzione, c'è un conflitto profondo tra diverse concezioni della politica e il dissenso alla linea Occhetto e dei suoi colonnelli (Fassino, D'Alema, Veltroni), si raccoglie attorno alla figura carismatica di Pietro Ingrao.

I numeri in quella lunga stagione congressuale sono a lungo in bilico e uno dei settori su cui la dirigenza interviene è proprio quello giovanile. La FGCI all'epoca conta intorno a 50mila iscritti, organizzati in una struttura federativa per temi (ambiente, lavoro, studenti etc), presenti in tutta Italia.

Il gruppo dirigente del PCI decide di mettere in sicurezza quei voti affidando a Cuperlo, allora segretario nazionale, un'operazione abbastanza sofisticata: Cuperlo annuncia di voler sciogliere l'organizzazione, l'epoca delle organizzazioni giovanili di partito è finita, l'annunciata "casa comune della sinistra" sarà il posto dove l'autonomia dei giovani potrà spendersi, compito finale della FGCI sarà quello di dar vita ad una "associazione di associazioni", organizzata per aree tematiche, fuori dalla struttura partito. Il tentativo - vincente - è quello di tener fuori l'organizzazione dal dibattito congressuale; chi vuole può prendere la tessera del Pci e molti lo fanno, ma la maggior parte aderisce alla proposta del segretario.

L'esperimento dura un anno, un anno e mezzo circa, giusto il tempo di celebrare il congresso di scioglimento del PCI e attraverso la mozione "terzista" di Bassolino spingere i dissidenti ingraiani in un'area di nostalgia e passatismo, ben rappresentata dall'emergere di una figura fin lì minore come Cossutta.

Ai giovani non resta che constatare il fallimento dell'esperimento, a cui il gruppo dirigente nazionale del resto non aveva fornito alcuna sponda e accettare l'ala protettrice del Pds e diventarne il movimento giovanile.

L'operazione ha potuto compiersi anche mettendo in competizione gli iscritti più anziani della FGCI, più sensibili al travaglio del partito, con quelli più giovani, più vogliosi invece di far politica con maggior libertà.

Ecco questa piccola storia, che appassionerà giusto quattro gatti nostalgici, da però il senso del perchè Cuperlo è stato concepito e allevato per lunghi anni lontano dalla scena politica: più per ostacolare ed interdire, che per promuovere.

Il fatto poi che sia probabilmente una brava persona, poco compromesso, affatto sputtanato, completa il quadro.

 

L'uomo giusto a cui le residue truppe cammellate ancora asserragliate nelle federazioni, potranno facilmente far riferimento e con cui gioco forza, l'esuberanza renziana dovrà scendere a compromessi.

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