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Lettera da una Mamma di un bambino dislessico: LA DSA, NON E’ UNA MALATTIA!

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Lettera da una Mamma di un bambino dislessico: LA DSA, NON E’ UNA MALATTIA!

 

Si diceva una volta “Il mestiere di scrivere”, per marcare la serietà dell’impegno di tale lavoro!

Impegno riconosciuto, nel comune sentire, perché da tal “mestiere” ci si aspettava anche la serietà delle informazioni passate al grande pubblico.

E’ ancora così?  Mah! 

Dubbio legittimo che mi pongo quando leggo articoli dal titolo “Lo studente dislessico torna in aula, ma cambia scuola”.

Chissà perché da una persona che scrive su un giornale mi sarei aspettata una buona conoscenza dell’argomento che tratta, conoscenza che invece  palesemente manca.

Intanto la dislessia non è una malattia e se mai davvero la madre del ragazzo l’avesse così definita non sa di che parla e s’informi.

Ma se forse (?) è scusabile l’errore di una mamma che magari è presa dalla confusione e dalla rabbia del momento e forse (?) si trova con una certificazione tardiva ed “improvvisa” ed è i ancora nell’ignoranza dell’inizio-percorso, non è affatto scusabile l’errore della giornalista che con il suo articolo  non chiarisce e da ad intendere che la dislessia sia una malattia… errore imperdonabile per  chi sa leggere, sa scrivere, deve  informarsi per informare e non lo fa in modo corretto.

La dislessia o meglio i DSA (disturbi specifici di apprendimento) NON  SONO UNA MALATTIA tant’è che il medico serve solo per certificare che non esistono né disturbi psicologici, né patologie e - notare bene –nessun limite intellettivo, perché si è dislessici in assenza di patologie, in assenza di  disturbi psicologici in presenza invece di un quoziente intellettivo nella norma e più spesso SOPRA LA NORMA… 

LA DISLESSIA E’ DIAGNOSI PER ESCLUSIONE DI MALATTIE, DI DISTURBI PSICOLOGICI E DI LIMITI INTELLETTIVI CIOE’: DIFFICOLTA’ DI APPRENDIMENTO SENZA PATOLOGIE E CON QUOZIENTE INTELLETIVO NELLA NORMA O SOPRA LA NORMA.

La dislessia (termine ridotto, comunemente usato per indicare più genericamente i DSA)è semplicemente una DIVERSITÀ NEUROBIOLOGICA che determina solamente UN DISTURBO NELL’APPRENDIMENTO SCOLASTICO SECONDO I METODI COMUNI D’INSEGNAMENTO, per intendersi meglio è un po’, come nascere con gli occhi azzurri invece che marroni o con i capelli neri invece che biondi .

Oltretutto è  disturbo che RIGUARDA SOLO LA SCUOLA  E NON ALTRE SFERE DELLA VITA , NON PASSA E NON SI CURA PERCHÈ NON È UNA MALATTIA MA UNA CARETTERISTICA, PERO’ CON LA CRESCITA SI EVOLVE  E  SI COMPENSA FINO A POTER  ESSERE INVISIBILE.

La scuola ha avuto ed ha qualche difficoltà ad adeguarsi alla conoscenza dei DSA e ad adottare nuovi metodi d’insegnamento, ed è facile intuire anche perché: manca personale,  le ore sono sempre più ridotte,  le classi sempre più numerose ed i programmi sempre più estesi.  Mancano le risorse per i PC, per la LIM che pur è obbligatoria (paradosso dei paradossi) e spesso mancano le risorse anche per le fotocopie, la carta igienica, il sapone.

In assoluto però, manca la cosa più importante: la formazione e l’informazione del personale che tanto sarebbe utile per tutti, ma soprattutto per coloro che ancora  si arroccano in vecchie e rigide prese di posizione inutili e dannose.

Tanti sono i docenti sensibili e preparati (magari a loro spese o  per esperienze vissute sul campo) o che comunque si danno da fare, per capire, per imparare…  io stessa posso e devo testimoniare per correttezza, come mamma di un bambino dislessico, che in quel d’Arezzo tanti bravi ce ne sono perché li ho incontrati! 

Purtroppo se per 100 insegnanti buoni ce n’è anche uno solo “cattivo”, i danni che questo può fare sono terribili.

Al fine di tutelare l’apprendimento dei ragazzi dislessici di recente è stata emanata una legge, la 170 del 2010, che obbliga la scuola  a dare i giusti strumenti compensativi e dispensativi (alcuni esempi: tavola pitagorica, mappe riassuntive per studiare, tavole e formulari, dispensa dalla lettura ad alta voce, dispensa dal copiare alla lavagna, impiego di strumenti informatici per scrivere, non verifiche multiple in uno stesso giorno ecc.)  in modo che la possibilità di apprendimento per i ragazzi con DSA sia portata ad un livello accettabile  - si può paragonare l’uso di tali strumenti all’uso degli occhiali per un miope…( provi chi è miope a leggere senza occhiali così meglio capirà!) 

La scuola per essere sicura della presenza di DSA chiede la certificazione (diagnosi per esclusione di malattie o di limite intellettivo o disturbi psicologici perchè in questi casi non è dislessia!).

Il dislessico in tenera età (primarie) può fare un’abilitazione logopedica per rafforzare i meccanismi automatici di apprendimento che spesso sono carenti e  può essere aiutato al fine di migliorare la propria scrittura se è disgrafico, ma si tratta di un abilitazione, non certo di una cura e soprattutto –attenzione, attenzione – il ragazzo dislessico non abbisogna di sicuro di uno psicologo a meno che non sia stato tanto talmente vessato da qualche insegnante e/o  dai compagni e/o dagli altri genitori e/o a volte, purtroppo, dal proprio genitore inconsapevole … in questi casi la sua autostima può averne tanto risentito da dover ricorrere ad un supporto.  

Il ciclo corretto in caso di DSA è quindi questo:

1) La scuola deve essere informata adeguatamente dei DSA di uno studente attraverso la certificazione

2) la scuola, informata, deve fornire gli adeguati strumenti compensativi e dispensativi, variabili a seconda delle capacità e compensazione di ogni singolo ragazzo  per permettergli di imparare senza stressarlo demotivarlo o fargli fare sforzi inutili, poiché in questi casi l’importante è l’ apprendere e non il come si apprende

3) il ragazzo con i suoi strumenti si impegna, impara e raggiunge adeguati livelli di conoscenze

Solo nel caso in cui la scuola, correttamente informata, non permetta l’uso di strumenti compensativi e dispensativi, si può ricorrere giustamente al TAR .

Sia chiaro però che lo studente che è stato fornito degli strumenti adeguati e comunque non s’impegna e non impara, almeno nei limiti minimi soddisfacenti, può benissimo essere bocciato anche se dislessico: non ci sono sconti per i dislessici, c’è solo il giusto aiuto che serve per garantire loro il diritto allo studio. E che non passi mai una cosa che non è, perché questi ragazzi di sforzi ne fanno tanti, altro che altro!

Io mi ritengo fortunata (ma so anche di non essere sola in questa fortuna) perchè dopo i primi due anni da incubo alle primarie, ho cambiato scuola ed ho trovato delle bravissime maestre, che pur se con tanti incontri e  “scontri pacati”, si sono informate e si sono adeguate, dandosi tanto da fare per insegnare a tutti. Mio figlio ha dei cari compagni che mai lo hanno schernito od emarginato ed i loro genitori mai hanno dimostrato pregiudizi. Quest’anno ha cambiato ciclo di studi e, pur se  appena iniziata la scuola, ha potuto serenamente continuare con  i suoi metodi di apprendimento, per cui posso tranquillamente dire:”Per  ora tutto bene”!  Certo, è faticoso,  l’informazione manca, ma la disponibilità si trova e  occorre tanta collaborazione con la scuola … insomma,  non è facile ma è possibile!

Ma non voglio dimenticare quei primi due anni di scuola, se non altro per comprendere chi ancora si trova in una situazione drammatica di quel tipo… e sono questi casi, e solo questi, protratti spesso per anni, che poi comportano problemi di autostima , ma che si comprenda che son PROBLEMI  DOVUTI AL PREGIUDIZIO DI CHI CREDE CHE LA DISLESSIA SIA UNA MALATTIA O, ALL’ESTREMO OPPOSTO,  DI CHI LA NEGA A TUTTI I COSTI E NON E’ CERTO UN PROBLEMA DELLA DISLESSIA IN SE’!

Per cui, PER FAVORE BASTA CON QUESTE NOTIZIE LAMENTOSE DA “GOSSIP CITTADINO” che fanno intendere “[poverino](sottinteso)… ha una malattia e nonostante questo  è stato bocciato”, perché non è affatto così!

Non è né dignitoso né corretto far credere questo, nei confronti dei ragazzi dislessici che studiano il doppio per raggiungere la metà dei risultati, perché vogliono riuscire  ad apprendere, ultrasensibili per la loro intelligenza ed in difficoltà per i pregiudizi degli altri, docenti, genitori o giornalisti che siano!

Non è né dignitoso né corretto nei confronti di quei tanti docenti che si danno tanto da fare e collaborano  pur se il loro ambiente di lavoro  non li aiuta affatto, non si tirano indietro, e ce ne sono…. fanno meno rumore, certo, il male fa notizia e il bene no, ma esiste comunque, pur se silenzioso, e magari non sarà  perfetto… il cammino è appena iniziato, ma pur se perfettibile comunque c’è;

Non è né dignitoso né corretto per  tutti quei genitori che sanno cosa vuol dire avere figli dislessici, che si rendono conto che basterebbe così poco per aiutarli a camminare con le proprie gambe anche dentro la scuola (unico posto in cui hanno difficoltà), ma che quel poco non sempre viene fatto  e, che a volte vivono una sofferenza assurda, insieme ai loro figli, per l’ignoranza di un unico singolo prof. o per i pregiudizi dei compagni “messi su” dagli altri  genitori.

E che sia chiaro, soprattutto, che i genitori a conoscenza del  che cos’è la dislessia non pensano ”[poverino] è malato”  del loro figlio ma a lui dicono “coraggio ce la puoi fare, non importa se vai piano, purchè continui a camminare perché passata la scuola, fuori  sei più in gamba di tanti altri”. Il “poverino è malato… d’ignoranza” lo lasciano per chi non sa, non s’informa e vive nel pregiudizio (sempre chiunque esso sia) e, un genitore consapevole, non scambia mai un “[poverino] è malato” per il proprio figlio, con una promozione facile, mai! Perché sanno che non è così che deve essere,  perché sanno che i ragazzi DSA possono farcela con i mezzi di insegnamento giusti, perché sanno che questi ragazzi faticano molto e sono orgogliosi di farcela da soli! Quindi spieghiamo, per favore, quando viene scritto un articolo, che se c’è chi si rivolge (ovviamente  correttamente) al TAR  solo per i disturbi di apprendimento (non per altro, perché qui solo di dislessia si parla)  è semplicemente perché  ha trovato muri su muri, ignoranza su ignoranza, pregiudizio su pregiudizio e mai perché cerca sconti, né mai perché pensa ad una malattia del figlio!  Altrimenti non si è affatto nel giusto.

Non mi dilungo oltre, anche se da dire ci sarebbe tanto…. Aggiungo solo: chi si sognerebbe di parlare di malattia per Bill Gates, per Maria Teresa Ruta, per Francesco Facchinetti ecc.ecc.? e mi fermo qui, ma di esempi ce ne son tanti, ci sono addirittura pubblicazioni con l’indicazione dei dislessici famosi. Poi se uno si vuole realmente informare, oggi come oggi è piuttosto facile:

Alla USL di Arezzo c’è un buon servizio dedicato ai DSA, ovviamente come abilitazione per gli anni della primaria, mai come cura di  malattia;

C’è anche un ottimo istituto accreditato che segue con profitto anche i DSA,con lo stesso intento di abilitazione e non di cura.

C’è un fantastico sito dell’AID  (associazione italiana dislessia) pieno di informazioni, guide, materiali, alla portata di chiunque voglia leggere ed informarsi e  ci sono tantissime altre associazioni presenti nel web  degne di stima, per non parlare dei libri pubblicati (uno fra tutti “Il Demone Bianco” di Giacomo Cutrera dilessico neo-laureato) … per cui basta solo la volontà di non essere disinformati quando si vuol parlare dell’argomento.

Mi auguro davvero che un giorno qualcuno abbia voglia di scrivere seriamente sulla questione, con la giusta conoscenza e le corrette informazioni, riposizionando le notizie da “drammatico pettegolezzo cittadino”  a “fatti del reale vivere quotidiano” ridonando così anche la giusta dignità al ruolo del giornalista che informa  e non fa solo cronaca rosa o nera o gialla, rossa o blu che si voglia..perchè se la stampa è capace solo di tirar fuori articoli così poco chiari sull’argomento, meglio è che non ne parli affatto, fa meno danni! 

Meglio della disinformazione è il silenzio, il “parlatene bene o male purchè ne parliate” nel caso di argomenti seri ancora poco conosciuti non va affatto bene.

La Mamma di un bambino dislessico

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