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Contro la mobilità insostenibile.

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Contro la mobilità insostenibile.

Pedoni, biciclette e mancata applicazione del codice della strada.

 

Ero in comune ad Arezzo alla presentazione della campagna per la sicurezza degli utenti deboli, presenti l'assessore Dringoli (lavori pubblici), l'assessore Bennati (polizia municipale), un rappresentante della prefettura ed uno nella Fiab (Federazione italiana amici bicicletta).

Le iniziative in concomitanza della settimana europea della mobilità sostenibile tendono a privilegiare l'utilizzo della bicicletta in città e la riduzione del traffico veicolare dentro la cinta muraria con chiusura domenica 22 settembre.

Le circostanze che vedono le vendite di biciclette superare quelle delle auto e la provincia di Arezzo seconda in Italia per numero di manifestazioni ciclistiche, unitamente alla messa in esercizio nel territorio comunale aretino di piste ciclabili, rendono l'appuntamento particolarmente adatto ad affrontare l'aspetto delle utenze deboli.

Non sono un giornalista iscritto all'albo, casomai uno zoppo scrittore-opinionista,  certamente sono un aretino nato e cresciuto e seguo gli avvenimenti cittadini senza obbligo di formale equidistanza. Questo mi permette di fare domande critiche e di considerare gli interlocutori per quello che valgono. La Fiab è stata scelta dal comune, per me non rappresenta altro che un interesse corporativo, in confronto a benemerite istituzioni (misericordia, croce bianca e simili) ha un valore nullo.

Ho contestato a tutti la mancanza di attenzione verso il pedone, che diventa un utente debole paragonato ad un ciclista e che è trascurato dal comune. La maleducazione di un numero elevato di ciclisti in assenza di chiarezza di segnaletica e di contrasto sanzionatorio viene moltiplicata dagli ostacoli avverso i quali il comune (ossia la polizia municipale) non agisce. Ho contestato la definizione di “amica dei cittadini” espressa dall'assessore Bennati circa la polizia municipale: ho usato la definizione "amica dei negozianti".

Questo ha provocato una replica da parte di un vigile ispettore, che rivendicava l'impegno continuo del corpo, senza distinzioni.

Mi è facile dire che gli ostacoli posti sulle corsie pedonali dagli esercenti penalizzano i pedoni che non possono semplicemente scansarli perché sennò invadono la pista ciclabile dove magari arriva qualcuno a 40 km all'ora.

Mi è facile dire che nelle zone pedonali (per pedoni e ciclisti insieme) i comportamenti scorretti e pericolosi dei ciclisti mettono a rischio l'utente debole, sia per la sua incolumità sia per la sua dignità civica.

Mi è facile dire che piazza Guido Monaco ed il semaforo Giotto si contano decine di vetture in sosta in mezzo alla strada, persino sul lato sinistro di via Crispi, dinanzi ai negozi.

Mi è facile dire che da alcune settimane è stato consentito che un cantiere privato chiuda completamente il marciapiede di via Petrarca, costringendo i pedoni a camminare in mezzo alla strada senza alcuna protezione (vedi foto in Image gallery).

Certo i vigili urbani possono dire di essere sotto organico ed oberati di impegni (uscita delle scuole, sicurezza urbana, incidenti stradali,..), ma non è colpa mia.

La democrazia sarebbe equilibrio fra doveri (devo sottostare all'Imu) e diritti (essere tutelato dalle istituzioni), ma le istituzioni aretine sono proprio le prime a non rispettare questo patto. Abituate a non rispondere ai cittadini, vivono di proclami e fumo. Ritengono prioritaria la annunciata partecipazione a serate nei centri di aggregazione per diffondere la conoscenza delle novità alla circolazione, più prosaicamente io partirei da quei forsennati ciclisti che, in prossimità degli attraversamenti pedonali, mettono in difficoltà e pericolo i pedoni, ed infamano chi è nel giusto.

Chi sventolava il codice della strada farebbe bene a passare più tempo al semaforo di via Margaritone: si è conquistato il compito di parlare per tutti i ciclisti.

Chi dice di essere amico di cittadini farebbe bene a sanzionare (multare) i comportamenti, contrari al CdS e al buon senso, che vede; se non li vede, è un problema medico; se non li sanziona, è un altro problema.

Auto e moto sfrecciano a 70kmh, bici a 20kmh sui marciapiedi, pedoni fuori dalle striscie, col rosso e col telefonino, mezzi e cose parcheggiati ad ostacolare o creare pericolo. In tutte queste situazioni c'è una controparte debole, in città ne vedo tante, ma che sono l'unico?

Non è piacevole passare la giornata telefonando al centralino della polizia municipale per sentirsi dire che non ci sono pattuglie disponibili: credo ce ne sia una fissa per gli incidentistica, solo tre per coprire tutta la città. Come deve fare un cittadino?

All'ispettore dico che molti suoi colleghi paiono più impegnati in conversazioni che in contravvenzioni (vedi foto in image Gallery) e che la gestione del personale deve migliorare.

Concludo facendo una cosa incredibile, mai vista in questa settimana: allegati trovate i cartelli che governano la convivenza fra pedoni e ciclisti;  il loro significato a questo link


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