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Il rapporto politica/banca è la peste nera del XXI secolo

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Il rapporto politica/banca è la peste nera del XXI secolo

 

Sono uscite su diversi quotidiani nazionali le intercettazioni a Mussari (MPS).

Emerge un affresco che rappresenta benissimo l’intima commistione fra la banca senese e la politica italiana. Dai nastri sgorga per esempio la inconfondibile voce di Giuliano Amato, colui che mise le mani nelle tasche degli italiani con il prelievo forzoso, e che proprio ieri ha ricevuto dal Colle il premio alla carriera con la nomina alla Consulta; il dottor Sottile è stato immortalato mentre sollecitava una sponsorizzazione (ovviamente subito concessa dal compiacente istituto) per il suo circolo tennis di 150.000 euro (“…se fossero ridotti a 125mila non saprei come fare…” avrebbe detto!). E non era il solo a rivolgersi al MPS per risolvere le proprie grane finanziarie: gli facevano fanno infatti degna compagnia politici di ogni schieramento, inclusi Letta e Santanchè, tanto per citarne due soltanto, che per anni hanno fatto a gara a mungere la generosa mucca-banca che Mussari ben volentieri prestava alle loro voglie. Mica erano soldi suoi, in fondo.

Così, come nel 1348 la peste nera mise in ginocchio Siena ponendo fine al suo splendore e condannandola a un inesorabile declino, oggi il Monte dei Paschi sta deprimendo l’economia senese, quella toscana e in parte anche quella italiana, dopo aver perso 4,2 miliardi di euro nel 2011 e 3,1 miliardi di euro nel 2012. Il patrimonio netto passa da 8 miliardi di euro nel 2007 a 8,6 miliardi di euro nel 2012, con 17 miliardi di versamenti di capitali supplementari nel periodo [1], forniti in gran parte dallo Stato (Tremonti e Monti Bond) e dalla Fondazione MPS, che così quasi azzera il proprio patrimonio: tutto bruciato!

Insomma, il Monte dei Paschi di Siena non solo ha ripetutamente svolto operazioni finanziarie demenziali e acquisizioni temerarie come l’acquisto di Banca Antonveneta, non solo si è fatto spolpare da funzionari che prendevano la percentuale sulle operazioni; oggi scopriamo (rectius, ci viene confermato, perché il fondato sospetto lo avevamo tutti già da tempo) anche che l’istituto è stato continuamente utilizzato da politici di ogni schieramento per operazioni di finanziamento, come se fosse un super-‘bancomat [2] per sponsorizzazioni, contribuzioni e altro ancora.

Secondo Michele Boldrin, coordinatore nazionale di Fare per fermare il declino, “quanto accaduto è l’ennesima dimostrazione di come il meccanismo perverso delle fondazioni bancarie sia totalmente fallimentare e crei solo immani danni. Il sistema bancario deve essere riformato alla radice eliminando l’influenza delle fondazioni che devono essere estromesse e cedere il loro potere al mercato. E’ solo grazie alle fondazioni infatti che la classe politica che ha amministrato Siena negli ultimi 20 anni -in combutta con la finta opposizione- ha potuto suggere le risorse del MPS [3], ben imitata in questo anche dai politici di rango nazionale che stanno dando all’istituto il colpo di grazia.”

Francesco Bini Verona (coordinatore regionale Toscana di Fare): “Basta con il capitalismo di relazione, dove non conta il merito ma vincono i favori tra amici”, concetto ribadito anche da Luca Mosè Sanna, coordinatore del Circolo di Siena che sostiene: “…è ora di mandare definitivamente a casa questa gente, e dobbiamo farlo subito. E’ ora di ricostruire un Paese in cui le banche facciano le banche, l’impresa faccia l’impresa e la politica sia al servizio di imprese e cittadini. E dove conti realmente cosa sai fare e come lo sai fare, e non solo da che parte stia e chi siano i tuoi amici.”

[1] Dati: Bilanci 2007 – 2012 Banca Monte dei Paschi di Siena (Reuters, FinecoBank S.p.A.)

[2] http://www.lastampa.it/2013/09/13/economia/mps-il-bancomat-della-politica-k3G2q9mtURZ7KXXHtX3YmM/pagina.html

 

[3 http://www.repubblica.it/economia/finanza/2013/09/08/news/almunia_un_anno_per_salvare_mps_e_serve_pi_di_un_miliardo_di_capitale-66133587/

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