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Lettere al direttore: una domenica... Icastica

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Lettere al direttore: una domenica... Icastica

Alla fine , spinto anche dalla tipa (senese) appassionata ammiratrice di questo genere di arte, abbiamo approfittato degli ultimi due week end utili e ce la siamo girata tutta.

Mi riferisco ad Icastica, evento che per gli aretini non ha certo bisogno di presentazione, essendo stato nel bene e nel male tra gli argomenti di discussione più caldi dell'estate.

Ne è passata di acqua sotto a ponte Buriano da quando si iniziarono a leggere ed udire le prime timide e blindatissime dichiarazioni, voci che si susseguivano su di un fantomatico grande evento che prometteva di raccogliere il top dei nomi del mondo dell'arte contemporanea e non solo, in un turbinio di variegati eventi cuturali.La fantasia di molti già aveva iniziato a galoppare, finalmente la città di Arezzo forse davvero al centro dei riflettori per ritrovare la sua identità e visibilità anche come città turistica, argomento a cuore di molti negli ultimi anni.

A cuore più che per romantiche questioni di prestigio per la città tanto maltrattata in passato,data la proverbiale concretezza di molti aretini, proprio come tassello anche per aiutare l'economia data la drammatica durezza e lunghezza della crisi, partita dall'oro per arrivare a quella attuale su scala praticamente globale.

Ovviamente, come è costume qua, si stavano già alzando pure cori di disapprovazione e sfottò vari, ancor prima addirittura di sapere con precisione di cosa si trattasse e poter toccare con mano.

Tutto come da copione quindi, i botoli ringhiosi stavano annusando nell'aria qualcosa di nuovo, chissà se avrebbe smosso un pò l'ambiente culturale cittadino, ce ne sarebbe stato proprio bisogno.

Mano a mano che venivano snocciolati nuovi particolari,noi comuni cittadini capimmo che ci stavamo trovando di fronte ad un progetto che almeno sulla carta si rivelava ambizioso, quella che negli intenti sarebbe dovuta essere la biennale di Arezzo, concentrata in questa prima edizione verso il mondo dell'arte al femminile.

Grandi nomi da Yoko Ono a Skin, chi iniziò a sindacare pure giustamente quali fossero le spese e con quali soldi, chi accortosi della presenza di installazioni contemporanee si chiedeva cosa ci azzeccassero con il posto e coi suoi abitanti, insomma già accanite discussioni comunque si innescarono. Discussioni che crebbero esponenzialmente quando si iniziarono a palesare sotto gli occhi di tutti le prime installazioni di arte contemporanea all'aperto: i panni appesi della Kaikkonen, sotto le logge del Vasari prima e dopo poco in piazza della Libertà, e i libri di Alicia Martin sotto ai portici, e che sgorgavano come una cascata dal circolo artistico in Corso Italia.Il delirio, posti davanti al fatto compiuto gli aretini si sbizzarrirono in commenti di ogni genere , culminati in diatribe piuttosto aspre con alcuni frequentatori dell'ambiente della Giostra del Saracino che gridavano al sacrilegio

Tutto lecito, l'arte contemporanea comunque anche in me aveva suscitato pareri contrastanti, figuriamoci buttata in pasto in luoghi pubblici, tanto più di un'antica cittadina toscana un pò provinciale (come praticamente quasi tutte le altre).

Io personalmente ero da una parte contento che si cercasse di dare una smossa e un pò di visibilità alla città di Arezzo, che dopo tante buone parole in proposito si passasse ai fatti, cercando di costruire quell'immagine e quel brand della città ultimamente tanto ricercato, e che magari poteva pure passare di la.Dall'altra ero un pò basito , spesso dinnanzi a certe forme di arte contemporanea ero rimasto piuttosto perplesso, e parlo ovviamente da profano e ignorante del settore.

Molte cose mi piacevano pure ma tante, più che oggettivamente per me brutte e stimolare la classica frase "questa potevo farla meglio io", mi parevano proprio stantie e ripetitive, già viste nel secolo scorso. Quindi se una cosa manca di perizia e talento nel farla, inoltre non è neppure un'idea nuova, non ne capivo il senso.

 

Assistendo a certe mostre-mercato del settore a volte mi era quasi sembrato un passatempo per ricchi annoiati in cerca dell'ultimo costoso gingillo da sfoggiare agli amici. Ammetto che se non fosse stato per la ragazza forse non l'avrei neppure visitata, e alla fine ,come ho visto poi, sarebbe stato un errore.

 

In città abbiamo tra i più grandi nomi dell'arte mondiale tutta, dato i natali ad altrettanti personaggi universali in ogni campo, splendidi posti e prodotti tipici, e non siamo neppure riusciti a venderci intelligentemente con quelli, forse dovremmo partire da li mi dicevo, costruire un'immagine e poi da quella anche certi eventi.

Ma io sono sempre stato un pò scettico su un serio lavoro per l'immagine turistica, in quanto dal buttarsi giù le proprio mura, certe speculazioni edilizie all'interno delle stesse, e alcune disgraziate ricostruzioni post-belliche, mi facevano capire che alla città non interessava forse una certa armonia stilistica che ha fatto la fortuna di posti come Lucca o Siena, e neanche seriamente il turismo.Neanche quando di soldi ne giravano molti, e la città sembrava aver avuto ragione delle proprie scelte, si investì in proposito, forse oggi diremmo in tempi di crisi che furono scelte piuttosto miopi ma tant'è.

Anche se non sono cose che si fanno da un momento all'altro volendo saremmo sempre in tempo per migliorare un pò, e anzi saremmo praticamente obbligati a farlo.

Ma torniamo ad Icastica,nonostante la titubanza , il mio pensiero che l'arte con la A maiuscola debba essere universale,capace di emozionare e lasciarsi leggere non solo da un addetto ai lavori, come un'opera di Leonardo o Piero della Francesca, alla fine ci siamo armati di macchina fotografica e siamo partiti!

Appena saliti dalle scale mobili e giunti in piazza del Duomo, forse complice la voglia di testare la fotocamera nuova, la tipa si galvanizza e parte subito ispirata a macinare foto, ci addentriamo nel palazzo comunale per fare i biglietti, innanzitutto per l'offerta e i luoghi cui si può accedere, il prezzo non è assolutamente esoso,spesso in altre città, anche limitrofe, ho visto di molto peggio a prezzi ben più gonfiati.

Subito quando ci vengono illustrate le location indoor e outdoor dove si tengono le esposizioni, notiamo che essendo domenica pomeriggio, alcune non sono visitabili in quanto chiuse, poco male in quanto alcune avremmo dovuto lasciarcele per altri giorni, non avremmo comunque fatto in tempo se si volevano visitare decentemente.

La citta però un pò ci rimane, chiedendosi come mai proprio di domenica certi musei siano chiusi, ma lei viene da un città che di turismo praticamente ci campa, e in quel settore c'è un'altra mentalità, fin da piccolo ti insegnano ad amare e rispettare certi luoghi, mentre qua vandalizzano e scarabocchiano addirittura il palazzo comunale appena possono.

Speriamo di fare passi avanti e saperci dimostrare in futuro bravi come gli altri, dove quando c'è un evento, sia pure una mostra di fumetti o l'esposizione di un singolo quadro anche non molto famoso, si sa tutto parecchi mesi prima e viene pubblicizzato ovunque, e tutta la cittadinanza, oltre ai molti turisti, si affretta a visitarlo.

Qua la gran parte dei cittadini spesso non solo non è a conoscenza del singolo evento,ma non conosce neppure, me compreso, tutto ciò che offre la città sotto il profilo storico-artistico.

Quando in precedenza avevo visitato i musei della città, c'era quasi da spaventarsi, tutto completamente deserto, nonostante avessi scelto un giorno particolare cove c'erano visite guidate gratuite, ed eravamo solo noi con la guida, situazioni che penso siano piuttosto particolari per una città con un centro storico e opere d'arte di simile pregio.

Non che io preferisca un turismo di massa stile Disneyland, ma una giusta via di mezzo apporterebbe di sicuro un pò di respiro all'economia.

Dalle inquietanti maschere bianche che comprimendosi si deformavano in un gioco quasi ipnotico, opera subito vicino alla biglietteria in poi, devo dire che alla fine Icastica mi ha saputo conquistare ed interessare per tutta la sua durata, sciogliendo le mie riserve.

Sarà per la commistione tra le splendide opere e location antiche della città (che in questo caso per me hanno la loro grande importanza) unite al contemporaneo, per il fatto che l'occasione rappresenta pure un buon pretesto per girare per Arezzo che fa sempre piacere,scoprendo e riscoprendo sempre volentieri certi luoghi forse troppo sconosciuti anche agli stessi aretini , per la scelta di opere e artiste che mi son sembrate interessanti ed azzeccate, comunque davvero una cosa meritevole a mio avviso.

Non è mia intenzione fare un reportage descrivendo ogni singola opera, anche perchè non sono certo un esperto del settore, e conoscevo solo alcune delle artiste per nome e poco più, ma il giro è proseguito con entusiasmo e piacere fino alla fine, dai panni appesi al palazzo dei Priori, alle pecore in bronzo che brucano tra le rovine del praticino, che quasi ce le vedrei bene tutto l'anno

.Arrivati in piazza San Francesco, fra scritte al neon e particolari installazioni all'aperto, abbiamo potuto ammirare nella splendida cornice della basilica di San Francesco, l'opera di Heike Weber, per poi spostarsi alla vicina galleria d'arte contemporanea, dove c'era una delle maggiori esposizioni:da bellissime statue ultrarealistiche in cera, passando per proiezioni, quadri, e opere più particolari ad esempio costituite da posate in plastica e componenti di computer.

E' stata una buona occasione anche per visitare le bellissime case d'artista di Petrarca e Vasari, che tra le loro quadrerie, decorazioni e giardini ospitavano anche nientepopò di meno che Marina Abramovic..

Un connubio che ho trovato davvero bello è stato nei musei di arte medievale e moderna ed archeologico, che immerse fra alcune delle collezioni più pretigiose della Toscana, nascondevano opere che davvero creavano un qualcosa di particolare esposte accanto a un Vasari o vicino ai resti di un anfiteatro romano.

Nelle belle cornici di Palazzo Chianini-Vincenzi e Sant'Ignazio, si sono potute ammirare tra le altre ,installazioni di grande impatto di Yoko Ono, come ad esempio Exit, simbolico giardino composto da bare ed ulivi.

Infine, dopo le opere che ho molto apprezzato alla casa museo di Ivan Bruschi,camminando all'aperto tra libri conficcati su ceppi di legno e altalene sospese fra gli alberi, ho avuto modo di addrentrarmi in spazi espositivi che visitavo per la prima volta, come la casa delle culture e l'Urban Center, bello spazio ricavato da vecchi bastioni delle antiche mura che avevano ospitato la Bastanzetti, i quali a loro volta ospitavano interessanti opere.

Questo affollato weekend di antiquaria e Giostra, ha decretato anche la fine di Polifonico e Icastica 2013, evento che alla fine della fiera se avessi visitato prima, probabilmente avrei radunato alcuni miei conoscenti anche di altre città che apprezzano l'arte, contemporanea compresa, per un tour e credo che avrebbero molto apprezzato..sarà per la prossima volta, si perchè la cosa alla fine mi è garbata e auguro alla neonata creatura un roseo futuro, sperando riesca a diventare ,come negli intenti, un appuntamento fisso.

Il potenziale, l'idea, la bellezza dei luoghi, ne potrebbero fare un importante appuntamento a livello sia nazionale che internazionale, se la città dimostrerà di essere in questo campo all'altezza di altre e si saprà muovere nei giusti modi.

 

Quindi per una volta metto da parte la mia attitudine di lamentarmi sempre e comunque da botolo ringhioso e mi complimento con la direzione artistica e chiunque abbia lavorato per l'organizzazione dell'evento, sperando che adesso riescano a farlo crescere e conoscere molto di più in tempo per la prossima edizione, e che sia solo uno dei tanti passi necessari alla città per lanciarsi seriamente in una sfida che,data la sua natura e storia, non può sottrarsi dall'affrontare.

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