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L’assalto dei cinghiali devasta i raccolti aretini

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L’assalto dei cinghiali devasta i raccolti aretini

Soprattutto uva, mais e girasole, ora giunti a maturazione, diventano obbiettivo delle nefaste incursioni dei voraci predatori ungulati, tra cui anche caprioli, cervi e volatili

 
Insieme alle autorità provinciali creare le condizioni per affrontare l’emergenza
 
Coldiretti, Cia e Confagricoltura di Arezzo lanciano l’allarme: danni gravissimi alle colture e redditi agricoli a rischio per assalto incessante dei cinghiali, che devastano i raccolti accanendosi soprattutto su uva, mais e girasole, che, giunti a maturazione, sono diventati l'obbiettivo delle nefaste incursioni dei voraci predatori ungulati, tra cui anche caprioli, cervi e volatili.
Dai tradizionali luoghi di razzia, Casentino e basso Valdarno, gli animali selvatici hanno allargato il loro campo di azione, e in queste settimane stanno colpendo duramente anche i territori coltivati della Valtiberina alta e della Valdichiana, quest'ultima fa segnare assalti devastatori in particolare a Monte San Savino, Montagnano, Castiglion Fiorentino, Lucignano, Cortona, e la Val di Chio.
Per porre rimedio a questa vera calamità, dalle associazioni agricole arriva l’ennesimo grido d’allarme, con l’obbiettivo di creare insieme - cacciatori e ambiti territoriali di caccia -  le condizioni per affrontare un’emergenza che ha portato anche un calo fino a oltre il 20% dei terreni coltivati: “Gli agricoltori – spiegano Coldiretti, Cia e Confagricolura - sono esasperati e scoraggiati dalle devastanti incursioni degli ungulati, e stanno abbandonando già da qualche tempo i terreni più vicini alle aree boschive che ormai pullulano di animali selvatici, causa dei gravissimi danni che si sommano, in talune aree, al già grave calo causato dall’alluvione di fine luglio”.
I danni alle colture arrivano, nei casi estremi, anche all’80 o 90 per cento anche nelle zone lontane delle foreste, in collina e nelle pianure. A questo si deve poi aggiungere la distruzione praticamente completa del sottobosco, visto che di giorno gli animali selvatici, in attesa delle gravi razzie notturne, si rifugiano nelle selve e divorano tutto, funghi, tartufi, mirtilli, molti prodotti che sono tipici della collina e della montagna aretina, e l’intero ecosistema quindi soffre di questo innaturale sovraffollamento.
Dal mondo agricolo si guarda con attenzione e profonda fiducia al lavoro di grande respiro ambientale che viene portato avanti anche dai cacciatori, i quali, con la loro azione quotidiana, operano per contribuire per quanto possibile a mantenere un ambiente rurale equilibrato nel rapporto tra colture, paesaggio, vivibilità e fauna.
Equilibrio che è però a forte rischio: di fatto per la vera e propria invasione: cinghiali, caprioli, cervi, daini, ma anche volatili e lupi, si sono infatti progressivamente moltiplicati, impadronendosi delle campagne e dei boschi tanto da rendere spesso impossibile l’attività agricola e forestale.
Una minaccia  - insistono le associazioni agricole aretine - anche per  la sicurezza stradale: sono giornalieri gli incidenti provocati dall’attraversamento accidentale degli ungulati con conseguenze gravi sulla sicurezza dei cittadini. “Occorre condividere quindi – concludono i rappresentanti degli agricoltori  - tutte le condizioni necessarie per affrontare l’emergenza straordinaria e riportare le presenze degli animali selvatici a densità sostenibili per il territorio, cosi da evitare il ricorso a richieste di risarcimento danni.

 

 
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