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I dolori del soldatino Civati raccontati al bar Trombetta

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I dolori del soldatino Civati raccontati al bar Trombetta

Pensieri in libertà, dopo la lettura di un articolo di Andrea Scanzi su Pippo Civati

Ho sempre chiesto a coloro che scrivevano per questa testata, di evitare articoli da bar trombetta. Dove è facile lasciarsi andare alle solite frasi di rito sul governo ladro e sui politici magnoni. Quando si decide di comunicare al mondo le proprie idee, lo si dovrebbe fare con il rispetto dovuto ai lettori, che non necessariamente pensano come chi scrive, che cercano fatti ed elaborazioni dei fatti su cui riflettere, non tribuni che arrancano tra sentiti dire, notizie di rimbalzo, antipatie personali, polemiche da blog, luoghi comuni e oratoria da processo in pretura.

La fortuna del nostro Scanzi, è di essere telegenico e questa sua dote è stata ben sfruttata da LA7, al pari di quando una caciarona come la Polverini, è stata fatta salire sugli altari della politica, dalle 17 presenze da ospite di Ballarò.  

Scrive Scanzi a proposito di Civati: “Ho volutamente citato Pippo Civati nel mio post su Facebook di ieri sera perché la “cancellazione” dell’Imu sanciva un’altra sua sconfitta. Un dato di fatto, che ho sottolineato non certo con godimento ma come mera realtà di fatto.  E’ del tutto evidente che, se fossi un elettore del Pd, voterei Civati”.  A parte che l’eliminazione dell’IMU dovrebbe essere una sconfitta, secondo il parametro scanziano, per una decina di milioni di italiani. per me no. Anzi so contento. A quanto pare la voglia di attaccare si modula sulla stessa lunghezza d’onda della voglia di distruggere. L’abolizione dell’IMU non è una sconfitta per nessuno. Uno stato che esercita una pressione tra le più alte al mondo sui suoi cittadini, non può considerare l’abolizione di una tassa una sconfitta. Si potrebbe discutere a lungo se questa avrebbe dovuto essere tra le priorità delle tasse da eliminare (l’Irap avrebbe avuto ben altro senso), ma non certo una sconfitta.

Il fatto che a proporne l’abolizione, sia stato il centro destra, non ha nessuna specificità particolare, a meno di considerare tutto ciò che da qui proviene, frutto proibito del peccato originale. Un metodo di valutare la controparte politica facendo leva sul risentimento e l’odio per l’avversario di turno, fosse prima il fascismo, poi il capitalismo fino ad arrivare al oggi al berlusconismo, come espressione del male assoluto. Un atteggiamento contraddistinto dall’orgoglio derivante da una presunta diversità antropologica e dalla superiorità morale nei confronti dei vari avversari politici e ideologici, frutto di una mentalità profondamente illiberale, chiusa e bigotta.

Poi Scanzi comincia con la litania dei luoghi comuni, offese gratuite e senza apparente motivazione, distribuite dall’alta cattedra del dispensatore automatico di patenti di moralità che si chiama Il Fatto Quotidiano. Ecco che Civati viene così definito: “bambino bizzoso che non accetta di contare nel suo partito come i Jalisse nella storia della musica”. E in un crescendo rossiniano, dando fiato agli ottoni della arroganza, arriva la sentenza finale:  “o esce dal partito o si copre definitivamente di ridicolo. Giustificando peraltro le accuse di carrierismo furbino”.

Un fiume di parole, che mi ricordano il mio amico Beppe da Montione, quando dopo aver bevuto qualche bicchiere di troppo, cominciava a pontificare sulla politica italiana. Difatti il seguito è un avvitamento di ragionamenti contorti per dimostrare che se anche Grillo è contrario all’IMU, lui è un giornalista libero. La storia insegna che quando si ha bisogno di ribadire di essere liberi, vuol dire che se ne sente l’impellente bisogno… e qui mi fermo!

Il fantastico pezzo di così alto giornalismo, prosegue con un altro paio di offese a “Pippo tentenna” che dovrebbe aspettare l’autorizzazione di Epifani o Casaleggio: lo rimprovera di aver votato nel 98% dei casi come Capezzone (visto che credo che tutti ben sappiamo che sostengono la stessa maggioranza, so curioso di sapere quando e perché si è differenziato). Wow… una analisi degna del Pulitzer!

Infine dopo tanto rullare di tamburi, dopo che gli ottoni hanno allargato i timpani, arriva la toccata finale: “Se volevo fare carriera in politica, caro Pippo, la facevo. Ma faccio un altro mestiere, che non è quello dello yesman, per quanto più o meno vagamente riottoso”.  Anche io se volevo fare l’astronauta lo avrei fatto. Anche se quando ero bambino sognavo di fare lo scienziato. Invece faccio il pennivendolo. Ma tanta boria mi ricorda invece la rana e il bue. E mi fermo per la seconda volta…  

Poi la conclusione. Di nuovo un minestrone di insulti, che più o meno assomigliano a quelli di Gino da Quarata quando Beppe da Montione, a forza di bere, cominciava ed esagerare veramente: "Se ce la fai, tra un Salamella Tour, un post da supergiovane, la 122esima dissertazione appassionante sulle regole del Congresso in autunno, un’intervista-sfogo alla tivù rionale del Circolo Bocciofila di Vitiano e quella tua eterna reiterazione di vorrei-ma-non-posso furbini, fattelo crescere un po’ di coraggio. Tirali fuori, prima o poi, gli zebedei. Esci dal Pd, mettiti in gioco e prova a costruire qualcosa di realmente alternativo. Se ce la fai”.

E con questo il buon Civati è servito e cucinato. Olè!  Ho sempre pensato che il giornalismo dovrebbe partire da fatti precisi e solo dopo fare una analisi degli stessi. Ho sempre creduto che la politica gridata avrebbe finito per generare una stampa urlata. Ma ormai siamo al giornalismo sbraitato, dove chi grida più forte, tracimando bava, ha la patente di bravo e di colui che  picchia duro, ma colpisce giusto! L'ironia volle che il giornale si chiamasse "Il Fatto"... 

Anche un orologio rotto segna l’ora giusta ben due volte al giorno. 


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