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Nietzsche: «Il fanatismo è l'unica forza di volontà di cui sono capaci i deboli» (I parte)

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Nietzsche: «Il fanatismo è l'unica forza di volontà di cui sono capaci i deboli» (I parte)

La manipolazione della realtà, attraverso la comunicazione, per guadagnare consenso e imporre il pensiero unico: una strada che ha già condotto una volta l’umanità sul baratro della tragedia finale

Attraverso i social network si stanno diffondendo siti di informazione di stampo neonazista, che non dichiarandosi tali (e quindi senza che neppure ce ne accorgiamo), ci stanno manipolando fino a renderci incapaci di elaborare proprie visioni etiche o morali. Questa è la strada che permise ad Adolf Hitler di controllare il suo popolo, fino al fanatismo,  fino all’annientamento di sé, fino alla soluzione finale. Un cammino iniziato attraverso concetti semplici, largamente e apparentemente condivisibili, che permisero di scardinare rapidamente ogni ritegno morale, ogni capacità critica, ogni anticorpo etico in uno dei popoli più colti, scientificamente avanzati e civilizzati della storia moderna. Anzi il popolo tedesco era senza dubbio in ogni campo delle scienze, della filosofia, della musica, della cultura umanistica, il più avanzato di questa nostra Terra. 

Ho calcolato che su Facebook, con una media di un messaggio (o link) ogni dieci, mi viene riproposta una comunicazione razzista o xenofoba. Sono stato sul punto di cancellare,  tra le persone che possono accedere alla mia bacheca virtuale, coloro che costantemente ripropongono questo genere di comunicazione. Ma alla fine ho deciso che mettere la testa sotto la sabbia non risolve il problema. Lo fa esplodere altrove e senza alcun controllo.

Però, ed è questa è la cosa più strana, se non anche la più pericolosa, se proviamo a chiedere il pensiero delle persone in merito a questo problema, ci sentiremo rispondere che tutti gli essere umani hanno gli stessi diritti, che le barriere nazionali non hanno senso, che l'apporto di nuove culture non può che rendere più ricca e variegata la nostra società, che le differenze sono una ricchezza ... tutte teorie, almeno per molti.

Il vero problema è che mentre noi tessiamo le lodi della società multietnica, le classi popolari sentono gli immigrati come i loro diretti concorrenti: sul lavoro, nell'assegnazione delle case popolari, nei posti all'asilo nido.....Con un'espressione esemplificatoria ma efficace, si potrebbe dire che gli immigrati in genere stazionano nelle periferie, sia logistiche sia economiche, e con gli abitanti delle periferie entrano in conflitto, mentre i militanti “dell'altro mondo possibile” abitano in altri luoghi, meno disagiati, sentono quindi  meno questo impatto e non riescono a darsi ragione delle violente ondate di insofferenza che stanno montando.  

Queste ondate di insofferenza, inutile nasconderlo, sono facilmente interpretabili con la banalità: per dire o scrivere “fuori i negri o i rumeni o gli albanesi dall'Italia” ci vogliono pochi secondi, è un messaggio facile, a misura di Borghezio, di spot pubblicitario, tutti lo capiscono e dà soddisfazione a chi si sente defraudato, a chi si sente un fallito, a chi ha perso il lavoro e non riesce a ritrovarlo, ai nostri figli che hanno 40 anni e sono costretti a farsi mantenere. Il peso degli immigrati, della loro integrazione, della convivenza,  ricade su delle classi sociali che non ne sentono alcun beneficio. Coloro  che invece ne godono i lati positivi, non sono costretti a subirne la presenza. Ma spiegare perché questi slogan sono sbagliati....richiede più tempo, richiede un discorso articolato, richiede la pazienza di ascoltare o di leggere per più di qualche secondo. Peggio, non dà nessuna facile consolazione e peggio ancora non prospetta una soluzione immediata. Sia ben chiaro, nemmeno chi fa proclami xenofobi ha una soluzione immediata, però fa finta di averne, e l'effetto riesce abbastanza bene. E allora? E allora noi proviamo lo stesso ad articolare il discorso, poi vediamo se riusciamo a renderlo agibile dal punto di vista comunicativo.

Se a Rimini ci sono mille vu cumprà che vendono paccottiglia falsa, è perché ci sono 100mila italiani che la comprano! Se nelle nostre città ci sono tanti extracomunitari è perché ci sono anche tanti lavori che gli italiani non voglio più fare. Andiamo a guardare quanti apprendisti ci sono nelle fabbriche nostrane. Quanti manovali  italiani salgono sulle impalcature. Quanti apprendisti idraulici o quanti ragazzi di bottega hanno i meccanici, i carrozzieri, gli elettrauti. Quante badanti italiane sorvegliano i nostri vecchi. A coloro che si lamentano perchè alcuni stranieri furbi, sfruttando il ricongiugimento, fanno venire i loro vecchi per fargli avere la pensione sociale, bisognerebbe ricordare che già oggi i contributi silenti, ovvero i soldi veri versati all’Inps dagli stranieri, ma che non daranno mai diritto ad alcuna pensione perché insufficienti, superano i nove miliardi di euro.  Il doppio dell’IMU sulla prima casa. Soldi che almeno teoricamente, dovrebbero appartenere a chi li ha guadagnati.  

Se è vero che la presenza di immigrati reca vantaggi, porta con sé anche numerosi svantaggi. Il problema è che i vantaggi e gli svantaggi si abbattono su persone diverse. I vantaggi su chi affitta al  nero, su chi sfrutta il lavoro, sul sistema pensionistico, sulle aziende che altrimenti chiuderebbero, sulle famiglie che non saprebbero come fare con gli anziani. Gli svantaggi invece, si abbattono sui vari sfigati di casa nostra, che magari non accetterebbero mai di pulire il culo ai vecchietti ma si incazzano se altri lo fanno al posto loro. E hanno anche qualche ragione, questo va detto, perché senza immigrati (anzi, in questo caso senza immigrate), l'assistenza agli anziani forse sarebbe pagata a peso d'oro. Una concorrenza al ribasso esiste, è inutile che lo neghiamo! Se continuiamo a dire che gli immigrati fanno i lavori che gli italiani non vogliono più fare, siamo ipocriti, perché gli italiani non vogliono più fare quei lavori alle condizioni a cui li fanno gli immigrati, ma d'altra parte senza immigrati, cioè con una terribile carenza d'offerta di manodopera, le condizioni sarebbero tutt'altre!

Noi italiani abbiamo esportato tanta forza lavoro nel mondo, ma anche la mafia. In America hanno combattuto e vinto questa battaglia, ma non ne hanno fatto un peso agli immigrati. E’ un dato statistico che una parte degli stranieri non ce la faranno ad inserirsi in modo più o meno accettabile, si sbanderanno e tenderanno a delinquere. E anche che le differenze di cultura, di stili di vita, di mentalità, potranno creare frizioni ed incomprensioni anche nei casi migliori. La disperazione, la paura, la solitudine, spingono queste persone a radunarsi e soprattutto spingono i giovani a cercare di parametrarsi, affogando nell'alcol (che noi gli vendiamo) il dolore e la frustrazione. Infine, in tutte le ondate migratorie da che mondo è mondo, c'è una percentuale di chi già delinqueva a casa propria e pensa di farlo più facilmente dove c'è più ricchezza.

Et voilà, la miscela esplosiva è servita.

 

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