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Vogliamo parlare di commercio e sviluppo in Arezzo?

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Vogliamo parlare di commercio e sviluppo in Arezzo?

Uno spunto dalle aperture serali

 

Qualche settimana fa, il direttore della più folta associazione commercianti nella provincia di Arezzo, Marinoni, in una lettera pubblicata da La nazione sviluppava alcune riflessioni riguardo alle iniziative di apertura serale straordinaria operate in alcune parti della città di Arezzo per l'impulso determinante della sua, e altre, associazione.

È seguita la comunicazione con cui viene annunciato che tali iniziative non si ripeteranno nel mese di agosto, ma verranno pianificate dal mese di settembre in poi.

Marinoni descrive un fatto evidente, ma la sua ammissione è accompagnata da una riflessione alla quale aggiungo la mia. I risultati commerciali  -l'andamento delle vendite durante queste iniziative- non sono stati in linea con lo sforzo.

Non stupisce, al più si tratta di anticipare qualche vendita o di spostarla da un negozio ad un altro: la torta è sempre la stessa, condizionata dalle risorse disponibili da parte degli aretini, e non è sufficiente portarli davanti ad un negozio durante una serata con iniziative per aumentare gli incassi significativamente.

L'annuncio secondo il quale aperture di questo tipo non verranno ripetute a breve conferma che l'impegno richiesto ai commercianti non è ripagato dai risultati.

Un insuccesso prevedibile, che grava principalmente sui negozi che si sono fatti prestati alle aperture serali; un risultato che non deve essere motivo di gaudio per alcuno, perché siamo tutti sulla stessa barca.

Tranne quelli che gioscono dell'aumentato numero di imprese e pare non ne comprendano cause ed effetti: trascurano che statisticamente una metà cesserà entro 5 anni dall'inizio attività. E' naturale che non si pongano quesiti sul calo del 7% degli incassi nei negozi della provincia: le iniziative commerciali sono fra le più esposte al vento della crisi, l'innesto di nuovi negozi ed esercizi senza idee produce solo una guerra al ribasso senza benefici, anzi con lacrime.

La lettera parla di un progetto più ampio, col coinvolgimento con altri rappresentanti del mondo economico e politico per individuare una strategia che permetta  migliori risultati: un mezzo passo avanti, con un segno di disponibilità da parte di una categoria che sinora aveva valutato opportuno procedere in solitudine. Marinoni è uomo abile e con pochi rivali nel suo ambito, avrà fatto i compiti e ora li presenterà.

Da parte mia aggiungo l'invito ad allargare l'indagine sui motivi delle difficoltà del commercio locale prendendo spunto dai contributi di altri: mi riferisco per esempio a quanto è comparso nelle ultime settimane relativamente alla necessità di un cambio culturale da parte della categoria di negozianti.

Il Corriere della Sera con DiVico arriva ad affermare che "noi italiani purtroppo non abbiamo una sufficiente cultura di quello che nel mondo degli affari si chiama retail e così via via ci siamo fatti impartire lezioni dei francesi, dagli americani e persino dagli spagnoli e dagli svedesi. Ci manca la cultura del consumatore, l'attenzione spasmodica ai mutamenti della domanda degli stili di vita, l'attenzione al servizio."

Io credo che certi temi meritino un approfondimento anche ad Arezzo, dove il commercio per lungo tempo si è cullato su una elevata disponibilità alla spesa, un modesto livello culturale, una rendita di posizioni che hanno impedito una evoluzione della categoria, che procede nel terzo millennio come fosse nel secondo.

Facendo confusione fra funzione commerciale di una impresa e commercio tout-court.

La modesta attenzione nei confronti del turismo conferma questa storia perdente.

La città di Arezzo deve divenire un polo di attrazione puntando su qualche caratteristica particolare, mettere in atto quindi una politica di vantaggio concorrenziale.

Scelga di essere la città dell'accoglienza alle persone con difficoltà, cerchi di essere una città con tante eredità (Mecenate, Guido monaco, Vasari..), scelga di essere qualcosa: si tolga di dosso l'apatia che ha trovato sponda nel dialogo fra certe associazioni e le giunte comunali che si sono succedute negli ultimi lustri. Deve decollare un insieme di iniziative, di scelte politiche, di dinamica dell'esempio e dell'azione. Il turismo deve esserne perno.

Scale mobili inutilizzabili, mancanza di bagni pubblici e orrore negli esistenti, modesta accoglienza nei confronti dei turisti sia italiani che stranieri, prezzi al livello di Portofino (i chioschi fanno il loro comodo), sono esempio di aspetti che non giovano alla attrazione di nuovi consumatori, coloro che possono far aumentare il pil della provincia.

Ora arriva la fiera (o scempio) di settembre al Prato, lo sanno?

Hanno inviato le comunicazioni per l'assegnazione delle piazzole per questa fiera: peccato che sia avvenuto una settimana dopo la scadenza del pagamento, nella lettera dedicano una pagina alle norme per la mora di ritardato pagamento. I ritardati sono negli uffici preposti. Però prendono 2 euro per l'invio del conto: superbo esempio di efficienza.

Certo così si alimenta l'invidia verso Cortona, ma Jovanotti non è Piero della Francesca!

Per molte cose è tardi, ma non troppo: è evidente, solo l'unione delle forze economiche della città in un progetto complessivo può permettere cambiamenti.

Quanto è successo recentemente pel vertice della Cciaa è solo un ulteriore “fare buon viso a cattivo gioco” oppure un reale cambio di marcia verso un'azione collettiva?

Credo tutto il territorio auspichi la seconda.

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