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L’iperbole

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L’iperbole

Il fatto: due tunisini alticci si rifiutano di pagare il conto e finisce a manate, o stampellate a seconda della versione (evidentemente uno dei due era zoppo), con un avventore sconosciuto fuori dal locale.

 

 

 

Dal sito tutti i crimini degli immigrati: “Arezzo: Siamo immigrati, il conto non lo paghiamo. Tunisini scatenano mega rissa"

Dal cartaceo: "Maxi-rissa a stampellate nella notte dei Bastioni Clienti e passanti sconvolti Emergenza giardini Porcinai"

Ora si da il caso che chi scrive abbia gestito per 5 anni, uno dei pub più noti della città (il Mister Bloom), e in questa veste si sia trovato molto più frequentemente di quanto non si immagini, ad avere a che fare con ragazzi che avevano esagerato, è il caso di dirlo, con l’alcool. E’ capitato a tanti. Magari una sola volta nella vita. Ma poiché tante sono le vite che passano davanti ad un gestore di un locale, tante sono le occasioni in cui ci si trova davanti ad eventi del genere. A volte finisce a “manate”, a volte è necessario chiedere l’intervento della volante, a volte basta un po’ di diplomazia e un amico che si offre di risolvere il problema mettendo a letto l’esagerato di turno.  

Ma è capitato anche di ritrovarsi nel mezzo ad una vera mega rissa, che vedeva coinvolte centinaia di persone, con feriti più o meno gravi distesi sul selciato di via Fontanella, in cui si son viste volare bottiglie dalle finestre, e poi vasi da fiori ed infine anche mattoni. Una nottata passata a dare conforto a poliziotti sanguinanti, con i "bandoni" del pub tirati giù per l’80% per evitare danni alle vetrine, senza il coraggio di chiudere veramente, perchè quello era l'unico luogo veramente sicuro per chi cercava la fuga. 

Era forse il ‘94 o il ‘95 e gli immigrati nemmeno si conoscevano. Quelle si che erano risse, anzi maxi risse... mega risse.  

Ma siamo d’agosto, anzi a Ferragosto, e le notizie scarseggiano. Ecco che due manate (o stampellate)  con due sciocchi poco avvezzi all’alcol che vanno in escandescenze, diventa subito una iperbole. Tra un mese, forse prima, solo un trafiletto o forse nemmen quello, ma oggi non c’è altro a cui attaccarsi per scrivere una notizia accattivante per i tanti lettori che cercano qualcosa da leggere.

L'iperbole (dal greco περβολή, hyperbolé, «eccesso») è una figura retorica che consiste nell'esagerazione nella descrizione della realtà tramite espressioni che l'amplifichino, per eccesso o per difetto.

Ma nel suo senso più profondo, l'iperbole presuppone la "buona fede" di chi la usa: non si tratta infatti di un'alterazione della realtà al fine di ingannare ma, al contrario, allo scopo di dare credibilità al messaggio, attraverso un eccesso nella frase che imprima nel destinatario il concetto che si vuole esprimere. “Ti amo da morire” è un iperbole che ovviamente non prevede la morte, ma l’esaltazione del concetto. “E’ un secolo che non ti vedo” lo potrebbe dire Matusalemme e pochi altri fortunati, invece lo diciamo tutti, esprimendo così il rammarico di non essersi potuti vedere prima.

Ma trasformare una scazzottata in una mega rissa, serve solo a mostrare quanto sono squalificanti questi tunisini, che vengono a scatenare il pandemonio in Italia. Un paese dove le mani stanno sempre in tasca, dove non ci si accoltella per un rigore, o per un punto non assegnato contro il  buratto. E allora la domanda: ma la buona fede in questa iperbole dove sta?

E' vero, viviamo in un Paese dove si esagera un po' su tutto, alla ricerca del Pulitzer della cazzata, anche su delle cose del tutto naturali come il clima, tanto che ormai difficilmente ci impressionano gli allarmi che girano attorno a questo “fenomeno”. Anche quando dovrebbero. Ma l'inverno è freddo e l'estate è calda. E' sempre stato così e speriamo che sia così ancora a lungo. 

 

p.s. la mega rissa di 20 anni fa, era tutta aretina doc. 

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