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Questa volta è il Ministero della Salute che “chiede lumi” alla Regione Toscana in merito al piano di riordino sanitario.

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Questa volta è il Ministero della Salute che “chiede lumi” alla Regione Toscana in merito al piano di riordino sanitario.

Il Ministero della Salute risponde all’appello partito lo scorso 15 luglio dal sindaco di Volterra, pronto a tutto pur di salvare il suo piccolo, ma essenziale presidio ospedaliero, dalla riforma sanitaria regionale che prevede l’istituzione delle Case della Salute (al suo posto, ovvio).

 

 

Il ministero non ha affatto cestinato la richiesta del sindaco di Volterra: attraverso il direttore generale Francesco Bevere, chiede alla Regione Toscana di "fornire elementi informativi relativi alle circostanze in oggetto" facendo riferimento alla lettera che il sindaco Buselli aveva inviato al Ministro Beatrice Lorenzin chiedendo di "salvaguardare prioritariamente, e in via preliminare rispetto ad ogni ulteriore processo, l’attuale capacità operativa del piccolo presidio ospedaliero, considerando che lo stesso garantisce una funzione di riferimento in un raggio di quaranta chilometri di territorio appartenente esclusivamente a Comuni Montani".

"Si tratta di un segnale importantissimo di attenzione nei confronti di tutte le altre realtà toscane coinvolte dai processi di riorganizzazione. Dopo la firma del patto territoriale dei giorni scorsi, prosegue la battaglia fino a che non sarà cancellata dalla delibera di Giunta regionale, la parola 'riconversione' riguardo ai cosiddetti  “piccoli ospedali”. La “riconversione” viene legata, in quel documento, alla realizzazione di Case della Salute negli Ospedali, per questo ho avvertito prontamente il Ministero. Siamo pronti a confrontarci con la Regione sul tema Casa della Salute, ma senza che la Casa della Salute rappresenti un sofisticato “cavallo di Troia” per trasformare o riconvertire gli ospedali (per infine chiuderli). Per far questo - conclude Buselli - è necessario parlare di Casa della Salute, o di modelli similari, che prevedano comunque la medicina di gruppo, ma sul territorio, assolutamente fuori dal Presidio Ospedaliero".

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