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Chi ha paura delle Aree Vaste?

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Chi ha paura delle Aree Vaste?

Oggi il sindaco Fanfani è a Firenze per chiarire la posizione di noi botoli, rispetto al trasferimento ventilato della centrale operativa del 118. Speriamo che la missione abbia buon esito.

 

 

 

 

La riconfigurazione gestionale, organizzativa, finanziaria e logistica del nostro territorio, e dei territori a noi limitrofi, pare sia ormai una strada da cui non è possibile, o saggio, tornare indietro. Le critiche che da queste pagine muovo a questo processo sono ormai note, ma le voglio riassumere in breve:

1) Eccessiva vastità. L’area vasta Ar – Si – Gr è più grande del 50% delle regioni italiane. Delle due l’una: o sono troppe le regioni, o è troppa grande la nostra Area Vasta. Propendo per la prima ipotesi. Ma nessun governo avrà mai tanto coraggio da mettere mano al riordino regionale.

2) Poca trasparenza fondativa. Partite in sordina, con accordi a cui nessuno aveva dato grande importanza tra i presidenti delle provincie interessate, sono diventate il motore primo del processo di ristrutturazione nazionale. L’ironia della sorte ha voluto che gli stessi presidenti provinciali, firmando quegli accordi, abbiano segato il ramo su cui erano seduti.

3) Poca trasparenza gestionale. Sono per loro stessa natura enti di secondo livello. Cioè rappresentano il  territorio attraverso i sindaci. Il valore di questa rappresentatività la abbiamo potuta valutare con gli ATO: strumenti di potere assoluto nelle mani di pochi, che come abbiamo nostro malgrado constatato, non sono tenuti a rendere conto ai cittadini di nulla. Prima o poi li prenderemo per un orecchio e gli spiegheremo cosa è la volontà popolare e di chi sono i soldi che maneggiano allegramente.

4) Nessuna considerazione della volontà popolare. Trasformare la rappresentanza con un processo verticale, imposto dall’alto, è in contrasto con tutte le leggi e i trattati, firmati anche dall’Italia, sul decentramento. Ma quel che è peggio, è in contrasto con la Costituzione Italiana, e la Corte non ha fatto mancare la sua parola. L’attuale governo, per non farsi prendere in castagna, come prima cosa ha messo le mani proprio sulla Costituzione. Il metodo usato, quello che siano i partiti a preoccuparsi del bene dei cittadini, e non i cittadini stessi, mi ricorda certi metodi sovietici, in cui solo lo stato poteva preoccuparsi dei suoi sudditi: dalla culla alla cassa, con tutto quello che c’è in mezzo. Anche in questo caso, consiglio di non esagerare, perché la pazienza del sovrano (il popolo) è oggi molto più limitata di un tempo.

5) Il sospetto dietrologico. Il sospetto che dietro certe operazioni ci sia il bisogno di diluire i fiaschi amministrativi, a spese di zone meglio gestite, nascondendo magari così anche operazioni poco pulite (o peggio interessi privati), rende i botoli particolarmente ringhiosi. Attenzione: se mai dovesse scoppiare uno scandalo locale, l’Area Vasta ne amplificherebbe la portata e come un effetto valanga, potrebbe essere in grado di travolgere anche i livelli superiori. A buon intenditor poche parole. Segare il ramo dove si è seduti, è una prerogativa speciale dei politici italiani, solo che più alto è il ramo e più grosso è il tonfo.

Riassunta per sommi capi la critica, veniamo agli aspetti positivi.   

Dobbiamo prendere atto, per seguire il ragionamento iniziale, che nei fatti le Aree Vaste ci sono già, proprio per effetto degli accordi interprovinciali di cui sopra. Sono le aree vaste funzionali, che intervengono ormai su molti servizi, quelli che davvero contano per il nostro futuro: dalla distribuzione del gas alla raccolta dei rifiuti, dai trasporti alla sanità e non si potrà certo tornare dentro i confini comunali o provinciali. Ma a questo punto, se non possiamo più tornare indietro, è il momento di andare avanti senza indugio. Faccio mio un commento anonimo, ma assolutamente ragionato, pubblicato in questo stesso giornale.

Se Area Vasta deve essere, che Area Vasta sia, ma pretendiamo che venga estesa a tutti i settori che ricadono in questo territorio.  

1) La fondazione MPS. Se il MPS rappresenta un servizio finanziario leva di sviluppo di un più ampio territorio, non può il suo governo (la Fondazione) essere espressione solo di quella città. La dimensione troppo ampia di quelle funzioni, tra l’altro, rivela immediatamente la insufficienza e l’inefficienza del governo, espresso da una base troppo ristretta.

2) L’università. La culla della cultura di ogni popolo, è un servizio assolutamente indispensabile anche per i giovani aretini: quella università appartiene necessariamente anche ad Arezzo, che deve oggi poter contribuire al suo governo e ai suoi costi (magari con più sorveglianza).

3) La sanità. Le eccellenze del policlinico senese, assolutamente sovradimensionate in relazione a territorio ed abitanti, dovranno diventare fonte di scambio culturale e di cervelli, anche dislocando o decentrando laddove necessario.    

Per non parlare della inutilità di inaccettabili intenzioni (o pretese) di utilizzare i territori con altre denominazioni per succhiarne benefici e scaricarvi costi (e questo deve valere anche per Arezzo con il suo obsoleto inceneritore dei rifiuti).

Solo la forza aggregativa delle principali forze in campo, offrirà una possibilità concreta di condurre in porto questa nuova dimensione territoriale. Solo una concertazione, fortemente comunicativa, proficua di idee e intensa di risultati, tra i sindaci delle tre città capoluogo, potrà contribuire a far superare le resistenze interne ai campanili, ridisegnando una gestione della politica e della buona amministrazione, che non sia imposta dall’alto ma sia invece espressione delle persone che popolano questo territorio

Solo la forza degli interessi comuni potrà aggregare una nuova comunità, nonostante la forza della tradizione, che specialmente in Toscana, rappresenta una forza uguale e contraria. Nessuno uscirà dai propri rassicuranti confini per motuproprio, se non si riesce a mostrare, nel concreto e non con gli annunci, gli aspetti benefici dalla nascita di questa comunità allargata. Solo allora sarà possibile disegnare una nuova dimensione di esercizio della politica, obbligando rappresentati e rappresentanti a considerare, farsi carico e misurarsi con sistemi più ampi. Ciò è faticoso e richiede un innalzamento di capacità politica nelle articolazioni territoriali dei partiti, negli elettori e in chi si fa eleggere per rappresentare le comunità di base (i comuni e le città) anche in queste nuove dimensioni territoriali, ma per la tutela e la soddisfazione degli interessi delle persone e non dei partiti.  

 


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