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Lettera aperta al Presidente della Regione Toscana Dr. Enrico Rossi

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Lettera aperta al Presidente della Regione Toscana  Dr. Enrico Rossi

Caro Presidente,

Non ero a Badia al Pino e me ne dispiace, ma non ti avrei parlato di temi istituzionali cosi importanti in una sede impropria Non ti ho neppure scritto una lettera, come tu hai detto, probabilmente mal informato, ma lo faccio ora sanando cosi la situazione. Lo faccio con la amicizia e la stima che ti porto, e che ci legittima ad esse sinceri , cosi come si fa tra amici veri che hanno sempre il dovere della verità anche quando questa può non apparire grata.

Veniamo al tema:

La questione del 118 non e' una semplice scelta organizzativa. Se tale fosse potrebbe anche essere discutibile e probabilmente sarebbe giusto discuterla, anche se credimi, ritenevo giusto che una decisione che ha una incidenza cosi' pesante nel territorio, avrebbe dovuto essere preceduta da una profonda consultazione con le istituzioni.

Essa purtroppo si inquadra in un processo di declassamento progressivo del territorio Aretino, chiaramente conseguente ad una scelta politica che il PD regionale e la Regione Toscana hanno fatto.

Ricordo a me stesso che questo territorio e' la terza economia della regione dopo Firenze e Prato, la prima in termini di esportazione, e che ha vivacità di iniziativa che le ha sempre permesso di garantire servizi di qualità pur non avendo colossi bancari di sostegno, ed anzi garantendo spesso a questi flussi consistenti di danaro che non sempre venivano reinvestiti nel territorio.

Ricordo anche che avevamo in Arezzo una società che gestiva la distribuzione del gas, che e stata sacrificata sull' altare di una aggregazione che vede la centrale del sistema trasferita a Prato, assieme ai flussi finanziarii connessi.

Ricordo ancora che la programmazione dei rifiuti viene oggi gestita a livello di toscana meridionale, con una società che ha sede a Siena, mentre la nostra realtà territoriale e' stata svuotata di mezzi, macchinari ecc.ra, e soprattutto di aziende che ben funzionavano anche senza la partecipazione di privati, e che garantivano un buon servizio con una spesa che ora lo stesso ATO prevede aumentera' almeno del 20 per cento.

Tralascio il tema dell'acqua, ma non posso fare altrettanto con quello della Sanita, nel quale la strutturazione come area vasta, e da ultimo l' accentramento del servizio del 118, allontana ancora una volta dal rapporto con il territorio una funzione essenziale.

Tu sostieni, -ho visto in merito la Tua dichiarazione-, che la cosa funzionerà meglio; me lo auguro perche' alla prima disfunzione che dovesse comportare conseguenze tragiche, i cittadini avrebbero titolo a contestare responsabilita' anche in sedi non politiche.

Ma almeno due conseguenze sono fin da ora certe:

La prima che ancora una volta le istituzioni locali non avranno piu un interlocutore diretto in loco, e forse in futuro potranno interloquire solo con un numero verde.

La seconda che non potranno avere un controllo diretto su un servizio che e' essenziale piu di ogni altro ai cittadini.

In sostanza non si può ritenere che un territorio debba esser solo tributario di risorse, e che debba vedere la gestione dei servizi da rendere ai cittadini allontanarsi sempre piu.

Se la logica che la Regione persegue, come pare evidente, e'  quella di sostituire le agonizzanti province con aree vaste nelle quali accentare funzioni affidandone la guida a soggetti che nulla hano a che vedere con i territori di provenienza, sappi che sono contrario, e che come ho fatto con le province non potrò esimermi da tutelare la collettività che mi ha eletto.

Io spero che ancora nulla sia deciso e che vi sia la possibilità di una discussione e di una modifica delle scelte.

Ti chiedo a tal fine un incontro quando lo riterrai, nella speranza che possa porsi rimedio ad una scelta che tutta la popolazione sentirebbe come profondamente ostile. 

Nel frattempo io continuerò la mia battaglia, garbata ma decisa.

Con amicizia e stima

Giuseppe FANFANI

 

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