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Il masso nello stagno…

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Il masso nello stagno…

A pochi mesi dal congresso del PD e dal rinnovo delle cariche in tutta la catena di comando del partito, la segreteria aretina registrava una stagnazione senza pari. Ci ha pensato il renziano Bracciali, con il macigno della richiesta delle dimissioni del segretario provinciale, gettato nello stagno della sonnolenta estate aretina, a smuovere un po’ le acque.


 

La richiesta di mettere ai voti la mozione Bracciali, che chiedeva le dimissioni di Meacci e la nomina di un commissario ad acta, ha incendiato l’assemblea provinciale. La mozione non ha però avuto seguito e il partito ha preferito defilarsi… per mancanza di numero legale!

A questo punto, numero legale o no, vale la massima cesariana:” Alea Jacta Est” quando nella notte del 10 gennaio del 49 a.C., Giulio Cesare attraversò il fiume Rubicone alla testa di un esercito, violando apertamente la legge che proibiva l'ingresso armato dentro i confini dell'Italia e dando il via alla guerra.

La freccia è stata estratta dalla faretra, e se ancora non ha colpito il bersaglio, è ormai solo una questione di tempi. E' palese che far dimettere il segretario a pochi mesi dal congresso, non avrebbe significato alcuno, se non alzare il livello del dibattito (per ora pressochè assente). Ma credo che la scelta dei tempi sia stata opportuna, anche perchè l'acqua stagnante prima o poi finisce per puzzare! 

Sta per aver luogo una rivoluzione copernicana nella visione e nella gestione del partito. La stella vincenziana è assai sbiadita, quella meacciana sta per spengersi mentre la base bolle ed il nuovo alchimista è al momento assai impegnato nella gestione degli eventi jovanottiani. Ma stiamo tutti alla finestra: i fuochi artificiali sono ormai prossimi al gran finale!  

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