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“Raddoppio” dell’inceneritore di San Zeno – 4° puntata

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“Raddoppio” dell’inceneritore di San Zeno – 4° puntata

L’esperienza del “Porta a Porta” ad Arezzo sud

Sono stati pubblicati i risultati dei primi mesi della raccolta PaP nell’area di Arezzo sud: mi sembrano di un’importanza straordinaria e ritengo debbano essere oggetto di serio approfondimento

% di Raccolta Differenziara raggiunta

Si dice che si sono raggiunti gli obiettivi di RD prefissati con punte del 64-68%. Siamo solo all’inizio, quindi è presumibile che si possano raggiungere a regime percentuali superiori al 73% (perfettamente coerenti con tutte le esperienze di chi ha applicato questa metodologia di raccolta); questo valore può perciò essere usato in un modello matematico, come riferimento minimo per la modalità di raccolta PaP.

Diminuzione del volume dei rifiuti procapite prodotti nell’anno

Si è rilevata una diminuzione drastica passando da 380kg/anno a 275 Kg/anno. Una diminuzione del 27,7%; la diminuzione del volume di rifiuti prodotta causata dalla crisi è di qualche punto percentuale e dal 2011 al 2012 non supera il 2%; si può quindi attribuire la diminuzione della produzione alla modalità di raccolta PaP (va evidenziato anche che non c’è stata “migrazione” del rifiuti in altre aree contigue). Ammetto che quando lo diceva Rossano Ercolini, avevo dei dubbi e mi riservavo di verificare; ora ne ho avuto la piena conferma.

Questo dato è fondamentale per alimentare un modello previsionale dei fabbisogni impiantistici e prudenzialmente ho deciso di impostarlo al 20%.

Bilancio economico

Si dice che “Oggi c'è un maggiore costo nel meccanismo di raccolta, sono state assunte alcune persone, ma ci sono minori costi per il conferimento, cambia cioè la geografia dei costi del servizio che complessivamente restano in parità rispetto alla situazione precedente”, quindi i maggiori costi della raccolta sono compensati da minori costi di conferimento a smaltimento e maggiori ricavi nel conferimento dei materiali riciclabili.

Arezzo sud è una zona con popolazione molto distribuita, quindi, con riferimento ai costi, è penalizzante per il PaP; in aree più densamente popolate ci si possono aspettare risultati anche migliori.

Proviamo a tratte qualche conclusione

Il “Porta a Porta” è applicabile anche nella provincia di Arezzo e non è economicamente penalizzante

Questa esperienza smentisce la “leggenda metropolitana” che il PaP non si può fare perché costa troppo.

C’erano già state esperienze in comuni della provincia, ma certamente l’esperienza del capoluogo ci è più vicina ed ha un valore di testimonianza ancora maggiore.

Abbiamo visto che il PaP è in sostanziale pareggio rispetto al cassonetto stradale. Non dimentichiamo però 2 cose:

1.   produce occupazione sul territorio e quindi innesca un meccanismo economico virtuoso

2. evita di fare investimenti in ulteriori impianti di termovalorizzazione che richiederebbero costi aggiuntivi (facendo riferimento ad un impianto da 65.000tn/anno si ha un costo aggiuntivo per la collettività di 104€/tn) e che avrebbero una ricaduta locale marginale (non più del 15%) su valori di costo per la collettività dell’ordine dei 130-150 Ml€ in 20 anni, soldi che finiscono fuori provincia/regione ed in parte anche fuori Italia

Il “Porta a Porta” ha tempi di avviamento limitati

Dalla decisione “politica”, non ci vogliono più di 6-8 mesi per avviare questa metodologia di raccolta. La maggior parte dei Comuni della provincia di Arezzo ha una popolazione inferiore a quella di Arezzo sud, quindi questa esperienza è immediatamente applicabile a tutti i Comuni della provincia in una sola operazione; per i pochi rimanenti potrebbe essere necessario operare al massimo in 3 fasi (escludendo Arezzo ovviamente).

Estensione del servizio di raccolta “Porta a Porta”  all’intero territorio comunale di Arezzo

Quanto detto sopra per i Comuni della provincia (non ci sono problemi di tempi e di costi ), vale ovviamente anche per il Comune di Arezzo. Ci sono tutte le condizioni per l’estensione del servizio all’intera città, quindi mi aspetto che presto ne venga presentato il piano, che preveda tale estensione in un tempo non superiore ai tre anni.

Certo, quando il Sindaco di Arezzo, annunciando alcune decisioni, dice: “La prima  è l’impegno in Sei Toscana per l’ulteriore qualificazione dei servizi e il contenimento delle tariffe. .....  Ovviamente siamo decisi a contrastare opzioni diverse che comportino appesantimenti dei costi di gestione e quindi delle bollette delle famiglie e delle imprese. E stiamo sollecitando scelte aziendali che potenzino la raccolta differenziata e quindi il porta a porta.” non è rassicurante e sembra indicare difficoltà di SEI Toscana a perseguire questi obiettivi. Questo sarebbe assolutamente incomprensibile, con riferimento all’introduzione del PaP, in quanto, se AISA da sola, fuori da SEI Toscana, è stata in grado di fare questa attività con i risultati sopra indicati (in termini di qualità e costi), non è spiegabile come AISA dentro SEI Toscana non possa ottenere gli stessi risultati per l’intera città; anzi ci dovremmo aspettare risultati anche migliori (in termini di qualità e costi); un risultato diverso dovrebbe essere considerato dai vertici di SEI Toscana un fallimento della propria missione aziendale (ricordo che SEI Toscana è lo strumento operativo di cui si è dotato ATO Toscana Sud per raggiungere uno dei suoi obiettivi: “L'Autorità d'ambito organizza il servizio e determina gli obiettivi da perseguire per garantirne la gestione secondo criteri di efficienza, di efficacia, di economicità e di trasparenza”).

Conferma dell’inutilità del “raddoppio” dell’inceneritore di San Zeno

L’applicazione dei dati, risultanti dall’esperienza di Arezzo sud, ad un corretto modello matematico di previsione dei fabbisogni impiantistici di termovalorizzazione dell’ATO Toscana SUD, consente di confermare l’inutilità del “raddoppio” già con percentuali di RD medie nell’intero comparto del 63%-64% , inferiori quindi, sia pur di poco, all’obiettivo di legge del 65%.

Piano Interprovinciale

Un invito agli estensori del Piano Interprovinciale: fate tesoro di questa esperienza, per definire un Piano Interprovinciale adeguato.

NOTA: l’invito e rivolto a tutti gli estensori, qualunque essi siano o possano essere in futuro, perché con la “piega” che sta prendendo la “cancellazione” delle Provincie non si può sapere all’interno di quale quadro normativo ci si dovrà muovere.

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