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Il paradosso della democrazia e la riforma dell’art.138

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Il paradosso della democrazia e la riforma dell’art.138

Modificare l’art. 138 oppure consentire anche per una sola volta che la sua validità sia sospesa, è come autorizzare una tantum un omicidio. Stiamo assistendo alla trasformazione lenta della nostra democrazia verso una forma di governo che ci priverà di diritti e garanzie, rassicurati dal volto di un bravo ragazzo che sembra prestato, per caso, al ruolo.

 

 

 

Perché sono fermamente contrario alla riforma dell’art 138 della Costituzione? Perché una maggioranza di cittadini, qualificata quanto si vuole, non può decidere qualsiasi cosa: la democrazia moderna è fatta anche di principi inviolabili e intoccabili anche da una maggioranza assoluta. Essere maggioranza non può essere una dittatura di chi ha più voti.  Chi pensa che definire il concetto di democrazia quale “governo del popolo”, esaurisca il concetto moderno della stessa, commette un errore grossolano.

La Costituzione in effetti dice: “La sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”. Il limite che viene imposto alla sovranità popolare è essenziale alla sopravvivenza della stessa democrazia.  La Costituzione è qualcosa che va oltre la contingenza storica e nei suoi tratti fondamentali dovrebbe essere inviolabile (così come è stabilito per la forma Repubblicana).

 Il disegno di legge costituzionale 813 per la istituzione di una commissione parlamentare per le riforme costituzionali prevede di derogare una tantum all'art 138 della Costituzione. Dunque si chiede al Parlamento di sospendere la norma di garanzia più importante della Costituzione. La motivazione addotta è ridicola: si paventa una finta necessità economica cercando di farci credere che la sospensione delle garanzie costituzionali racchiuse nell'art.138 della Costituzione potrà aumentare i posti di lavoro o far diminuire il debito pubblico. Siamo tonti, ma non esageriamo…Quanto sta accadendo in alcuni paesi fino a non molto tempo fa considerati laici e costituzionali (anche se non molto democratici) deve farci riflettere.

Il paradosso della democrazia

Se una presunta maggioranza popolare desiderasse un governo antidemocratico (l’uomo della provvidenza è sempre attraente) e potesse modificare la costituzione a proprio piacimento, la democrazia cesserebbe di esistere.  Allo stesso modo se una presunta minoranza si opponesse, cesserebbe di essere democrazia in quanto andrebbe contro alla volontà della maggioranza. E’ il paradosso della democrazia, che si risolve solo grazie ad una costituzione rigida, che stabilisce dei paletti inviolabili anche per una eventuale maggioranza popolare.

Esempi di questo sono verificabili in paesi a maggioranza islamica nei quali un partito porta i leader religiosi al potere, disconosce la laicità dello Stato, instaura una teocrazia e magari in nome di una costituzione materiale “de facto”, smantella la Costituzione stessa. Il popolo lo vuole? Allora tutto è possibile. Ma quando mai...  

Recentemente in un grande paese mediterraneo, solo l'esercito con un intervento armato, è rimasto a baluardo di questi principi. Rischioso il giochino. No grazie… In base a questo ragionamento qualsiasi nefandezza potrebbe diventare diventa giusta, legittima, possibile. Non è così, e la storia del 900, un secolo più difficile nella storia della razza umana, non può e non deve essere dimenticata.

La democrazia è una forma di convivenza e di governo basata sull’uguaglianza e sulla libertà di tutte le persone, senza distinzione.

Per questo non possiamo ammettere deroghe ai principi costituzionali, ne in nome di prassi consolidate, che ne consiglierebbero la deriva, ne in nome di leggi ordinarie, che muovendosi all’interno del dettato costituzionale, potrebbero scardinarne dall’interno i principi ispiratori.

Con ciò non sia detto che non si possa discutere di riforme costituzionali, ma ciò sia fatto nei modi e nei limiti che la carta costituzionale già prevede. Tenendo conto che alcune parti di questa non sono modificabili, nemmeno con leggi di riforma costituzionale.  

È la base di uno stato di diritto, ma forse vale la pena ribadirlo per non cedere alle sirene di una propaganda che rischia di diventare pura e semplice menzogna, che rischia di far credere che il popolo può decidere su tutto, sui diritti inviolabili, sulla libertà degli individui, sull’uguaglianza e sulle opportunità.

Modificare questa norma indebolirà tutti i diritti costituzionali: il diritto all'uguaglianza e alla libertà di culto, il diritto alla salute e alla libertà di cura, il diritto ad una istruzione pubblica, alla libertà di pensiero e di stampa; tutti i diritti costituzionali potrebbero restare pallidi ricordi di un tempo sprecato.

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