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Il sindaco nella fontana (5) . Preoccupanti presagi

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Il sindaco nella fontana (5) . Preoccupanti presagi


Buon fine settimana cari lettori.

Ci siamo lasciati con uno straziante urlo che forse vi ha fatto immaginare un ulteriore cadavere eccellente. No, tranquilli! Era solo la cuoca della festa di Palbena che, risvegliandosi dal sonno chimico dell'ansiolitico somministrato per sedarne le intemperanze emotive, aveva deciso di continuare a manifestare in maniera scomposta il trauma dato dalla vista del corpo della Diavolini all'interno del forno a legna dove doveva cuocere la sua nana in porchetta.

Lo Sgricci (il Leo) dopo aver accusato i nostri 4 protagonisti dell'omicidio della sua editorialista migliore, e dopo aver perso completamente il controllo sulle proprie reazioni, era stato lungamente interrogato per ricostruire nel dettaglio le ultime ore della sfortunata (e improvvisata) opinionista web. L'ultimo ad averla sentita telefonicamente era stato proprio lui, 2 giorni prima che si svolgesse la festa a Palbena e, presumibilmente, era deceduta più o meno nelle stesse ore in cui la stessa sorte era toccata al sindaco.

Comprendo che per alcuni di voi sarebbe stimolante pensarlo come l'assassino di entrambi, magari immaginando un'appassionata storia d'amore fra il sindaco e l'ex assessora che aveva scatenato l'otelliana reazione omicida dello Sgricci. Vi devo deludere con mia somma soddisfazione. La vostra vocazione da novelli Iago è tanto brocciona quanto banale. In questa storia i corni si fanno e si portano solo nella speranza di non essere il prossimo morto ammazzato. E se volete conoscere le news sulle storie sessualmente attizzatorie... le sfumature di tutti i cavoli di colori che vi pare leggetevele da un'altra parte, ciaccioni!

In questo preciso momento Bruno e Franco sono al cospetto dell'Ispettore Lampo in questura. Convocati urgentemente, e con il tono di chi non prende in considerazione l'ipotesi di impegni preesistenti, per essere interrogati riguardo i messaggi dell'omicida (o di chi ne fa le veci) e in merito alle rispettive conoscenze sui fatti occorsi alle due vittime (e che ci vogliamo fare? Formalmente le forze dell'ordine si esprimono così!)

Capitolo 5 

Preoccupanti presagi

- Prego accomodatevi - iniziò Lampo con finta benevolenza - fate pure con calma, siamo qui per servirvi.

- Scusi ispettore - reagì Marco rilanciando alla finta benevolenza con un sorriso di circostanza piuttosto forzato - non sapevamo di dover essere a disposizione delle legge 24  ore su 24. E d'altra parte ci siamo mossi appena possibile.

- Come no? Ma certo! E i vostri compari? - la scelta della parola compari al posto di "colleghi" o "amici" implica, ovviamente, un dubbio circa la natura innocua del rapporto fra i nostri 4 protagonisti ma espresso senza lanciare accuse o sospetti in maniera diretta. Ciò rende l'interlocutore impossibilitato a reagire apertamente con stizza nonostante il fastidio provocato dall'allusione. Si sentirà attaccato senza avere nessuna motivazione per rispondere per le rime al "comunicatore" con tanto di diploma in programmazione neuro linguistica preso durante la pausa animazione alla gita di gruppo della parrocchia.

Il trucco però funziona male con quelle rinomate forme craniche a organo genitale che contraddistinguono i tipi come Franco.

- Oh ispettore! 'Un n'ho mica sposato ne quello ne quel'altro. Se 'n siete capaci a trovalli voi che siete la polizia si vorrà dire che ve dovete 'mpegnare un pochinino de più. O no? So 'na sega io 'ndo sono quel'altri due! Saranno ma 'ndo gni pare! Compari de che? 'n se va mica al giro 'n quattro come le donne a' cessi! Che vorrebbe 'nsinuare scusi...

Imparate cari lettori! Le tecniche comunicative ambigue e manipolatorie si neutralizzano sputtanandole o, in alternativa, utilizzando il paradosso.

Questa dritta vi potrebbe servire in alcuni casi:

A) Nel caso in cui vogliano vendervi qualcosa facendovi prima sentire in colpa perché non ce l'avete ancora:

"Cara signora lei ha a cuore la salute dei suoi familiari"

"Certo che sì!"

"E allora come mai non ha ancora il trita batteri multiplo che stermina tutti i germi da qui all'eternità?"

Non annuite quando vi chiedono se siete interessati al benessere dei vostri familiari, rispondete che sperate che schiattino prima possibile per farvi una vacanza lunga 40 anni in una spiaggia caraibica 

B) Nel caso in cui vogliano spillarvi del denaro per cause o  categorie di persone verso cui non provate proprio nulla o verso le quali il vostro interesse è inesistente:

"Signora, un attimo solo del suo tempo: ha qualcosa contro i coprofagi perversi?"

"Ma certo che no!"

"Ma grazie! Potrebbe sostenere la nostra associazione con un po' dei soldi che ha nel portafogli?"

Non abbiate paura di sembrare razzisti, sessisti, coprafagisti, fascisti, etc. E rispondete semplicemente che contro i coprofagi perversi avete le camere a gas

Mentre lo fate osservate le espressioni inebetite dei venditori (spesso anche assicuratori, promotori finanziari e prestadenari addetti a suscitare il bisogno di scozzare i testicoli per allontanare la sensazione di sfiga con la quale ti impestano la giornata), osservateli mentre  il processo mentale appreso a memoria si inceppa e annaspano alla ricerca di una tecnica comunicativa risolutiva. Non c'è nulla di più divertente. Tanto divertente che, quasi quasi, 10 cent. glieli offrireste per il divertimento che vi hanno suscitato.

Gli esempi, solo un po' adattati, vi potrebbero servire anche in ambito familiare con mogli o amanti piuttosto manipolatorie che usano tecniche simili a queste per ottenere da voi alcuni servigi che, senza l'uso delle suddette tecniche, vi sareste ben guardati dall'offrire.

Le tecniche comunicative (soprattutto di questo tipo) sono studiate e tarate sulla maggioranza del gregge da psiconeurofantatuttologi affetti da manie di controllo telepatico della popolazione umana.

Non funzionano su quelli che per un motivo o per un altro escono dalla media. E Franco, ormai l'avrete capito, si discosta ampiamente dalla media per caratteristiche personologiche e, soprattutto, per livello intellettivo. Mentre noi ci dilettavamo nel tentativo di neutralizzare gli squali della vendita piratesca, lui continuava imperterrito a distruggere le tecniche di interrogatorio di Lampo:

- ...sarebbe bene caro il mi' ispettore che se avesse qualcosa da dicci lo dica senza giracci troppo 'ntorno!

- Mi ha frainteso guardi!

- E come no? ...io fraintendo! - La provvidenziale entrata in scena di un agente che si avvicinò per comunicare qualcosa all'orecchio di Lampo, interruppe la seconda esplosione di stizza di Franco.

Dopo aver ascoltato, l'ispettore si rivolse a Marco e Franco allargando le braccia con fare rassegnato:

- Mi comunicano che i vostri due colleghi...

"Ah, ecco! Bravo il mi' Furmine! Colleghi è meglio vai..." boticò fra se e se il soddisfattisimo Franco.

- ...sono stati rintracciati all'uscita del museo di via XX Settembre. Stanno aspettando l'apertura per un servizio su uno, un tizio, coso... quello che abita lì!

Una tossettina nervosa interruppe la frase a metà. L'agente si protese nuovamente verso l'orecchio di Lampo che dopo aver ascoltato si rivoltò bruscamente verso il suo inferiore:

- ... Oh che ho detto io? - irritato girò di scatto la testa verso Marco - conoscete per caso un certo Vasari? Vasari Giorgio? Mi dicono che aspettano l'apertura del museo per intervistarlo.

Marco, che aveva tentato in ogni modo di prevenire la straordinaria minchiata appena uscita dalla bocca di Lampo, alzò gli occhi al cielo e, disarmato, si prese la testa fra le mani. E ne aveva ben donde.

La relativa indignazione di Franco fin lì, esplose in tutta la sua forza. Erano due anni, dall'estate del 2011, che Franco sfornava articoli e commenti sull'inettitudine che l'amministrazione aretina aveva dimostrato nelle celebrazioni del cinquecentenario della nascita di Giorgio Vasari.

Due anni in cui aveva costantemente sottolineato come l'ignoranza possa far perdere occasioni imperdibili e come l'ignavia e la tendenza all'approssimazione possa far scivolare un'intera città nelle grinfie dei peracottari. La città che aveva dato i natali ad uno dei maggiori architetti e pittori del manierismo italiano, che aveva accolto le spoglie del primo storico dell'arte, aveva praticamente snobbato qualsiasi forma di celebrazione mentre, in Italia ed in Europa, si susseguivano eventi, convegni ed iniziative in onore di un nostro concittadino.

E tutta la sua rabbia esplose nella faccia dell'ispettore che ebbe la sfortuna di essere tempestivamente edotto sull'identità di tal Giorgio Vasari in maniera piuttosto traumatica.

Non c'è di che stupirsi, in realtà. Gli aretini per forma e per sostanza (lo abbiamo già visto) tendono a disconoscere con disprezzo chiunque, fra di loro, abbia talenti, doti o capacità che lo portano ad emergere.

Fosse anche dopo 500 anni non sono in grado di perdonare, a nessun aretino l'impudenza, di essere diventato famoso lasciando nell'ombra tutti quelli che, per indiscusso merito, appartengono alle 9 categorie di aretini già ampiamente descritte.

Se si esclude il tifo per alcuni cantanti perlopiù noti negli anni '80 (quelli in cui piaceva anche Alan Sorrenti, tanto per capire il genere...) o per alcuni discutibili personaggi da reality show, gli aretini hanno sempre allontanato e disconosciuto quelli che avrebbero dato lustro alla città e, se proprio non potevano allontanarli, hanno fatto in modo di lasciarli dimenticare, relegati ad una funzione toponomastica inspiegabile per i più.

Nulla di che stupirsi. Molto su cui riflettere prima di venirci ad abitare o prima di avere la sventura di nascerci.

Comunque, dopo una lezione ultra concentrata su Vasari e dopo 20 minuti di recriminazioni e possibili soluzioni fantasiose sul futuro lavoro dei nostri consiglieri, sindaci e vice, assessori e funzionari, Franco decise che aveva finito e che la parola poteva essere ripresa da colui che, in teoria, ne aveva davvero diritto (anche se averne diritto non significa sempre essersi meritati di averlo).

L'ispettore Lampo riassunse brevemente e con chiarezza i passaggi delle giornate in cui, ad Arezzo, erano stati ritrovati ben due cadaveri. E non di cittadini qualsiasi, ma di due esponenti della politica locale.

Se si parte dal presupposto che in questa città gli omicidi sono rari quanto i cinquecentenari di personaggi illustri, si comprende anche le difficoltà emotive e operative in cui l'ispettore Lampo sembrava trovarsi. Se poi si considera che i defunti erano pure personaggi istituzionalmente noti si capirà anche quanto vicino fosse, il nostro povero poliziotto, ad un prepensionamento per sopraggiunti impedimenti di origine nervosa.

Soprattutto si comprenderà anche che, avendo a disposizione quattro personaggi singolari, l'occasione di farli diventare capri espiatori era piuttosto ghiotta e - diciamolo - piuttosto scontata. In realtà, dopo le due esplosioni caratteriali di Franco, Lampo aveva ridimensionato il proprio ego militareggiante e, misericordiosamente aiutato da Marco, aveva riacquistato anche una parvenza di istituzionale autorità.

- Quindi lei ispettore ci sta dicendo che siamo sospettati? Che noi quattro potremmo essere accusati di omicidio? - azzardò Marco sperando vivamente che Franco fosse troppo preso dallo scorno a Vasari per ricominciare a sbraitare.

- No! No davvero! - si affrettò a sottolineare l'ispettore - Sto dicendo che risulta essere alquanto curioso che i cadaveri delle vittime siano stati rinvenuti sempre da qualcuno o da tutti voi. Una rapida indagine ci ha portato a leggere alcuni vostri pezzi giornalistici che non  appaiono, ad una prima analisi, particolarmente favorevoli ai due deceduti.

- Tanto breve, se c'era da leggere, l'indagine 'un pole esse' stata... - Franco non sembrava essersi completamente calmato

-  Prego? -

- Niente... e comunque, signor ispettore, se si dovesse sospettare di quelli che fanno servizi giornalistici contro l'amministrazione o contro uno dei suoi membri si dovrebbe anche esplicitare il movente in maniera un pochettino più coerente. Se io scrivo che il sindaco è un incapace non sarà più probabile che è lui a volere me morto e non il contrario?

- Lei dice? - Vai col furmine!

- Lui dice! Ma sembrerebbe meglio a tutti che qualcosina la dicesse lei! - Anche Marco cominciava ad averne abbastanza. La sua flemmatica pazienza sembrava vacillare nei meandri della nebulosità del pensiero lampesco.

- Per intanto... - protettore della lingua italiana fulminalo - ...provate a spiegarmi il senso dei due bigliettini.

Marco tirò fuori dal portafogli i due fogli gialli trovati accanto ai corpi delle vittime ed un post it fucsia a forma di cuore, che Franco osservò con un misto di distacco e di disprezzo pensando al cattivo gusto che Giorgina sembrava esibire di tanto in tanto, in cui Bruno aveva velocemente trascritto le parti mancanti del primo verso.

Ecco il primo completamente ricostruito:

Pazzi, sudditi miei,

or contenti sarete.

Tutti saper volete

il nome della nostra gran città; ora, ve lo prometto, si saprà.

Vengano innanzi a noi

i sei pazzi novelli

E il secondo:

Come il mio viso è bello,

è vago il mio cervello.

In ogni mia struttura

un miracolo son della natura.

Perché il mondo non è degno di me, perché nessuno

conosce il merto mio,

perché non sono io

dalla gente malnata

quanto basta servita e rispettata.

Marco dette il tempo a Lampo di rileggere i versi. Poi spiegò:

- Quando Orsini, Bruno, sosteneva di fronte a lei che se c'è un omicida è un assassino con il senso dell'umorismo, lo affermava perché questi versi sono tratti da un dramma comico scritto da Carlo Goldoni nel  1750. S'intitola: "Arcifanfano il re dei matti".

- Arcifanfano? - Lampo, pur non volendo sorridere si scoprì incapace di trattenersi - mi state dicendo che quest'opera si intitola proprio così? Cioè, proprio con ...fanfano?

- Esatto! Questi biglietti sono un palese messaggio. Il primo, quello ritrovato vicino al corpo del sindaco è, per l'appunto, un verso cantato da Arcifanfano, il re di una immaginaria città senza nome abitata da pazzi. In questa città cercano accoglienza 6 personaggi che, proprio perché pazzi ognuno di una particolare follia, vogliono diventare sudditi del re Arcifanfano che governa i migliori pazzi esistenti! La coglie l'allusione ispettore?

- ehhh - Lampo aggrottò quel poco di spazio frontale che aveva tra gli occhi e lo scalpo, sospirò pensoso e verbalmente partorì un bel... - No!

- Bada che è strano eh?

- Franchino per piacere, anche te! I primi due morti, quindi, sono Arcifanfano (il sindaco/re dei matti) e Gloriosa (Assessore Diavolini/pazza superba). E sa perché le dico che sono i primi due?

- Temo di sì! Perché considerando il re più i sei sudditi il responsabile intende uccidere 7 persone.

- O lo ha già fatto! - concluse tristemente Franco con tono baritonale.

Lo squillo del telefono non fece presagire nulla di positivo. Lampo rispose ed ascoltò cupo la persona all'altro capo del telefono, poi disse soltanto:

- I suoi amici sono qui. La metto in viva voce.

Dall'altro capo la voce stravolta di Bruno annunciò:

- Nella nicchia del giardino di casa Vasari abbiamo trovato un altro cadavere. È Ermete Bonaccia.

L'ex assessore al turismo della giunta precedente ma sempre guidata dal sindaco defunto. Obiettivamente l'assessore meno amato da ArezzoInforma e soprattutto da Bruno e da Lucio che non lo avevano risparmiato di critiche e denunce per alcuni ipotetici e discutibili comportamenti disinvolti sul piano amministrativo.

- È seduto composto dentro la nicchia. Aveva una foto accanto, ve l'abbiamo spedita via mail...

Franco digitava terreo sulla tastiera virtuale del suo tablet. Picchiettò nervoso finché non apparve l'immagine di una statua ripresa di spalle, la scansione della foto trovata vicino a Ermete Bonaccia. Una donna con una cornucopia nella mano destra sembrava allontanarsi controvento girando le spalle all'osservatore.

- ...l'abbiamo inviata a Giorgina che dice di averla già vista e che ci pensa sù poi ci dice. Secondo Lucio è la madonna del grano...

- Sì, ma Lucio 'un vale! La madonna la vede sempre se la sera prima è stato a qualche festa - Figurati se Franco si perdeva l'occasione di sottolineare certi gusti alcolici di Lucio!

Marco, osservando attentamente l'immagine, chiese:

- Puoi girare la foto? C'è scritto qualcosa?

Bruno, dopo una breve pausa, che gli dette il tempo di leggere tutto il verso rispose:

- Sì ragazzi! È Malgoverno, il pazzo prodigo:

(...) io sono

Malgoverno chiamato

perché il mio patrimonio ho consumato. Io stavo allegramente

senza pensare a niente;

ora ho finito il tutto,

e se prima ero bello, ora son brutto

 

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