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S.I.N: verso i 70 anni dalla liberazione di Arezzo.

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S.I.N: verso i 70 anni dalla liberazione di Arezzo.

Un appello affinché il prossimo anniversario divenga un ricordo quotidiano.

Leggendo libri dedicati ai mesi tragici del 1944, il sangue mi bolliva.

Non per la epica su qualche centinaio di partigiani combattenti sparsi nella provincia di Arezzo che in quegli anni contava oltre 320.000 abitanti.

Probabilmente per il comportamento ingiustificabile dei tanti che si erano semplicemente dati alla macchia, preoccupati solo per la propria pelle, in attesa che qualcun altro -italiano o alleato- si esponesse ai rischi del combattimento. Opportunisti che magari si sono dati poi la patente di patriota. Come ricordava uno sfollato,  alle Chiassacce “pareva d'essere pel Corso”.

Sicuramente indignato, anzi sconvolto, dai drammi descritti, una storia purtroppo già letta ogni qualvolta un esercito straniero scorrazza per un paese nemico, e ancor più prevedibile per lo status di traditore che il Nano savoia aveva fatto guadagnare all'Italia.

Certo per la riduzione a “semplici” memorie localistiche delle numerose stragi di civili che hanno bagnato di sangue la nostra provincia nelle settimane precedenti l'arrivo degli alleati.

Anche per la costruzione di una prospettiva storica che imputa ai fascisti repubblichini la totale responsabilità di queste nefandezze.

Non voglio sottrarre al giudizio, per me totalmente negativo, i numerosi assassini che dicevano di agire in nome della Repubblica di Salò, fino a giurare fedeltà a Hitler come le SS italiane. Casomai, ci sarebbe da chiedersi che fine abbiano fatto, quanti di loro abbiano pagato con la fucilazione o carcere a vita una pena commisurata ai crimini commessi.

Quel vigliacco che sparò alle spalle del Brocherel in via Anconetana, al pari di tanti criminali, potè godere di amnistie ed indulti, 1946 e 1953. Priebke, il boia della Ardeatine, compie 100 anni, il 29.7.2013 in libertà a Roma, sotto scorta della questura, senza aver mai chiesto nemmeno scusa. Scelta politica di pacificazione che scontiamo tuttora, nessun colpevole tranne il fascismo: anticipa in un certo senso la successiva e chiara distinzione di Giovanni 23° fra errore ed errante, che tuttavia reputo applicabile per la giustizia divina e non pertinente in casi terreni di abominio. Siamo un popolo con un senso del perdono falsato da 1700 anni di distorsioni vaticane. Si può perdonare questa ferocia?

No, il sangue bolliva leggendo liste con centinaia di nomi di donne, bambini, vecchi e uomini bestialmente trucidati dalle forze armate germaniche.

Mamme, mogli, figlie, zie, nipoti, nonne; padri, zii, mariti, figli, nipoti, nonni.

Con le mitragliatrici, con le bombe a mano, la dinamite, impiccati, fucilati, con la baionetta, bruciati, sotterrati vivi. Deportati in campi di concentramento e dissolti.

Assassini matricolati, fossero delle ss tedesche, della divisione goering piuttosto che  addetti alla contraerea o semplici soldati della wehrmacht. Chianini li ha definiti “unni in Toscana”, mi pare una immagine troppo nobile per queste merde fetenti che tuttora pensano di aver agito bene. Poi fanno i primi della classe, si fottano.

Quando schiantavano i neonati, tirando per le estremità fino a squartarli, davanti alla mamma (Raggiolo, Vallucciole); autori di tante violenze su giovani donne (Bibbiena, Badicroce, Rassinata); immaginarli che lanciavano i poppanti per aria davanti alle mamme e li infilzavano al volo con il pugnale; quando i nazisti si divertivano, da veri sadici quali sono, a straziare le loro vittime nel corpo e nello spirito prima di ucciderle (e anche dopo, come a La Speranza di Anghiari); pargoli fucilati in seno alla madre, come nel caso di Modesta Rossi; adolescenti uccisi col tiro a volo, con tanto di applausi scambiati fra i tedeschi (Valloni, Vallucciole);  giovinette stuprate accanto ai cadaveri di mamma e sorella che avevano tentato una difesa (Frassineto).

Chi ha voluto che dimenticassimo?

Forse per nascondere crimini italiani in Libia, Etiopia, Albania, Grecia, Jugoslavia? Forse per tacere sui crimini sovietici? In nome della difesa dell'occidente, per cui i tedeschi servivano col loro anticomunismo? I tedeschi hanno beneficiato dall'oblio imposto sui massacri perpetrati sui civili (e sui militari) italiani.

Col risultato di una memoria mutilata, fino a dimenticare persino i soldati dispersi, caduti, feriti, internati perchè residui del fascismo.

Con un incomprensibile divisione nel estremo sacrificio fra decorati e non, come se la morte di alcuni partigiani valesse meno rispetto ad altre?

Dedicare scuole e strade a pochi e ignorare gli altri?

Negli anni '60 e '70 sapevamo veramente poco delle stragi contro la popolazione, forse per l'imbarazzo mai risolto delle responsabilità partigiane. Oggi i cittadini ne sanno forse meno e certo male. Esempio, dei preti che sono morti coi parrocchiani, coi sofferenti: anche questa una memoria scomoda per chi ne fa uso propagandistico.

Io non intendo “processare” errori,  tattici e politici, che possono avere causato rappresaglie: col senno di poi è profondamente ingiusto, chi ne ha avuto parte ha dovuto convivere con gli esiti delle sue scelte, e mi pare un dilemma atroce; non voglio pensare ad azioni partigiane che volessero suscitare azioni contro i civili, ma è la retorica del vincitore che mi instilla dubbi sulla buona fede attuale e passata.

La ossessione di inserire il suffisso fascista alla matrice delle stragi di civili: erano i tedeschi a “premere” il grilletto, credo che la ricerca storica abbia documentato come i crucchi non avessero  considerazione dei repubblichini.

Nel loro piccolo, basta ricordare come nella strage di Civitella furono uccisi anche tutti i fascisti e lo stesso segretario politico, a Marzana  -insieme agli altri- i tedeschi uccisero un fascista ospedalizzato, anzi gli dettero fuoco da vivo dopo aver visto la divisa.

Poichè la guerra civile evidenzia le caratteristiche di ognuno, non posso ignorare episodi  di ex-squadristi che nutrono i partigiani o quei casi in cui elementi locali condussero i tedeschi al luogo della rappresaglia: tuttavia non valgono come generalizzazioni.

La rappresaglia non è un diritto, ma una scelta, un metodo di controllo del territorio ostile tramite il terrore. Terrore che non ha impedito alla popolazione di nascondere i partigiani combattenti e sostenerli, pur conoscendo i rischi.

Questi sono patrioti.

In generale.

Non lettere su una lapide.

Leggete questi nomi e onorateli ogni giorno, col comportamento.

Purtroppo ne scontiamo il risultato odierno: una profonda ignavia di cittadini non coinvolti nelle vicende del nostro territorio, anche verso chi massacra i nostri diritti, dai criminali alle mafie alla diffusa illegalità quotidiana. Colpevoli di un evidente disinteresse.

Per questo auspico che questi mesi che ci separano dal 70° vengano usati dalle scuole (quanti bimbi sanno perchè le loro scuole si chiamano Curina, Borri etc etc?), dalla società per intraprendere un percorso di recupero e mantenimento della memoria di quei fatti orribili che sono alla base della nostra repubblica e dei suoi valori, ma sopratutto devono essere ben chiari nel nostro personale bagaglio.

Altro che i reality-show di 'sti coglioni..............

 

Sono Incazzato Nero

Alessandro Ruzzi

 

ps: coloro che volessero darmi di fascista, revisionista, nazionalista, sciovinista, fancazzista, milanista, altro-a-scelta.ista trovino una forma sintetica per farlo, in considerazione di chi ospita questo pezzo.

 

 

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