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DDL OMOFOBIA, NO A PROVVEDIMENTI ILLIBERALI

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DDL OMOFOBIA, NO A PROVVEDIMENTI ILLIBERALI

 

 

Benjamin Constant così definiva la definizione di libertà: “diritto di ciascuno di dire la sua opinione, di scegliere la sua industria e di esercitarla, di disporre della sua proprietà e anche di abusarne; di andare, di venire senza doverne ottenere il permesso e senza rendere conto delle proprie intenzioni e della propria condotta”. In tutt’altra direzione, invece, va il Ddl sull’omofobia! Questo, in effetti, suona così: “Tu sei libero di esprimere la tua opinione, ma a condizione che essa sia conforme con ciò che noi abbiamo deciso per te. Noi scaveremo nei tuoi pensieri, ti faremo obbedire dinanzi ai dogmi e non dovrai più dubitare, porti tante domande. Sarai finalmente libero e la tua libertà sarà sotto il nostro controllo affinché tu non arrechi danni alla società.” Scenari da “1984” di George Orwell: “la libertà è schiavitù.”

La legge sull’omofobia è chiaramente un’occasione mancata, un appuntamento mancato per una legislazione avanzata e liberale; contro tutti gli auspici della vigilia, il Parlamento ha prodotto un mostro giuridico che recita più o meno così: "Chiunque incita all'odio, all'intolleranza etc [evidentemente, verso gli omosessuali]. è punito con la reclusione etc.". Al che, sorge spontaneo un interrogativo: ma tutti quelli che, per qualsiasi orientamento etico, si oppongano al matrimonio gay, all'adozione gay si possono definire intolleranti, incitatori di odio? La legge non distingue ... quando dovrebbe! La mostruosità della norma (peraltro partorita dopo febbrili, quanto poco produttive trattative parlamentari) risalta: invece di una norma a tutela delle violenze fisiche e morali subite dalle persone omosessuali, siamo all’ennesimo (e da nessuno auspicato) reato di opinione!

Alla faccia di Voltaire, quando diceva: "Mi batto anche perchè tu possa esprimere le Tue idee anche se non le condivido ...".

E’ evidente, infatti, che la norma attuale è formulata in modo talmente ampio da permettere al Giudice di considerare reato anche il puro dissenso riguardo il matrimonio gay! Alla faccia delle discussioni e delle controversie, che (piaccia o no) l’argomento suscita! Alla faccia della circostanza che su temi come matrimonio, adozione gay, teoria del genere etc. non esiste un idem sentire presso l’opinione pubblica! Alla faccia poi degli stessi fondamenti della democrazia, che, per antonomasia, presuppongono il confronto tra idee contrastanti ed hanno nel pluralismo il fulcro del dibattito pubblico.

Si dice “combattere l’omofobia è un dovere morale”! Ma ricordiamoci che, dietro ogni dovere morale, c’è almeno un diritto calpestato; come dietro ogni legge che impone vincoli, ostacoli all’azione umana, c’è il soffocamento della libertà individuale.

Abbiamo chiaramente oltrepassato il confronto tra favorevoli e contrari al matrimonio gay: dopo un assurdo vuoto legislativo durato troppo tempo, dopo sterili e inutili confronti tra clericali, anticlericali e qualche associazione gay, con la questione omosessuale agitata (alle spalle delle stesse persone omosessuali) solo per buttare benzina nel fuoco delle solite e stantie polemiche quotidiane, ora all’improvviso ci ritroviamo una bruttissima legge, di impianto giacobino, che, se approvata, rischia di generare altre storture e iniquità giudiziarie, come le tante leggi nate sull’onda dell’emergenza, del sentimento, ma senza ponderazione (vedi leggi sulla violenza delle donne e dei minori: vedi STEFFENONI, Presunto Colpevole, Chiarelettere, 2010).

Alla fine, a fare davvero le spese di questa inutile e dannosa legge, non sono gli omofobi, ma coloro che si pongono domande e non accettano risposte preconfezionate, ovvero chi non ama l’obbedienza e si sente uno spirito libero. Paradossalmente, per il suo gretto ideologismo, che sconfina nel razzismo morale, questa legge produce discriminazione … a rovescio! Contro chi non si allinea al conformismo e al confessionalismo di un “pensiero unico”!

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