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Sono incazzato nero: comune di Arezzo, aretini e invalidità.

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Sono incazzato nero: comune di Arezzo, aretini e invalidità.

Ipocrisia? Stupidità? Visioni? Oppure....

 

Mi riferisco a quanto il sindaco Fanfani e il suo assessore ad-personam Dringoli hanno detto davanti a telecamere, microfoni e taccuini durante l'incontro con Ilaria Bidini, una disabile che ha illustrato le difficoltà che incontra per accedere ad alcuni esercizi aretini con la sua carrozzina elettrica.

Il gatto e la volpe, con facce da circostanza, hanno tenuto l'incontro ai tavolini di un caffè cittadino, cui avevano invitato la stampa locale. Hanno elogiato, perfetti promoter istituzionali, un locale che ha messo una passerella per facilitare l'ingresso a carrozzine e simili; si sono fatti fare le foto con il titolare e poi hanno pontificato, tale è il loro stile da oltre sette anni.

Cito: sono consapevoli della rilevante problematica delle barriere architettoniche, intervengono per adeguare i percorsi; dicono che è un problema di legislazione, ma che l'amministrazione deve sensibilizzare tutta la città.

Le istanze di Ilaria Bidini sono più che legittime, tuttavia l'atteggiamento dei commercianti è un fatto personale: se un esercente non facilita l'ingresso di un disabile fa autogol, è sufficiente che gli avventori se ne rendano conto e lo boicottino.

Ma è l'atteggiamento istituzionale quello che conta:

-accessibilità alle sedi,

-adeguata attenzione degli uffici,

-fattiva politica di sostegno alle famiglie svantaggiate.

Ad Arezzo nessuno di questi tre punti gode di considerazione e fatti da parte di Fanfani e Dringoli in primis.

Quella che segue è la cronaca delle avventure di un disabile aretino, a metà condizione fra un cittadino normodotato ed un cittadino con una forte disabilità, quale credo Ilaria Bidini.

Oggi 22 luglio è giornata di consiglio comunale, occasione ideale per esprimere il proprio disprezzo verso gli sproloquiatori.

Il mio cittadino, invalido al 100%, inizia il suo percorso al momento in cui un assessore lascia casa per dirigersi in comune per partecipare al consiglio.

L'invalido prende la sua utilitaria, ingente spesa recentissima pel cambio automatico, e si dirige verso Palazzo cavallo. L'assessore ha già parcheggiato davanti gli scalini del Duomo, dove non si potrebbe.

L'invalido chiede indicazioni ad un vigile davanti all'ingresso principale del comune, questi lo invita parcheggiare proprio lì e si offre di aiutarlo per raggiungere il palazzo comunale, cortesia umana più che professionale.

Come spesso capita, il disabile preferisce fare da solo, è una questione di dignità e di esercizio: poro bischero, così impari!

Si trova davanti una passerella malconcia con inclinazione proibitiva (la legge non si applica per il comune?) e con un solo corrimano. Arrivare davanti alla portineria è esercizio degno degli addestramenti dei marines, ma lì si trova un ascensore. L'ascensore è fuori servizio (da quasi un anno), l'addetto alla portineria si offre di accompagnarlo a prendere l'altro ascensore, dall'entrata di via Ricasoli. Ma il disabile è capatosta, sono 100 metri faticosi, con la strada in dislivello, una pavimentazione non idonea, i mezzi parcheggiati, le auto che sfrecciano.

L'ascensore non ha indicazioni, l'invalido pigia a casaccio fino a quando non arriva al piano giusto.

Va verso la sala del consiglio comunale, si affaccia, ma la riunione è già iniziata.

Sollecita l'attenzione di tre consiglieri di opposizione che lo raggiungono nell'anticamera; li illustra il suo malessere davanti a parole così irrispettose della realtà pronunciate dai vertici della giunta.

Nel frattempo il consigliere Stella passeggia in anticamera spandendo il fumo della sua sigaretta con classe, evidentemente in comune si può fumare oppure qualcuno può farlo.

Concluso lo sfogo, il disabile prende il percorso inverso, si ferma al bar e comprende un motivo in più sul perché la comparsata non si è svolta nelle sedi istituzionali: solo persone in perfetta efficienza fisica sono ammesse, anche al bar ci sono gli  scalini. Non ne fa una colpa al gestore, via Ricasoli è aperta al traffico e non può mettere una pedana di traverso; poi chissà cosa avrebbe da ridire la soprintendenza proprio davanti.

Lo sventurato torna verso la sua automobile dove arriva col fiatone, dopo un'ora e mezzo.

Questo aretino invalido può fornire evidenti esempi che confutano le parole del sindaco e del suo assessore preferito.

Preciso che il cittadino disabile ha ricevuto dallo Stato le agevolazioni conseguenti alla verificata invalidità del 100% fra cui spicca una pensione d'oro di inabilità, circa € 270 mensili.

Dal comune di Arezzo il cittadino disabile ha ricevuto soltanto pesci in faccia:

1) non è prevista alcuna tariffa agevolata o riduzione di addizionali Irpef per le famiglie con   un disabile al 100%;

2) l'abbattimento delle barriere architettoniche segue norme comunali e richiede una scia predisposta da un tecnico abilitato,  anche per lavori di questo tipo eseguiti interamente in una proprietà privata;risulta previsto un contributo gestito dal comune di Arezzo in base a disposizioni regionali cui accedere con la presentazione di una domanda, corredata di numerosi allegati con marca da bollo.  Questo cittadino risulta 13º e  ultimo nella graduatoria dove i nominativi in graduatoria hanno tutti un elevato coefficiente di necessità; la lista ha validità biennale, ma gli dicono che non ci faccia la bocca. Già da anni solo i primi due o tre ricevono il contributo, gli altri restano becchi e bastonati;

3) il cittadino ha scritto il 27 settembre 2012 all'ufficio competente segnalando lo stato di      difficoltà provocato da alcuni marciapiedi: è stato costretto sollecitare una risposta     interessando direttamente anche l'assessore Dringoli; a tutt'oggi nessuno si è degnato di dare seguito alla richiesta di quel cittadino.

4) allo sportello unico il disabile aspetta la sua brava oretta, come tutti gli altri utenti; ma la    sua giornata non ha 24 ore, perchè il tempo vola nelle attività più banali e basilari.

Allora, basta mettersi d'accordo: se la maggioranza decide che gli ultimi devono restare ultimi,  le risorse vadano ad altri.

Ma la presa di culo non è carina.

Voglio dare un nome a questo atteggiamento: mentono sapendo di mentire, o sono ignoranti o dementi, o hanno le visioni causate da acido e fumo, oppure questo cittadino è un bugiardo.

A casa mia, tertium non datur.

Per evitare malintesi ed infingimenti, questa lettera completa del nome del cittadino e dettagliata sugli esempi viene inviata a Fanfani, Dringoli via Pec e ai tre consiglieri che hanno ascoltato lo sfogo.

 

 

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