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APOLOGIA DELLA BELLEZZA

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APOLOGIA DELLA BELLEZZA

 

Questa foto, e la frase che la accompagna, sono state postate su facebook qualche giorno fa da Marco Picinotti nel suo profilo (il grado di privacy è "pubblico", ciò mi ha spinto a sentirmi libera di scriverci sopra alcune riflessioni avendo cura di citarne l'Autore). L'ha scattata al riparo dal temporale estivo che si è scatenato su Piazza San Francesco e l'ha postata. Nella sua frase si intuisce la "meraviglia" di essere spettatore di tanta gioia.

Mentre scrivo, il post, ha già raggiunto i 530 fatidici "mi piace" (compreso il mio) e circa 35 condivisioni (compresa la mia).

Mi ha colpito, immediatamente. Mi ha commosso. Mi ha strappato un sorriso.

Mi hanno fatto tanto riflettere il suo successo ed i commenti che la accompagnano.

Abbiamo un disperato bisogno di "bellezza". Questo è quello che si intuisce da tutto questo successo. Siamo immersi nella bruttezza che ci cancella le speranze.

E non ci fermiamo a riflettere che nel momento in cui la bellezza ci invade e rompe gli schemi dell'abitudine al nulla.

Abbiamo un disperato bisogno di vivere la Bellezza.

E loro tre, mentre danzano a piedi nudi in uno dei posti più belli della nostra città, sono belle, senza discussioni. Possiedono la bellezza sana e spontanea della voglia di vivere, la bellezza di essere vivi per quel momento che vivi e che ti appartiene perché sei vivo.

Belle della giovinezza e della spudoratezza che si affianca sempre alla loro meravigliosa età.

Belle di grazia e di leggerezza, di dignitosa nudità che si può permettere solo chi non ha nulla da nascondere. Belle.

Belle di coraggio e di quei sorrisi che si intravedono a cancellare il grigiore della pioggia.

Belle senza discussioni perché la bellezza non si discute: si vive!

Belle che ti entrano nell'anima a scaldarti il cuore. Belle, che ti invitano ad imitarne il gesto per strappare al tempo la ragione degli scopi superiori e dei "se", dei "ma", dei "forse", dei "potrei", dei "magari domani", del "ma se poi".

Belle che ti regalano il ricordo della pioggia d'infanzia sul corpo infreddolito e reattivo.

Belle ad inventarti la voglia di essere giovane anche adesso e bambino anche domani.

Belle a ricordarti che è bella la pioggia, e il freddo, e il caldo, e la neve, la grandine, il sole a picco, la nebbia, il vento…

Belle a risvegliarti il sogno di ballare senza timidezza, di amare senza trattenersi, di cantare se sei stonato e di ululare alla luna, di giocare agli indiani, di fare a cuscinate, di baciare tuo padre, di farsi coccolare e di sputarsi i semi del cocomero.

Belle da lasciar andare le lacrime mentre scrivi il commento, a ricordarti che sei vivo e che la vita è propria quella. E che la bellezza è tutta lì: nella sfrontatezza di viverla.

 

Grazie.

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