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Il sindaco nella fontana (4)

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Il sindaco nella fontana (4)

Dopo il sindaco anche la Diavolini, ex assessora alle pari opportunità. Lui nella fontana, lei nel forno di Palbena. Entrambi trovati morti in circostanze del tutto casuali, ma certamente sospette, dai nostri protagonisti che ormai, gioco forza, da tre che inizialmente erano sono diventati 4 (mio malgrado) per la prepotenza e il successo che Lucio ha riscosso.

Tale inaspettato successo di pubblico mi costringe con disappunto a farlo diventare parte integrante del racconto e a evitare che diventi la vittima di un omicidio (come sarebbe stato mio vivo e vibrante desiderio). Posso solo promettervi che tenterò di limitare la sua ipertrofica tendenza a prendersi lo spazio che non gli compete e proverò a farvelo rimanere così antipatico che mi chiederete a gran voce di farlo sparire.

Troppo l'entusiasmo di Lucio nell'essersi riconosciuto fra i personaggi per togliergli la soddisfazione di rendersi ancora più simile ad un fumetto nei prossimi episodi.

Un piccolo chiarimento fra umani (ammesso che riesca ad identificarcisi): l'uso del termine "cazzone" rivolto alla mia persona indica quanto lontano tu sia dal conoscere le realistiche misure dei miei organi sessuali; credimi non puoi sfidarmi sul quel terreno (salvo provvidenziali interventi esterni).

Ma potresti anche riferirti a questo organo per prenderlo a spunto simbolico della forma della mia testa. Al che ti inviterei a evitare discorsi "ad mentula canis" e tener di conto che quei porcai di magliette che indossi sono porcai indipendentemente dalla marca che hanno stampata sopra. Fattene una ragione e vestiti da 40enne invece che da fumetto in fase adolescenziale. Coglione!

Comunque: i 4 giornalisti, convocati a Palbena per il terzo compleanno della testata ArezzoInforma, si sono trovati a condividere con un altro cadavere la promettente serata. Viola Diavolini, donna orgogliosamente ricca, personalità di spicco dei gruppi vip della città (formati da tutti quelli con un po' di soldi, perché quelli servono ad Arezzo per partecipare all'esaltante esperienza di far parte del "parochial jet set"), assessora alle pari opportunità nella giunta precedente a quella del "fu" sindaco acquaticamente defunto e fervente sostenitrice dello schieramento opposto, ex bellissima creatura del sesso femminile tenacemente aggrappata all'idea che la bellezza può essere chirurgicamente procrastinata e strappata al normale scorrere del tempo con qualche rigonfiamento labiale e qualche tristissimo stiraggio di pelle. Esclusa brutalmente dalla politica locale (a dir la verità senza troppi rimpianti da parte degli aretini) è da poco passata a fare l'editorialista in una videotestata web (TurbèloTv) in competizione con ArezzoInforma. Il che, lo capirete da soli, getta ancora più ombre sui 4 improvvisati testimoni di delitti che abbiamo lasciato impegnati a ricevere i primi ospiti della festa.

 

Capitolo 4

Madama la Gloriosa

Quando il numero di ospiti, inconsapevolmente invitati ad una veglia funebre, cominciò ad  aumentare, Bruno si allontanò silenzioso e cupo. Aveva addosso le sue macchine fotografiche preferite ed il suo berretto da baseball rosso calzato nella testa mentre saliva la ripida salita scoscesa che portava verso il bosco.

Gli occhiali leggermente pendenti verso la guancia sinistra rimandavano verso il basso, dove si svolgeva la festa, uno strano brillio. Finché anche quello scomparve

- oh dov'andrà?

- Va...

- Oh Solone! - Franco si rivolse con stizza all'espressione concisa di Marco - 'un ti sforzà troppo t'avesse a schiantà un'ernia 'n bocca!

- Va a fare foto. É il suo modo di riflettere e di rilassarsi. E se c'è qualcuno in grado di capirci qualcosa su quel foglietto è proprio lui. Lascialo...

Ma intanto guardiamoci intorno. Il concetto di festa con gente scaraventata a casaccio nell'aia dalla forza di un tornado stava prendendo sempre più corpo.

Il padrone di casa (dell'aia), minuto, nervino, bianco come un sedano, festeggiava il suo compleanno ed accoglieva tutti salutando calorosamente e scappando come un furetto cocainomane in un altro angolo del campo.

Già prima del tramonto la gente si era affastellata in gruppetti scientemente strutturatesi a seconda delle personali predisposizioni conviviali:

1.    in base alla vicinanza dei vari stand gastronomici; chi predilige sostanze liquide, meglio se alcoliche, si siede vicino al banco bevande, vagamente somigliante ai bar delle spiagge brasiliane (quelle che gli improvvisati imprenditori italiani, lasciati dalla moglie per un uomo molto più giovane, pensano di impiantare in Brasile per sfuggire la crisi d'identità maschile e per diventare qualcosina più di "sfigati" nell'immaginario di chi resta in Italia ad invidiarli... credono loro!). Chi ama mangiare, invece, tenderà ad approdare verso le panche adiacenti il tavolo della "ciccia" (che sono anche i posti dai preoccupanti scricchiolii delle panche che accolgono i corpulenti invitati).

2.    Si possono poi osservare capannelli  di individui poco predisposti alle gioie della pancia ma convenuti per il gusto autoerotico di guardare chi c'era, essere sicuri che era importante esserci e possibilmente confrontarsi con tutti gli altri presenti per confermare la propria indubbia superiorità. Lo scopo di assemblarsi insieme, per queste persone, è quello di scambiarsi opinioni, impressioni e valutazioni assolutamente oggettive sui fortunati destinatari della loro attenzione. Regola fondamentale per sopravvivere in questi gruppi: mai staccarsi dal gruppo. Si potrebbero perdere informazioni fondamentali e, non ultimo, appena ci si allontana di pochi metri si diventa automaticamente il bersaglio delle attenzioni del gruppo su citato e delle valutazioni, opinioni ed impressioni di tutti i membri.

3.    Ci sono poi i freeland: baldi ultra cinquantenni che pensano di essere sfuggiti al controllo delle rispettive mogli (illusi... sapeste come sono felici di essersi liberate per una sera della vostra presenza) e che si ingegnano a bere e mangiare (in barba a trigliceridi, colesterolo e colite spastica) e a ballare pateticamente secondo la moda degli anni '80 (l'ultimo decennio in cui era ancora possibile definirli "giovani").

4.    C'è il gruppo alternativo radical chic che quando partecipa ad un festa nell'aia tende a comportarsi come se fosse stato invitato ad una festa hippie. La prima cosa che alcuni di loro fanno è togliersi le scarpe (perché camminare scalzi nell'erba fa tanto informale ed ecologista) e far saettare la lingua con discorsi apparentemente profondi ma completamente scollegati dalla realtà e dal cervello del proprietario della lingua. Fra loro, a volte, donne mal rassegnate alla fine del '68: capelli rasta (però puliti) con abiti dalla strabiliante varietà di colori e olistici stili che vanno dal giapponese all'indiano passando per Prada stringendo l'occhio a Gucci. Danno l'impressione di non aver mai cucinato nulla (e mangiato ancora di meno) che non fosse assolutamente trendysalutistico e si aggirano eteree (con due "e", non vorrei mi si desse anche del maschilista) sorvolando sopra la mediocrità di tutti gli altri.

A qualcuno era pure toccata la sfortuna di essersi scelto un posto accanto ad una consolle (termine pretenzioso a descrivere due caprette con un tavolaccio appoggiato sopra a sostenere un costoso mac e un fu moderno mixer). Il problema vero è che dietro quella consolle c'era Lucio che, non pago di essere un generatore umano di casino, è anche intenzionato a sfracassare la pazienza dei convenuti con musica metal (di sicuro!). Ma tutto sommato uno se ne può andare anche prima che cominci e c'è la speranza che dopo 2 cocktail, vino e vodka il discutibile dj, andando dietro la consolle, faccia un impercettibile passo indietro e si spiatacchi nell'asfalto dopo aver percorso di schiena tutto il greppo che si trova proprio a 50 centimetri dai suoi talloni.

Da quando è arrivata, Lucio sta chiacchierando fitto fitto con la Prof. La psicologa. Bona quella vai! Ma se parla con lei almeno è nel posto giusto e soprattutto la tiene lontana dagli altri.

Una singolare Jazz Band suona musica di sottofondo. Il pianista è uno di quegli uomini a cui la nostra società da' vari appellativi solo per evitare la parola "vecchio" che però, in uomini come lui, suona bellissima. Un uomo che indossa gli anni come armature preziose, senza stanchezza di vivere, con la leggerezza di un bambino che gioca. Suona divinamente, sorride ai suoni che entrano ed escono dalle sue mani e a chi lo guarda incantato. Un prezioso dono la vecchiaia quando produce bellezza!

Quella notte, alla cena (della quale neanche io oserei lamentarmi) seguì musica rock sparata impietosamente e ignominiosamente da un Lucio incoscientemente dimentico che a 50 metri dalla sua consolle giaceva un cadavere. Marco e Franco tentavano, in ogni modo, di apparire naturali ma dentro di loro, con il passare delle ore, cresceva la tensione e la preoccupazione per Bruno che ancora non tornava.

Finalmente, all'alba, anche l'ultimo festaiolo incallito si risolse a levassidatrepassi. Mentre il rumore del motore dell'ultimo invitato svaniva, dalla porta della casa del padrone dell'aia fece capolino la scarsa capigliatura di Bruno:

- Oh, ragazzi. Se ne sono andati tutti? Ho capito, ho capito... questo è un assassino col senso dell'umorismo - sventolava trionfante il foglietto con le poche frasi scolorite quando la frenata di un'auto della polizia andò a sgretolare anche l'ultimo rimasuglio di controllo che conservava integri i nervi dei nostri protagonisti.

- Eccoli vai! - Franco osservava con malcelato disgusto il gruppetto che sciamava da dentro l'auto. L'ispettore Lampo, il presuntuosetto che "...lo so far meglio di voi di sicuro!"  e...

- ...oh quello lì? - e Leopoldo Sgricci, agitato, sudato oltre ogni immaginazione, che gesticolava alla volta dell'assonnato gruppetto di case di Palbena mugugnando:

- Qui ispettore! Era qui che Viola doveva venire giovedì. Mi ha telefonato quando era a  Subbiano, nel pomeriggio, dicendo che sarebbe arrivata di lì a pochi minuti.

Leopoldo (Leo per brevità) Sgricci (portato immeritatamente). Il prestigioso cognome l'ha avuto in eredità dall'avo aretino che, in quanto aretino di nascita, è per principio inviso ai suoi concittadini coevi e futuri nei secoli dei secoli. Questo trattamento gli è però riservato solo da quelli che lo conoscono. Il 90% degli abitanti della città che gli ha concesso i natali  non ha la più pallida idea di chi stiamo ragionando (e mi sa' tanto di essere parecchio ottimista. Ma potrebbe essere un sondaggio in cui impegnare Lucio: otterremmo un articolo e l'opportunità di cavasselo di torno per un po').

Lo Sgricci, il Leo, era un personaggio molto noto nell'ambiente aretino: conduttore per la tv locale, comico, cantante, pubblicitario, cabarettista, dicono un grande "trombeur" de femmes  fu, qualche anno or sono, spodestato dalla conduzione della prima serata nella stessa emittente da tal Bruno Orsini che, per l'appunto, lo sta osservando dal ballatoio delle scale. Non si amano, è comprensibile. L'esclusione lo vide glorioso precursore di una tv web che - nominata TurbèloTv in onore alla sua linea editoriale - vanta il primato di imitare parecchio male Striscia la Notizia ma di avere un consistente numero di seguaci aretini perché perfettamente in linea con lo stile comunicativo di questi ultimi.

È probabile che il povero avo, noto per le sue tragedie, guardasse con tenera sopportazione al discendente che dello spirito geniale del poeta improvvisatore aveva preso poco più che alcune caratteristiche del rimatore da matrimonio.

Ma in fondo pochi sono gli aretini che noterebbero la differenza. Come pochi son quelli che ne conoscono le opere e che saprebbero dove andare ad alzar gli occhi per incontrare la targa che ne ricorda il suo passaggio nella nostra città.

- Miho chi c'è! - lo indicò Lucio puntando l'indice - il gorilla travestito da orso calvo!

Si può dire senza rischiare di venir tacciati di razzismo. Non è una donna, non è nero e non fa il ministro, quindi non si può neanche offendere in quanto non appartenente a categoria legalmente protetta dall'ingiuria.

- Pensa c'avrebbe detto il su' poro trisnonno a vedesselo davanti! - esordì Franco coprendosi la bocca con la mano ed accostandosi a Marco.

- Io penso a quel por'omo di Melpomene che ha educato suo trisnonno... - disse invece troppo forte Marco.

- Oh Ceppo! - voce di donna indignata e puntigliosa - Melpomene non era un uomo era una donna, 'mbecille - per gli aretini questo genere di appellativo per risultare veramente offensivo deve iniziare, rigorosamente, per "M"

- Oh Giorgina! Oh te? Oh che ci fai in casa coll'Orsini?

- Oh Lucio! Oh te come fai a stare ancora 'n piedi dopo una festa? Te, Marco, se tu riandassi 'n pochinino a scuola 'n te farebbe altro che bene! Cidrone! Melpomene... è una donna, la Musa della Tragedia.

- Vai - ironizzò Marco - pensa se non porta sfiga questa. Io chi è non lo so. Lo conosco solo per la scritta sulla casa dello Sgricci.

- "LA" conosci, è sempre una donna...

- Cara signora - la interruppe l'ispettore - se volesse interrompere gentilmente la sua lezione potremmo continuare.

- Buongiorno brigadiere - Lampo si irrigidì sentendosi dare del brigadiere da una donna che gli era rimasta immediatamente antipatica - lo zio Benito sta bene?

- Mi sbaglia con qualcun altro: mio zio non si chiama Benito - Lampo di nome e di fatto si guadagnò così l'imperituro disprezzo di Georgina. Figura che ritroveremo di tanto in tanto e solo per sentirla inveire contro l'inaccettabile ignoranza delle persone verso le cose sublimi prodotte dal genio  umano.

- ...e comunque la presenza di voi tre è significativa. Ci ritroviamo vedo - sentenziò l'ispettore  indicando minacciosamente ora Bruno, ora Marco e Franco. Con lei, invece, ci siamo sentiti ieri mattina se non sbaglio...

- No, non sbaglia... - confermò Lucio

- Certo che no! - ...e ci mancherebbe pure -  Resta da capire come mai siete qua.

I nostri amici impiegarono non poco a far capire all'ispettore che la loro presenza era giustificata da un appuntamento annuale che si svolgeva lì da ormai tre anni. In qualche modo ci riuscirono.

- Durante questa presunta festa...

- Non è presunta signore - volle puntualizzare Bruno - la festa si è svolta regolarmente senza presunzione di svolgimento.

- In che senso scusi?

- Niente ispettore, niente! Prosegua...

- Stavo dicendo: durante questa festa qualcuno di voi ha visto la scomparsa dottoressa Viola Diavolini?

Silenzio e panico.

- Allora?

Giorgina, che aveva saputo tutto da Bruno, tossicchiò nervosamente.

- Dica... - la coinvolse Lampo.

- È nel forno - disse lei indicando il luogo esatto - morta!

Lo Sgricci, osservando il corpo della sua editorialista preferita continuava a scrollare la testa incredulo

E già l'inesorata Falce è per noi rotata

sembrava pensare l'abbattuto direttore afflitto dalla morte della sua collega e con i versi che  il suo  lontano parente usò per descriver la morte nella "tragedia" che lo rese noto.

Lampo tentò di interrogarlo ottenendone solo risposte frammentate e confuse:

- È venuta qua. Giovedì. Io, ce l'ho mandata io. Doveva fare un servizio sul luogo di nascita della aretinissima attuale senatrice Sanesini. Lo sapete che è nata qui no? Proprio lì, in quella casa lì. Quella da dove è uscito lo stronzo (leggi Bruno). Lo sapete no?

- No, pezzo di merda! - Rispose Bruno solo per ristabilire l'equilibrio

- 'enti lì, oh questa? - Lucio, completamente disinteressato alla cosa.

- Roba da servizio nazionale, eh! - Franco, considerando la notizia degna del giornalino del dopolavoro ferroviario

- No, ma dai... - Giorgina, incantata da una nuova informazione

- Sì - Marco, nel quale si conficcarono gli occhi di tutti i presenti in attesa di qualche altra concessione verbale che non arrivò mai.

- È nata qui e Viola voleva farci un servizio esclusivo. Ma la sera non è tornata, venerdì ancora non rispondeva al telefono e ieri pomeriggio ho denunciato la scomparsa... E ora la trovo qui, morta! L'avete ammazzata voi! L'avete ammazzata... Voi, voi, siete stati voi!

Da qui in poi i nervi del Leo cittadino crollarono impietosamente, tanto impietosamente che fu portato via a tutta velocità dal piccolo poliziotto aspirante giornalista terrorizzato.

Sull'aia rimasero i 4 con Georgina e Lampo. Seduti, sconvolti dalla furia orlandesca di Leo, sorseggiavano un caffè caldo mentre, Marco con pazienza infinita, tentava di spiegare al rappresentate della legge la sottrazione di un biglietto da entrambi i luoghi del delitto da parte loro. A nulla sapere di quello che stava avvenendo, si poteva pure pensare ad un consesso di amici che tentava di smaltire la sbornia prima di tentare la miracolosa impresa di imboccare la strada tortuosa che li avrebbe riportati ad Arezzo.

- Mentre aspettiamo il medico legale per i rilevamenti datemi tutte le informazioni di cui siete in possesso.

Lucio recuperò lo stropicciato e sudaticcio foglietto che aveva occultato dentro i pantaloni, lo aprì e lo passò a Giorgina.

Dopo averlo letto le si illuminarono gli occhi e, guardando Bruno, esordì:

- Avevamo ragione, Orsini, è proprio l'opera di Goldoni, è proprio quella! È valsa la pena ragionarci tutta la notte!

- Ahhh, ecco che ci facevi in casa col Bruno! Ci studiavi! Altro 'un ci si pole fa, hai ragione anche te!

- Stia zitto! - dopo aver fatto il giro di tutti, il biglietto era giunto nelle mani di Lampo che lesse a voce alta:

Come il mio viso è bello,

è vago il mio cervello.

In ogni mia struttura

un miracolo son della natura.

Perché il mondo non è degno di me, perché nessuno

conosce il merto mio,

perché non sono io

dalla gente malnata

quanto basta servita e rispettata.

 

Bruno ascoltò fino in fondo poi, con un sorriso da lobo a lobo prese fiato:

- ...e lo sa ispettore? Abbiamo a che fare con un assassino spiritoso perchè questi versi si riferiscono all'opera del Goldoni che s'intitola...

Un urlo agghiacciante proveniente dall'interno della casa interruppe Bruno sul più bello.

Tale espediente, cari lettori, mi consente di costringervi a leggere il prossimo capitolo o, in alternativa, permette ai forzati di google e wikipedia di avere una settimana di tempo per giocare a far finta di avere un minimo di cultura da propinare nei commenti. 

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