Prima Pagina | Politica società diritti | Riflessioni sullo spegnimento degli inceneritori per superamento dei limiti di diossine e furani 3)

Riflessioni sullo spegnimento degli inceneritori per superamento dei limiti di diossine e furani 3)

By
Dimensione carattere: Decrease font Enlarge font
Riflessioni sullo spegnimento degli inceneritori per superamento dei limiti di diossine e furani 3)

Ospitiamo questo intervento, veramente "tosto", in replica al dott. Fabrizio Bianchi , epidemiologo, IFC-CNR – Pisa; CS ISDE Italia. E' un argomento veramente difficile e poco adatto alla lettura superficiale, ma intendiamo sentirci utili come mezzo di incontro e di scambio

 

1) Il Dott. Bianchi mi trova completamente d'accordo sul superamento del concetto di soglia. Ritengo però necessario chiarire, perché nel caso specifico la risposta di Bianchi potrebbe generare  questa confusione in chi ci legge, che l'abbassamento dei valori -soglia, riferibili alla dose assorbita dal corpo umano, poco ha a che vedere con l'abbassamento dei limiti di legge di emissione di diossina degli inceneritori.

Il valore quantitativo del limite di legge (0,1 nanogrammi per metrocubo di fumi emessi = ng/m3) che è vigente oggi per gli inceneritori non è in alcun modo collegato (come invece la dose giornaliera dall'OMS richiamata da Bianchi) con evidenze tossicologiche: è semplicemente il limite più basso che è possibile mantenere con le attuali migliori tecnologie disponibili (o perlomeno disponibili - forse - altrove, visto che in Toscana vengono superati spesso e volentieri). Basta raddoppiare un inceneritore,  come vogliono fare per esempio ad Arezzo, dove il Dott. Bianchi svolge un progetto con finanziamenti  europei, ed ecco che l'immissione delle diossine nell'ambiente è pari ad un superamento dei limiti di  legge per tutto l'anno rispetto all'inceneritore non raddoppiato, dato che si immettono nell'aria il doppio  dei metri cubi di fumi rispetto a prima.

Nessuno sa meglio di me, che sono Tecnico della prevenzione ed ufficiale di polizia giudiziaria, quanto  le leggi siano inadeguate (o meccaniche e burocratiche, come dice Bianchi) rispetto all'evoluzione sempre più rapida delle conoscenze: ma le leggi rimangono, ahimé, l'unico punto di riferimento certo di fronte ad una gestione amministrativa piuttosto blanda ed affatto basata sulla prevenzione primaria.

Prova ne sia la vicenda di Taranto ed anche quella a noi più vicina dell'inceneritore di Falascaia, entrambi sottoposti a sequestro preventivo, quando, prima della magistratura, sarebbero dovute intervenire le amministrazioni competenti.

2) riporto quanto affermato nell'articolo tra virgolette “ Quindi parlare di diossine è molto generale. Bisogna vedere il tipo di diossine che sono uscite dall'inceneritore prima di alzare allarmi, occorre conoscere bene qual è la tossicità equivalente di questo complesso di diossine emesse, per individuare il problema visto che ogni diossina ha la sua tossicità ”.

Rimane invariata la mia critica.  Se Bianchi avesse scritto: “non conosco il tipo di diossine che sono uscite dall'inceneritore per poter esprimere giudizi, visto che ogni diossina ha la sua tossicità”, non avrei potuto esprimere critiche, almeno per quanto riguarda questa parte dell'articolo.

Ora, invece di ammettere un piccolo inciampo (di lui stesso o del giornalista nel riportare le sue parole), e mettermi così facilmente a tacere, continua ad aggrovigliolarsi sulla tossicità equivalente.

Innanzitutto nega quanto prima affermato e dice che non è la tossicità equivalente complessiva ad interessarlo, ma quella di ciascuna diossina presente nell'emissione, che lui avrebbe solo chiesto di conoscere . E a questo punto, nel definire la Tossicità equivalente, ci dà un'altra informazione distorta e fuorviante:la TEQ non è riferita ai 217 congeneri di diossine e furani conosciuti, ma a 7 diossine ed a 10 furani1. (cfr. “si conosceva già la Tossicità Equivalente, che tiene conto della composizione dei 217 congeneri di policloro-dibenzo-diossine (PCDD) o policloro-dibenzo-furani (PCDF)”)

Per chiarezza riporto di seguito una tabella con le specie che vengono analizzate e i relativi fattori  demoltiplicativi (in corsivo e neretto sono evidenziate le due specie definite cancerogene del gruppo 1 nel Vol. 100 dello IARC).  Sono quindi un limitato numero di diossine e furani che vengono sommati e di questi, alcuni non influiscano minimamente sulla somma finale, in quanto i fattori demoltiplicativi li rendono praticamente ininfluenti.


Mi sconcerta che il Dott. Bianchi non abbia mai avuto tra le mani un rapporto di prova delle emissioni di un inceneritore, ed in particolare quello della città dove lavora e dove ha svolto in passato uno studio proprio sull'inceneritore; almeno così sembra, altrimenti avrebbe saputo che le diossine e furani sommati sono solo 17.

Dimostrerò che i dubbi espressi da Bianchi sulla corrispondenza tra la somma TEQ finale utile ai fini di legge ed il giudizio di cancerogenità dei fumi emessi (nel caso specifico e con riferimento alle sole diossine e furani che vengono misurati), sono infondate. E perdonatemi se per farlo, dovrò essere ancora più noiosa e pedante di quanto sia stata finora.

Da semplice cittadina che fa parte di un comitato (Non Bruciamoci Pisa) ho richiesto e ottenuto (perchè è un mio diritto) il rapporto di prova relativo ai superamenti della linea 2 dell'inceneritore di Ospedaletto del maggio 2010 e quello eseguito nella stessa data che non presentava superamenti (ARPAT), sei rapporti di prova del laboratorio che esegue l'autocontrollo relativi ai superamenti delle linee 1 e 2 del settembre, ottobre e novembre 2011 e 2 rapporti di prova relativi ad un analisi senza superamento, per un totale di 10 rapporti di prova (non abbiamo chiesto gli ultimi, perchè sinceramente ci siamo stufati). Purtroppo non posso allegarli: siccome sono sottoposti a regolamentazione sulla riproduzione, non vorrei incorrere in sanzioni.

Dall'analisi dei rapporti di prova, e spero che il CNR mi riconosca almeno una menzione al merito per i conticini che mi è toccato fare, risulta che: nonostante il fattore demoltiplicativo riportato nella tabella sopra, che comunque, come si vede, è tra i più alti (la metà), i l 2,3,4,7,8-PeCDF (quello recentemente giudicato cancerogeno dallo IARC), risulta sempre apportare il maggior contributo, rispetto alle altre 16 specie, al valore della somma finale d i

Tossicità equivalente; quasi sempre si colloca al secondo posto la 1,2,3,7,8 PeCDD ( anch'essa con fattore 0,5) mentre la 2,3,7,8-TCDD si colloca generalmente intorno al 6° posto. Quindi, sebbene vi  sia un fondamento nella critica al TEQ, si vede che in realtà la sovravalutazione della 1,2,3,7,8

PeCDD (che è “solo” nel gruppo 3 dello IARC), non riesce comunque a compensare la sottostima del 2,3,4,7,8-PeCDF, che, come si evince da quanto riportato da Bianchi, sarebbe opportuno valutare per intero, come la 2,3,7,8-TCDD.

Vista inoltre la buona ripetitività dei risultati delle misure, si può ben ritenere che le proporzioni tra le 16 specie siano sempre molto similari (anche quando l'inceneritore non supera i limiti) e che le due specie ritenute cancerogene certe per tutti gli organi risultino sempre ampiamente presenti anche considerando il calcolo della TEQ - tossicità equivalente - nell'inceneritore di Ospedaletto. Per questo, pur non conoscendo il rapporto di prova relativo all'ultimo superamento dei limiti, posso a buon ragione ritenere che le proporzioni siano le stesse. Non solo, probabilmente tali proporzioni sono estendibili a tutti gli inceneritori della stessa tipologia di quello di Ospedaletto (per esempio, in base alle caratteristiche del forno), se prendiamo in considerazine gli studi sull”impronta digitale”, riportati da Paolo Rabbitti2 che afferma: “La distribuzione dei congeneri rilevati nelle analisi su diossine e furani fornisce una specie di impronta digitale che consente di risalire al tipo di impianti che li hanno prodotti”.

3 Nell'articolo del 11.05.2013, il dott. Fabrizio Bianchi dimentica di dire che insieme al superamento dei limiti di diossina vi è stato anche il superamento del limite di IPA (Idrocarburi policiclici aromatici); anche in questo caso si tratta di una famiglia di composti, tra cui il benzo(a)pirene, cancerogeno del gruppo 1 per IARC ,ed un'altra quindicina di composti ripartiti tra i gruppi 2A e 2B (probabili e possibili cancerogeni). I rapporti di prova che ho a disposizione eseguiti in autocontrollo ci dicono soltanto la somma di tutti gli IPA (esclusi quelli di ARPAT del 2010), senza indicare le specie singole: il limite è di diversi ordini di grandezza superiore al limite per le diossine, infatti è di 0,01 mg/mc. In questo caso a Bianchi non interessa di conoscere quali IPA sono presenti e quali no, forse perchè essi non destano allarme, forse perchè rilasciati da molte diverse sorgenti o forse perchè non appartengono alla categoria di persistenti organici, come le diossine.

Categoria a cui appartiene invece il 3,3’,4,4’,5-pentaclorobifenile (PCB 126) citato da Bianchi; tuttavia non risulta dalle misure effettuate da ARPAT nell'aprile 2013 che il limite sia stato superato, né è conosciuto se in quell'occasione sia stato effettuato un prelievo ed una analisi per questi inquinanti. In questo caso il limite è riferito non solo ai PCB totali, ma alla somma di PCB + PCT(policlorotrifenili) + PCN(policloronaftaleni)3 ed è pari a 0,5 mg/mc, ovvero 500.000 ng/mc. Forse è per questo che non abbiamo mai sentito parlare di superamenti di questo limite! Poichè nell'autocontrollo non vengono riportate le concentrazioni delle singole specie, tutto si può supporre sul rilascio di PCB 126 nell'ambiente, e se consideriamo che ogni ora l'inceneritore di Ospedaletto sputa fuori 35.000 mc di fumi possiamo immaginarci quali teoricamente possono essere le grandezze in gioco: lascio ad altri  l'onere dei conti su 33 anni di funzionamento (1980-2013). Dai rapporto di prova delle due linee  dell'inceneritore in un autocontrollo senza superamento dei limiti (e quindi si suppone con buon funzionamento della combustione e dei filtri) sappiamo solo che la somma PCB+PCT+PCN è < 248 ng/mc su una linea e < 233 ng/mc sull'altra.

Ma cosa significa < di ... anzichè = ...?  Significa che il metodo di analisi non è in grado di rilevare al di sotto di una certa concentrazione, e questo mi dà lo spunto per aggiungere, oltre a quanto già detto al punto 1, che molti limiti4 sono tarati in base al limite di rivelabilità dei metodi di prova esistenti o comunemente utilizzati (per es. per ragioni economiche) nei controlli di routine. Infatti non avrebbe senso imporre un limite che non sia misurabile.

Dirò inoltre che pretendere di trarre conclusioni sulla dose giornaliera assunta in base a misure di emissione in atmosfera è quanto meno azzardato perchè si crea un tale margine di incertezza ... ad iniziare dall'errore introdotto dall'analisi, poi quello più grande relativo alla scelta del punto di prelievo5, quello relativo alle stime standardizzate di diffusione al suolo, ai tempi di emivita che possono essere diversi a causa delle caratteristiche della matrice d'inclusione e così via fino alla dose assunta, che avviene principalmente per via alimentare.

E' dentro questo margine d'incertezza, che spesso si crea nel tentare di descrivere un fenomeno - e qui parlo in generale-, che amano collocarsi i negazionisti del rischio, per sostenere un'ideologia tecnologica fideista, alimentata da forti interessi economici6. Oppure, più semplicemente, lo studioso o scienziato, affetto da conoscenza specialistica, male del nostro tempo, non ha i necessari strumenti critici per muoversi in un ambito che non è il suo. Si entra qui in una discussione, quello della misura, dello specialismo, del fideismo tecnologico, degli interessi economici che tutto dominano, estremamente attuale, e su alcuni di questi aspetti si è cimentato ultimamente il fisico Angelo Baracca, sulle pagine del “Manifesto”, in occasione della morte di Margherita Hack.

E' un tipo di discussione nel quale molto più volentieri mi piacerebbe essere coinvolta, perchè ho delle idee precise in proposito che forse potrebbero giovare molto di più alla collettività, che non star qui a ragionare di diossine.

Devo invece tornare al nostro argomento per sostenere che invece, chi cerca delle risposte anziché agitare il mestolo nella broda dell'incertezza, le risposte le trova. E' il caso di alcune donne comuni, che hanno sottoposto il loro latte ad analisi per verificarne il contenuto di diossina: sebbene da anni si sapesse dell'accumulo di questi inquinanti nei grassi, fino ad allora nessuno conosceva, tra il grande pubblico, ma credo anche tra gli studiosi, i valori correnti che si trovano in donne che vivono vicino ad inceneritori italiani. Un ringraziamento particolare alla dott.ssa Patrizia Gentilini ed alle altre dottoresse e dottori che hanno incoraggiato tali analisi.

Conosco Fabrizio Bianchi da quando negli anni 2001-2003 fece uno studio epidemiologico ed ambientale concentrico relativo all'inceneritore di Pisa. In una assemblea pubblica svolta a metà della ricerca il Dott. Michelangiolo Bolognini (purtroppo scomparso l'anno scorso) chiese, tra le altre, che venissero effettuate analisi di diossina sul latte materno, ma Bianchi preferì effettuare analisi sui suoli, scegliendo tra l'altro il confronto con un bianco posto solo a due o tre Km dal confine dei cerchi indagati. Non mi dilungo oltre sull'argomento, riportando solo che nelle conclusioni della ricerca gli eccessi riscontrati per diversi tumori venivano tutti ricondotti ad altre cause, peraltro non indagate nello studio, mentre per i disordini riproduttivi riscontrati, tutti concordanti verso l'eccesso, ci si barricava dietro una “necessità di un approfondimento”. Ovviamente di tutti questi eccessi, nessuna traccia nelle conclusioni della versione ridotta pubblicata su internet.

Ho sentito il Dott. Fabrizio Bianchi affermare, in una conferenza a Pisa organizzata da ISDE, che per la gestione dei rifiuti urbani “qualche inceneritore ci vuole”. Secondo me, questo è il tipo di affermazioni che permette al Dott. Bianchi di ricevere commesse di ricerche epidemiologiche da parte di soggetti che hanno interessi diversi dal far emergere i rischi legati all'incenerimento.

Con questo preciso che non intendo “misurare” l'attività di epidemiologo del Dott. Bianchi: non ne avrei gli strumenti. Posso però misurare le sue parole e gli aggettivi che usa, volti a minimizzare al grande pubblico i rischi, come fa da anni: cosa che non mi sembra appropriata per il membro di una associazione che dovrebbe invece sensibilizzare la gente sui danni alla salute provocati dall'inquinamento ambientale, visto che le persone generalmente sono bombardate da mille altri messaggi che li distolgono da queste considerazioni.

Posso ritenere che la visita di amici in un momento inopportuno sia indesiderata, ma ciò non significa che in un altro momento li accolga in casa con gioia; allo stesso modo la visita di un ladro mi provocherà allarme, forse panico, ma non preoccupazione: perchè non dovremmo allarmarci se vengono rilasciate nell'ambiente sostanze che, Bianchi ci spiega, possono potenzialmente rubarci il nostro bene più prezioso che è la salute?

a.d.p., una donna di questa terra

  • Invialo ad un amico Invialo ad un amico
  • Versione stampabile Versione stampabile

Vota questo articolo

0