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Le tre scimmiette stanno anche ad Arezzo, oltre che a Roma.

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Le tre scimmiette stanno anche ad Arezzo, oltre che a Roma.

L'ignoranza (e l'interesse particolare) causa lo stato dell'economia (locale).

 

Continuo a parlare delle risultanze del convegno tenuto da Camera di Commercio e Banca d'Italia il 20 giugno 2013 intrecciando le informazioni ricevute dall'assessorato provinciale al lavoro, pari opportunità, formazione insieme a quelle contenute nell'analisi del settore creditizio compiuto nel 2012 da Camera commercio con istituto Tagliacarne.

Intanto i paradossi del sistema economico italiano sono sempre più evidenti:

un insostenibile costo del lavoro cui corrisponde un modesto reddito disponibile pel carico fiscale al fine di mantenere una macchina statale inefficiente ed i suoi parassiti, profittori e criminali;

un sistema di sostegni male equilibrato che finge di proteggere i lavoratori dalla perdita del lavoro, ma in realtà dissipa soldi in iniziative risibili (anzi inutili) come la formazione, inadeguata;

le grandi aziende italiane -che sono cresciute in un mercato protetto- collassano sui mercati internazionali e dichiarano stato di crisi per cui migliaia di lavoratori vanno in cig prima e mobilità poi, con carico sulle casse pubbliche, con risorse che non bastano.

Ricordo come la cassa integrazione si divida in ordinaria, straordinaria ed in deroga: l'ultima è quella che estende alla universalità delle imprese in difficoltà e relativi lavoratori i sostegni con denari regionali che però in Toscana sono finiti, tant'è che non vengono accettate nuove richieste.

Per me la cig in deroga ha profili di incostituzionalità poiché non si applica a tutti a cittadini, con un confine ad escludere altri taxpayers che perdono il reddito, tali gli imprenditori che chiudono.

Nel 2012 gli ammortizzatori sociali hanno richiesto circa 22 mld di euro, il costo complessivo delle pensioni erogate è stato 261 mld di euro: davanti a queste cifre accapigliarsi su Imu prima casa o un punto d'Iva (6 mld) fa sorridere, così come prendere esempio dal nord europa è fuorviante

È ovvio che il sistema paese va rifondato coraggiosamente, affrontando i famosi “diritti acquisiti” che non possono essere svantaggi per tanti e bonus per pochi.

Mancano politiche industriali, poi si legge che Indesit e Natuzzi vogliono sbolognare il peso dei lavoratori allo Stato (come ha fatto Fiat) per poi andare produrre all'estero (indesit in turchia dove pensa di arrivare ad un costo del lavoro pari al 30% dell'attuale, natuzzi vuol portare il suo costo orario in italia dall'attuale 1€ a 0,52€ sennò delocalizza). L'uso garibaldino dei provvedimenti per aziende in crisi porta a troppi casi di ricatto dell'impresa affinchè altri soggetti (tutti noi) si facciano carico dei debiti, come avviene frequentemente nei concordati preventivi.

Il prodotto interno lordo sviluppato dalla provincia di Arezzo nel 2012 indica una flessione del 2,6%: le contrazioni maggiori si hanno nell'ambito dell'edilizia e dell'industria, principalmente derivanti dal mercato interno che evidenzia un crollo delle vendite al dettaglio pari al -7%, soprattutto a carico dei prodotti non alimentari nelle strutture più piccole.

La buona propensione all'esportazione delle nostre imprese permette di contenere il tracollo, ma non c'è dubbio che una crisi economica così prolungata e caratterizzata da un cosiddetto double deep, una sequenza di due evidenti contrazioni, colpisce soprattutto le imprese fino a 50 addetti.

Questo porta ad un ulteriore riscontro nei numeri della mortalità fra le aziende: il settore dell'edilizia vede una diminuzione del 17%; delle oltre 2300 cessazioni del 2012 quasi la metà è rappresentata da aziende nate dopo il 2007.

Si può quindi indurre la frequente mancanza di un progetto imprenditoriale, che sfocia nella mancanza di assistenza dal mondo del credito: il presidio dei mercati esteri è un aspetto determinante per molte attività e risulta evidente che la copertura dei mercati fatta alla Totò (senza offesa per il Principe) porta a risultati economici insoddisfacenti.

E qui entra in ballo il concetto della formazione. Un business milionario visto che la formazione è divenuta obbligatoria per tutto il personale che accede a sostegni governativi per la perdita del lavoro. Gli scandali intorno ai corsi fantasia che le regioni autorizzano fanno parte della quotidianità, al punto che un corso per imparare a scrivere un curriculum vitae diviene un corso efficace. Soldi buttati via perché un manovale o un operaio non impareranno ad utilizzare una macchina a controllo numerico con questi corsi. Dovranno però obbligatoriamente dedicare tempo in queste attività per accedere agli assegni di sostegno senza modificare sostanzialmente le competenze acquisite.

Ad Arezzo sono sorte numerose perplessità riguardo alla sorte del Cimpa, struttura specifica della provincia, venduta a condizioni di particolare interesse ad una azienda aretina che domina il mercato della formazione. Non mi sembra che le motivazioni siano state ben chiarite in sede politica, del resto anche in Camera di Commercio esiste una azienda speciale denominata FOAR che ha visto i propri risultati di gestione corrente (tenete conto viene sovvenzionata con € 230.000 l'anno) produrre nuovamente una perdita consistente. Presieduta da Katiuscia Fei, vicedirettore di Ascom e presidente di Estra-energie etc etc, ha visto i ricavi contrarsi del 21% mentre i costi sono diminuiti del solo 10%. Come si giustifica buttare 310.000 euro nel solo 2012 per questo livello e diffusione di formazione? Al di là della qualità della gestione, che al pari di Sagor e Arezzo fiere congressi, ha litigato con i numeri, anche qui, al di là dei corsi obbligatori per legge, le proposte formative evidentemente non raccolgono interesse.

Peccato maligno, perché le competenze per condurre impresa ed affrontare i mercati esteri sono indispensabili. Se non emergono idee chiare, le banche non aprono i cordoni della borsa, specialmente nel settore dei servizi e delle costruzioni che hanno visto più che raddoppiare il livello delle sofferenze; nel settore orafo le aziende hanno riscontrato un aumento degli oneri connesso ad una riduzione delle linee di credito.

La necessità di fare massa critica per razionalizzare i costi e raggiungere i mercati con un servizio completo dovrebbe essere uno degli obiettivi delle aziende, l'individualismo e la ridotta dimensione aziendale non favoriscono l'utilizzo di adeguate competenze ed il risultato è spiacevole. Infatti i protesti sono aumentati del 60 % in valore.

Un dato a livello nazionale che potrebbe avere molte implicazioni è quello che indica una riduzione di 150.000 cittadini italiani occupati a fronte dell'aumento di 80.000 cittadini stranieri occupati: accettano lavori di a condizioni peggiori oppure accettano lavori che gli italiani non vogliono?  Forse la Fornero ha espresso male un concetto giusto? Quanto incide il basso livello, anche qualitativo, della formazione scolastica ed universitaria di molti giovani?

La maggior parte delle aziende continua una strategia difensiva: se la la razionalizzazione dei costi e la ricerca di nuove forme di distribuzione è buona cosa, non lo è la compressione dei margini e dei magazzini.

Sotto il profilo delle iniziative aziendale risultano privilegiati il miglioramento della qualità del prodotto/servizi.

Un classico sviluppo incrementale che presto si troverà a fare i conti con la fine delle riserve proprie delle aziende impegnate nei settori non tradable.

Un problema culturale, cultura di impresa: è su quella che va fatta formazione e preparazione, gli altri corsi servono soltanto per mantenere gli amici promossi docenti.

Ad Arezzo, non possiamo competere con i paesi Bric e non possiamo esportare per mercati di massa, recuperiamo allora dove siamo fortissimi: nelle produzioni di bassa tiratura, dove capacità- gusto estetico- flessibilità- alta qualità del prodotto  possono concederci clientela, le classi più abbienti in tutto il mondo.

Il commercio aretino ha scelto, con i suoi campioni, una posizione ed azioni che non incentivano il confronto e quindi mi astengo da valutazioni, l'agricoltura pare prediligere una alleanza con essi; riguardo la capacità di attrazione del territorio aretino tout court è evidente la necessità di una azione collegiale, col coinvolgimento della politica anche locale, cacciando i mercanti dal tempio.

 

Ps: bonne chance presidente Sereni, che il consiglio lo assista.

 

 

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