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Un po’ di benzina sulle polemiche spesso roventi tra Mauro Valenti e Comune di Arezzo

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Un po’ di benzina sulle polemiche spesso roventi tra Mauro Valenti e Comune di Arezzo

“Se il comune non ci stima, allora ci dia la possibilità di riavere la piena gestione del marchio Arezzowave”

 

Parole buttate là, dopo la lunga conferenza stampa per le valutazioni post festival. Poche parole, ma che hanno colpito l’immaginario dei giornalisti presenti. Di una cosa Mauro Valenti deve essere cosciente: il suo garbo istituzionale è pari a quello di un elefantino in una cristalleria. Non si offenda il patron di Arezzowave per questo mio giudizio, ma cercare di metter all’angolo l’amministrazione attraverso la stampa, è certamente il modo migliore per non ottenere nulla. Tanto che proprio mentre parlava, mi sono chiesto (se sono malevolo chiedo perdono), se in effetti l’intenzione fosse quella di suscitare polemiche, gettando sul fuoco un po’ di benzina, o se avesse realmente intenzione di ottenere la gestione del marchio in forma piena. Condivisione del marchio che, ce lo ha ricordato lo stesso Valenti, ha fatto seguire dopo poco l’ingresso del comune di Arezzo nella fondazione Arezzowave, che a suo tempo ne sottoscrisse una consistente quota.

Da quando il mondo è mondo, questo genere di trattative non si conducono a giornalate, ma attraverso fini mediatori e riservate trattative, che sole permettono di portare  a casa un risultato soddisfacente per entrambe le parti in causa.  

Ci ha spiegato così Valenti: “Ho letto numerosi articoli riguardanti interventi dell’amministrazione Fanfani a sostegno della cultura e degli eventi tipici del territorio. Ho visto citati la Fiera Antiquaria, il Saracino, il Polifonico, ma in nessuna circostanza è mai stato fatto il nome di Arezzowave come manifestazione degna di considerazione e di tutela.  In 27 anni di vita abbiamo cercato di dare il nostro contributo sia alla città che al panorama musicale emergente. Ma il nostro Comune non ci ha considerati degni di menzione, chiediamo di tornare ad essere completamente indipendenti anche dal punto di vista della proprietà esclusiva del marchio”.  

Ecco il risultato di cosa può condurre una guerra nata per soddisfare il bisogno di protagonismo di qualcuno, condotta senza riuscire a stabilire alcun rapporto sul piano della comunicazione interpersonale tra l’amministrazione comunale di Arezzo e un suo cittadino, importante ed efficiente, ancorchè ruvido e suscettibile.  Valenti non conosce la mediazione, è spesso più simile ad una ruspa che ad un negoziatore. Cosciente della forza della sua creatura, ha cercato di battere i pugni sul tavolo più forte che poteva, senza tenere conto che non sempre la tecnica è efficace. Oggi si prepara ad un nuovo trasloco. Ma non sono affatto convinto che la formula che lo ha portato al successo qui sia replicabile altrove. Non ne sono mai stato convinto ed oggi lo sono ancora di meno. Se spostassimo il festival di Sanremo a Cesenatico, sarebbe forse la stessa cosa? Esistono fiori che crescono solo in forma autoctona, non sono trapiantabili in terreni diversi da dove sono nati perchè altrove sarebbero percepiti solo come ostili. E Perugia non è terra facile. 

Arezzowave nella nostra città è leggenda, altrove è solo una serie di concerti  a basso costo di gruppi emergenti.  Chi ne ha seguito la storia, fin dal suo primo vagito, in una notte piovosa al palazzetto delle Caselle, avverte questo evento come parte della propria stessa storia. Nel frattempo sono cambiate le condizioni, è cambiato il paese, sono cambiate le disponibilità economiche degli sponsor, così come quelle dei cittadini. Le centinaia di migliaia di presenze sono diventate poche decine di migliaia e poi solo poche migliaia.

Detto questo però, sostengo che buttare il bimbo insieme all’acqua sporca è da stolti. Proprio oggi Valenti ci raccontava che i gruppi iscritti alle selezioni di Arezzowave erano stati più di duemila. Dal Brennero ad Agrigento. Un indotto di almeno ventimila giovani che guarda ad Arezzowave e che spera in Arezzowave per ottenere un po’ di ribalta musicale. Ma se la parola “ueiv” è inglese e tutti sappiamo evocare ritmi musicali, la parola Arezzo, si identifica con la nostra città, con il nostro territorio, con la nostra musica.

Ad allora io mi chiedo e lo chiedo alla nostra amministrazione, quanto vale tutto questo? Con che coscienza possiamo buttare questo patrimonio di immagine pubblica, nazionale ed internazionale? Siamo certi che stiamo facendo veramente gli interessi del nostro territorio?    

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