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Al palazzo comunale de Rezzo forse ci vorremmo degli automi?

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Al palazzo comunale de Rezzo forse ci vorremmo degli automi?

E' di stamani la vibrata protesta del nostro Alessandro Ruzzi, per un comunicato di sostegno alla campagna referendaria in atto, diramato dall'assessore Romizi attraverso l'ufficio stampa del comune. Lungi da me il desiderio di censurare un opinione, mi sento invece di entrare nel merito per confutarne la tesi.


Giova ricordare che coloro che sono eletti in Consiglio Comunale, non appartengono al mondo della tecnica amministrativa, ma a quello della politica. Sono persone che sono parte attiva dei partiti (spesso ma non sempre) di cui sono espressione e a cui nessuno chiede di dimenticare la propria idea. Si chiama politica e si esprime attraverso il sostengono al sindaco e alla giunta, che del sindaco è emanazione. Partiti che sono, è vero, il cancro del nostro paese, ma senza i quali non esisterebbe la democrazia. Questo refrain, “pensi ai problemi de Rezzo”, (sempre più ricorrente) ogni qualvolta che qualche politico di casa nostra osa affrontare un argomento diverso dal tema locale, sembra quasi un tentativo, piuttosto goffo, di mettere la mordacchia (o peggio la censura) al pensiero altrui.  

Che i problemi di Arezzo siano grossi (come nel resto del paese) non c’è dubbio, pretendere che ci sia qualcuno che 24 ore al giorno pensi solo a quanto siamo sfortunati, mi pare strumentale. Anche perché ai problemi di Arezzo bisognerebbe pensarci tutti, opposizioni comprese e senza aprire il libro dei sogni, ma facendo prima i conti con i numeri del bilancio. Se qualcuno ha una idea delle possibili soluzioni, farebbe bene a tirarla fuori adesso, oppure taccia soprattutto per amor proprio. Altrimenti la critica fine a se stessa, quando è solo ideologica, ha il sapore della chiacchiera da Bar Sport.

Non trovando argomento migliore per criticare il pensiero altrui, ci si arrampica sugli specchi dei costi dell’ufficio stampa. Come se l’invio di una email contente il proprio pensiero, avesse un costo quantificabile e fosse misurabile in termini economici. La verità è che l’argomento dei costi, è ormai l’unico argomento utile e comprensibile alle masse e a questo si cerca sempre di ricondurre la critica politica. Argomento che fa presa facilmente e porta risultati sicuri. Non si discute sul piano ideologico, ci si limita a discutere sui costi che la circolazione di queste idee genera. Se siamo arrivati a questo punto, significa che il dibattito politico del nostro paese è veramente alla canna del gas. Sarebbe invece perfettamente legittimo che queste idee non fossero condivise da tutti, così come è normale che i politici pagati da tutti, non abbiano ricevuto invece l’approvazione di tutti: si chiama democrazia!

Mi ritornano spesso in mente le parole del compianto Sandro Pertini alle critiche che seguirono la sua presenza alla finale di Madrid e al fatto che fu proprio l’aereo presidenziale a riportare in Italia la nazionale: “Per i problemi dell’Italia abbiamo tempo dal lunedì al venerdì. La domenica è fatta per fare festa e rilassarci. E allora facciamolo!”

Fine delle polemiche.

Parafrasando: per i problemi di Arezzo abbiamo tempo tutti i giorni e tutto il giorno, ciò non significa che i nostri politici locali debbano diventare degli automi sprovvisti di attività cerebrale indipendente, con delle limitazioni perimetrali ai confini del territorio comunale. Personalmente (ma solo a titolo personale) desidero assolutamente sapere quale sia il loro pensiero rispetto ai problemi di natura sociale, culturale e civile che affliggono la nostra società. Perché il giudizio politico che raggiunge la sua massima espressione il giorno delle elezioni, si dovrebbe formare attraverso la conoscenza costante di idee, pensiero e azione, e non solo attraverso le squallidissime promesse elettorali.

Aggiungo, ma solo come inciso finale, che personalmente non saprei da che parte cominciare per far uscire la nostra città da una crisi industriale obiettivamente grave. Ma mi pare che non sono l’unico. Anche coloro che ribadiscono sovente questo concetto, senza essere in grado di fornire una idea, pur banalotta che sia, mi pare non dispongano di argomenti migliori che non la critica pregiudiziale e faziosa a qualunque iniziativa, nel nome del ormai celebrato benaltrismo. 

p.s. i limite di 30 orari fu imposto una ventina di anni fa. Ma poiché nessuno allora si premurò di installare la segnaletica verticale, che lo avrebbe trasformato in obbligo secondo il codice della strada, oggi grazie alle pressione della FIAB, siamo arrivati alla decisione di rendere quella norma finalmente efficace.   

 

 

 

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