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Una delegazione di dipendenti della Provincia di Arezzo risponde al giornalista di Repubblica Francesco Merlo

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Una delegazione di dipendenti della Provincia di Arezzo risponde al giornalista di Repubblica Francesco Merlo

 


Egr.o Merlo,

le scrive una delegazione di dipendenti della Provincia di Arezzo, sconcertata del fatto che un giornalista come lei, firma di un autorevole e prestigioso quotidiano nazionale, abbia potuto esprimersi in maniera così offensiva nei confronti dei dipendenti di tutte le amministrazioni provinciali italiane.

Il suo articolo in prima pagina su Repubblica ha leso fortemente la nostra dignità di lavoratori e la nostra immagine nei confronti dell’opinione pubblica, attribuendo ai dipendenti e alle Province epiteti vergognosi, riteniamo quindi sia nostro dovere difendere il nostro lavoro e l’amministrazione che rappresentiamo.

Non dovrebbe essere dovere specifico di ciascun giornalista informarsi e documentarsi prima di pubblicare qualsivoglia articolo?

Forse lei non lo sa e non si è informato bene, ma esistono Province e dipendenti che rappresentano un buon esempio di pubblica amministrazione. Non solo uscieri ma dipendenti provinciali che svolgono con impegno il proprio lavoro, nel rispetto quotidiano delle regole. Geometri, architetti, ingegneri, cantonieri, che gestiscono quotidianamente la manutenzione e la realizzazione delle scuole secondarie, della rete stradale territoriale, delle opere idrauliche sui corsi d’acqua di pertinenza. Funzionari, impiegati, avvocati ed economi che si occupano di trasporto pubblico locale extraurbano, di servizi di collocamento e formazione professionale, della gestione e salvaguardia del territorio nei settori agricolo, forestale, della caccia e della pesca.

La Provincia, caro Merlo, non è la patria degli uscieri.

Oltretutto, e questo ci fa particolarmente specie per un giornalista come lei, gli uscieri che menziona nel suo articolo sono spesso categorie protette, che hanno, proprio grazie alla legge 68, l’opportunità di lavorare. E le possiamo assicurare che all’interno del nostro ente ci sono esempi virtuosi.

Purtroppo le regole imposte dal patto di stabilità e gli ingenti tagli inferti dai governi succedutisi negli ultimi anni nei confronti di Comuni e Province stanno mettendo a dura prova la nostra operatività e la concreta possibilità di erogare servizi pubblici.

Siamo certi, quindi, degli effettivi risparmi che deriverebbero dall’abolizione delle Province?

Ha mai comparato in termini monetari gli stipendi di assessori, consiglieri provinciali con quelli di consiglieri e assessori regionali oppure deputati e senatori per confrontare gli ordini di grandezza?

Se la riforma richiederà anni per giungere a un pieno compimento, chi svolgerà le funzioni attribuite alle Province e quale sarà il destino dei 56.000 dipendenti provinciali?

Certamente siamo consapevoli che ci siano molte cose che possono essere cambiate e migliorate nella pubblica amministrazione e che molti errori sono stati commessi nel passato, ma non è certo con gli insulti e le offese gratuite che si risolve il problema.

Se, quindi, avrà voglia di scrivere un articolo più serio e approfondito siamo a sua disposizione per darle tutte le informazioni e i chiarimenti di cui evidentemente necessita.

Una delegazione di dipendenti della Provincia di Arezzo

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