Prima Pagina | Economia e lavoro | Per la “nuova” CCIAA... ma i problemi li conoscono tutti !

Per la “nuova” CCIAA... ma i problemi li conoscono tutti !

By
Dimensione carattere: Decrease font Enlarge font
Per la “nuova” CCIAA...  ma i problemi li conoscono tutti !

Tra pochi giorni i nuovi vertici della Camera di Commercio di Arezzo intraprenderanno il loro percorso per i prossimi cinque anni. Fra le priorità, anzi fra le urgenze, sicuramente il tema dello sviluppo e del lavoro. I primi contatti ufficiali saranno con il livello politico locale, comuni e provincia, ossia quelli che spicca per latitanza.

 

 

 

 

La totale mancanza di un interlocutore istituzionale per la governance economica del territorio di Arezzo, ha reso particolarmente pesante la crisi nel territorio provinciale.

Il totale disinteresse della politica verso temi economici ha spalancato le porte per una serie di comportamenti eticamente inaccettabili da parte di numerose imprese, che sfruttando gli strumenti concepiti per il superamento di difficoltà congiunturali, usano la crisi aziendale sbandierata ai quattro venti, lo strumento concordatario senza freni  e controlli, la cassa integrazione in deroga per risolvere problemi di cattiva gestione scaricandone il peso sulle altre aziende e sulla società civile.

Buitoni, Eutelia, Gori e Zucchi, Saico hanno fatto da apripista ad una miriade di altri casi diffusi in tutta la provincia (Milena, Mobilificio fogliense, Beltrame, In- thema, etc etc) che uniti alle difficoltà del settore orafo hanno portato la provincia di Arezzo ad essere la seconda in Toscana per numero di ore di cassa integrazione, sopravanzando realtà assai più numerose.

Ho fatto due parole con l'assessorato provinciale affidato a Carla Borghesi, chiedendomi quale fosse il ruolo della struttura che segue formazione, lavoro e pari opportunità. L'assessorato viene coinvolto ogni qualvolta un'azienda proclama lo stato di crisi e, nelle parole dell'assessore, svolge principalmente una attività “notarile” affinché vengano seguite le procedure previste. Capisco che non esiste un vero coordinamento al fine di anticipare le azioni di crisi piuttosto che semplicemente inseguirle. Il risultato è che nei primi cinque mesi del 2013 è stato registrato un incremento del 22% delle ore di cassa integrazione autorizzate in provincia di Arezzo rispetto allo stesso periodo del 2012, che era già stato complessivamente  peggiore del 20% rispetto al 2011, che era stato solo marginalmente marginalmente migliore dell'anno 2010.

Una crisi di queste dimensioni ha motivazioni multiple, la giornata dell'economia tenuta da Camera di Commercio e Banca d'Italia ha puntualizzato alcuni aspetti particolarmente interessanti.

È sempre opportuno ricordare come le aziende toscane non facciano innovazione di alto livello, bensì siano specializzate nella innovazione incrementale che sinora ha permesso con piccoli cambiamenti ai processi ed ai prodotti di ottenere risultati positivi specialmente nell'ambito delle esportazioni al di fuori dell'area euro.

Purtroppo non è sufficiente, gli indicatori segnalano come saturazione e indici di produttività siano arrivati a fine corsa per chi opera nel settore dei beni e servizi non  tradable.

Con questo termine si indica genericamente quanto non sia esportabile ossia sia destinato al consumo (in senso lato) locale: in questo settore gli stimoli competitivi, di solito modesti, hanno esaurito ogni capacità propulsiva.

Siccome la Toscana sviluppa i quattro quinti del proprio Pil nel settore non tradable, occorre andare oltre. Non è facile, tuttavia è indispensabile. La stasi del settore dell'edilizia ne è un esempio lampante.

Nuove idee, nuovi progetti, nuove professionalità unite ad un mondo del credito che svolga veramente il suo ruolo. Sappiamo che le sofferenze bancarie sono pesantissime, ma sono causate troppo spesso da pessima gestione del credito da parte degli istituti: dalla troppo facile concessione di crediti siamo passati ad una restrizione che soffoca qualunque iniziativa, utilizzando lo strumento del rating come una mannaia.

E qui che le istituzioni politiche e la regione in primis dovrebbero intervenire ponendo risorse a favore dello sviluppo di nuove attività che non siano continuazione dell'esistente.

La crisi attuale ha carattere diverso da quella dell'anno 2008-09, personalmente ritengo che debba passare ancora un anno prima di vedere segni di miglioramento che verranno da oltre oceano, da quegli Stati Uniti che da oltre 50 anni rappresentano la locomotiva dell'economia mondiale.

Smettiamo di concedere spazi all'industria tedesca, poniamoci diversamente rispetto alle politiche europee, troppo allineate agli interessi dei paesi nordeuropei.

E facciamo pulizia in casa, perché i nostri peggiori concorrenti non sono i cinesi, sono i nostri vicini di casa quando diventano scorretti.

 

 

 

  • Invialo ad un amico Invialo ad un amico
  • Versione stampabile Versione stampabile

Vota questo articolo

0