Prima Pagina | Lettere alla redazione | Qualche giorno fa nelle lettere alla redazione è stato pubblicato un articolo dal titolo "AREZZO ANTICIPATA E SUPERATA DA DIAMANTE (CALABRO)".

Qualche giorno fa nelle lettere alla redazione è stato pubblicato un articolo dal titolo "AREZZO ANTICIPATA E SUPERATA DA DIAMANTE (CALABRO)".

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Qualche giorno fa nelle lettere alla redazione è stato pubblicato un articolo dal titolo "AREZZO ANTICIPATA E SUPERATA DA DIAMANTE (CALABRO)".

Ecco il seguito...

 

Girellando qua e là per siti calabri ho scoperto una nuova perla.
Non solo rispetto a Diamante, ma anche rispetto a Catanzaro, Arezzo è arrivata seconda.
Infatti ai primi di Maggio presso il MARCA (Museo delle Arti di Catanzaro) si è aperta la mostra, tuttora in corso, dal titolo "Bookhouse: la forma del libro" che prende in esame, a livello più o meno artistico, cosa e che forme realizzare con i libri.
Nell'ambito di questa mostra fa da biglietto da visita un'opera fotocopia della cascata di libri aretina presente sul corso, dal titolo "Biografias" (2013) di Alicia Martin.
Un commento nasce spontaneo...
Innanzitutto è evidente la ripetitività delle opere, che non solo possono essere ripetute dalla stessa artista (e infatti quella di Arezzo è la fotocopia successiva di quella di Catanzaro), ma anche da chiunque faccia un castello di fili di ferro legandoci poi sopra cataste di libri usati, sporchi, vecchi, insomma da buttare...
La seconda considerazione riguarda il fatto che, al di là del valore artistico dell'opera (che io non vedo), certamente nella mostra di Catanzaro dal titolo "Bookhouse: la forma del libro" la stessa assume comunque un significato, perché stiamo parlando di forme che il libro può assumere e non si può negare che l'opera sia una forma che i libri, meglio o peggio accatastati, possono assumere.
Ma ad Arezzo che significato ha? 
Direi nessuno, se non quello di disturbare la vista della Pieve sullo sfondo, quella sì una opera d'arte senza rivali.
La terza considerazione riguarda il modo di porgere le opere al pubblico.
Nel caso di Catanzaro la mostra, che ha un suo interesse (invito a vedere le immagini delle opere pubblicate sul sito del MARCA), è allestita all'interno di un museo e l'installazione esterna ha semplicemente la funzione di segnalare visivamente cosa viene esposto al suo interno; i cittadini poi sono liberi di lasciarsi attirare a curiosare dentro tra le opere, oppure possono scegliere di restarne fuori, perché non incuriositi o non interessati.
Nel caso di Arezzo, invece, viene imposto un modo di pensare ai cittadini, obbligandoli a doversi sorbire per mesi la vista "disturbante" (per essere gentili...) di tali opere che comunque impattano negativamente sulla vista delle bellezze artistiche della città.
Non solo i panni stesi, dunque, ma anche i libri sfatti deturpano strade e piazze che con i loro monumenti non avrebbero bisogno d'altro per essere valorizzate.
Un dubbio sorge spontaneo: ma perché certe importazioni calabresi ad Arezzo lasciano meno libertà di scelta ai cittadini?

 


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