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Cgil Cisl Uil: “Newlat punta sulla finanza e non sulla produzione”

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Cgil Cisl Uil: “Newlat punta sulla finanza e non sulla produzione”

Si annunciano 300 posti in meno, la chiusura di altri stabilimenti. E manca un piano industriale. A luglio riprende una difficile trattativa

 

La trattativa è in calendario per il 10 luglio a Reggio Emilia. “E sarà un confronto duro – hanno preannunciato stamani i segretari di categoria Giusi Angheloni (FLAI CGIL), Patrizio Giorni (FAI CISL),  Mario Guelfi (UILA UIL) e le RSU aziendali del gruppo Newlat. In discussione ci sarà formalmente il Piano industriale ma, in realtà, questo non esiste. Siamo di fronte ad una società che sta progressivamente abbandonando la logica imprenditoriale per assumere quella finanziaria. Gli esempi? L’acquisizione di attività decotte e prefallimentari del settore alimentare che vengono comprate  e poi chiuse come è accaduto, dal 2008 ad oggi, a Bari, Lecce e Bologna. Poi la progressiva contrazione dell’occupazione: la Newlat ha chiesto ai sindacati di fare una specie di “gioco della torre” e cioè di scegliere se chiudere lo stabilimento di Lodi oppure quello di Reggio Emilia. Una strategia assolutamente inaccettabile”.

Se opzione finanziaria ha da essere, allora l’occupazione e la produzione diventano fattori secondari. “Per questa ragione riteniamo che il cosiddetto Piano industriale che discuteremo a luglio non sia altro che un piano degli esuberi strutturali. Si annunciano quasi 300 unità in meno passando da 899 a 600. Un ridimensionamento che scatta quando i bilanci, come quello del 2011, vedono forti profitti. E che si accompagna all’ormai palese volontà aziendale di non rispettare l’accordo nazionale del novembre 2012 sulla mobilità volontaria. L’azienda sta cercando di far fallire questo accordo per rendere, nel settembre prossimo, strutturali gli esuberi”

Che la Newlat pensi a ben altro che al settore alimentare è confermato dalla vicenda della storica fabbrica Corticella di Bologna. “dopo aver firmato un accordo con sindacati e istituzioni per un nuovo stabilimento, la Newlat ha invece chiesto di poter realizzare nella vecchia area produttiva un centro congressi con albergo, piscina, centro commerciale”.

 

Secondo Angheloni, Giorni e Guelfi “sta svanendo la presunta vocazione industriale del gruppo Newlat. La conseguenza rischia di essere quella di far pagare anche allo stabilimento Buitoni di Sansepolcro questo tipo di logica. L’impresa, si sta muovendo con scarsissima chiarezza in tema di finalità, investimenti, progetti. Noi intendiamo trasformare il confronto del 10 di luglio in una grande vertenza nazionale sul futuro del gruppo e della sua occupazione. Intendiamo coinvolgere anche le istituzioni locali affinché Comuni, Province e Regioni siano informate preventivamente dalla Newlat delle sue intenzioni”

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