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Archiviato Scanzi alla Borsa Merci, stasera sotto con Veltroni e domani con Formigli

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Archiviato Scanzi alla Borsa Merci, stasera sotto con Veltroni e domani con Formigli

Giove Pluvio non è stato benevolo con Andrea Scanzi e con il pubblico accorso a S.Agostino per vedere il suo spettacolo. Uno scroscio malandrino, proprio sul più bello, ha costretto lo spostamento della rappresentazione alla Borsa Merci in fretta e furia. Per fortuna lo spettacolo ruota solo sulla figura di Scanzi e sulle immagini proiettate sullo sfondo. E la Borsa Merci ieri sera era piena.

 

 

“Quando il Pd invita Andrea Scanzi, non può che piovere a dirotto”. Il maltempo non ha tolto il sorriso, né il pubblico al giornalista aretino che – abbandonato all'ultimo istante il palco di piazza Sant'Agostino a causa della pioggia – si è esibito in una gremita Borsa Merci col suo spettacolo Gaber se fosse Gaber nella serata inaugurale del Passioni Festival, applauditissimo da circa 400 persone che hanno affollato la sala su poltroncine, sedie aggiunte, in piedi, sedute sui gradini.

E non poteva sperare niente di meglio, visti i nuvoloni del tardo pomeriggio, Il Coordinamento provinciale del Pd guidato da Marco Meacci che ha organizzato la manifestazione: la serata di ieri, giovedì 27, è stata salvata grazie al tempismo di tecnici e organizzatori che hanno trovato rapidamente una location alternativa e funzionale al coperto.

E Scanzi ha incantato il suo pubblico. Un'ora e mezza di parole e immagini che hanno restituito la potenza del messaggio gaberiano, soprattutto dal '70 in poi. Il teatro canzone, il sodalizio con l'artista Sandro Luporini, quei mille dubbi instillati nelle coscienze del pubblico, le parole così crude, tanto ruvide da far male. Il miele di una risata, l'amara medicina degli schiaffi alle certezze.

Scanzi più che maestro si è rivelato buon amico, che ha accompagnato i 400 presenti lungo il percorso artistico del Signor G: ora scanzonato, ora dolente, ora polemico. Poetico e mai banale, nel suo perenne slancio romantico verso una libertà che non sia di cartapesta.

Arezzo ha risposto tributando un lunghissimo applauso al giornalista-scrittore, sfatando il tabù del “nessuno è profeta in patria”.

Per capire ciò che si è voluto rappresentare, per reinterpretare ciò che abbiamo visto, credo che nulla sia più adeguato di ciò che scrive lo stesso Scanzi sul Fatto Quotidiano il 2 gennaio, a 10 anni esatti dalla morte di Gaber. Giornalista prima che attore, è riuscito a descrivere il senso di questo spettacolo meglio di chiunque altro. Io ne cito solo alcuni stralci, ma per chi volesse leggere l’articolo per intero, è possibile farlo, semplicemente cliccando sul testo seguente.  

"Faber lo conoscono tutti. Gaber, no. Lo si cita a sproposito, oppure caramellandolo. La tivù preferisce soffermarsi su quello degli anni Sessanta, da cui Gaber fu il primo ad allontanarsi: nel 1970, abbracciando il teatro e rompendo (contro ogni regola commerciale) col piccolo schermo. Innamorato del contatto diretto. Stimolato da un tour con Mina, spinto dal Piccolo Teatro di Milano. E attratto dall’alternanza di musica e monologhi. Dal Teatro Canzone. Lo scoprì con Sandro Luporini, pittore viareggino nove anni più grande di lui, puntualmente dimenticato quando si parla di Gaber anche se non si può citare l’uno senza menzionare l’altro. Erano la stessa persona. Inscindibili per trent’anni di spettacoli, dal 1970 al 2000. Feticisti del dubbio, fustigatori del luogo comune. Scudisciatori delle coscienze, poiché convinti che solo scorticando lo spettatore se ne potesse tenere in vita la morale. Di Luporini, proprio oggi, esce G. Vi racconto Gaber (Mondadori). Il libro definitivo, insieme ai due editi da Chiarelettere e a Se ci fosse un uomo di Giulio Casale (il migliore interprete musicale del corpus gaberiano).

Il fraintendimento di Gaber, ora volontario e ora frutto d’ignoranza, deriva anche da una discografia atipica. Gli album non gli interessavano: esisteva solo il palcoscenico. Esistono (purtroppo) anche poche immagini dei suoi spettacoli. Negli ultimi anni potevi acquistare i suoi cd unicamente a teatro. E fu solo la malattia, con cui ha convissuto per più di dieci anni, a farlo tornare in uno studio di registrazione (La mia generazione ha perso e Io non mi sento italiano, prodotti da Beppe Quirici). Avvicinarsi a Gaber è difficile, perché la sua carriera è stata volontariamente carbonara e perché nessun brano o monologo è accomodante. Consapevole di essere impegnativo, Giorgio indorava la pillola con il gusto garbato per l’ironia (L’odore, Lo shampoo, Pressione bassa) e con una presenza scenica tracimante. Inimitabile. Irresistibile. Agli spettacoli di Gaber ci si arrabbiava parecchio, ma si rideva anche. Molto. Fino alle lacrime. Spesso riso e pianto erano coincidenti. Da una parte Gaber e Luporini ti scardinavano le convinzioni; dall’altra ti accarezzavano (giusto un po’). Antitaliano e “anarcoide” (l’unica etichetta che accettava), sistematicamente accusato di disfattismo e qualunquismo, soprattutto dai para-intellettuali del Bar Casablanca e dai polli di allevamento sinistrati da cui si emancipò nel 1978 (“Non sono più compagno né femministaiolo militante”).

Tra il Signor G e il suo pubblico c’era un patto tacito, peraltro raccontato nella splendida intervista inedita (del ’92) pubblicata nell’ultimo numero di MicroMega. Gli spettatori,  scegliendolo, inseguivano non risposte ma stimoli. Chiavi di lettura destabilizzanti. In cambio, Giorgio si metteva a nudo. Provocava per generare cortocircuiti salvifici. Ascoltava le vibrazioni della sala. Si concedeva interamente. Era il fratello maggiore. Il gabbiano ipotetico. Il soldato al fronte, sempre al fronte, che al bombardamento continuo di ipocrisie e falsità sapeva opporre acume profetico e lucidità spietata. L’appartenenza – diceva – è avere gli altri dentro di sé. Non sapeva, o forse sì, che lui stesso era per molti appartenenza. Ieri, oggi, sempre

Domani, sabato 29 giugno, serata conclusiva della kermesse. Il clou alle 21,15 con Corrado Formigli, il conduttore della trasmissione rivelazione di La7 Piazzapulita, protagonista in Piazza Sant'Agostino con un incontro sulla passione per il giornalismo. Contributi video e dibattito, dai reportage di guerra all'analisi degli episodi più scottanti della stagione di Piazzapulita, come il caso-Favia.  Prima, alle 18,30, il professor Mario Rodriguez – docente universitario e fondatore della società di comunicazione MR & Associati Srl - terrà un workshop-aperitivo sulla passione per la comunicazione. Approfondimento teorico e pratico, sulle passioni e i sentimenti al tempo dei social media: come cambiano – se  cambiano - gli ideali, l'organizzazione, le manifestazioni e la copertura mediatica. L'iscrizione è gratuita, i posti limitati (prenotazione a [email protected] e allo 0575/354821).

 

Alle 19 un appuntamento riservato ai bambini: “Archeo Junior - Gli Etruschi son tornati”. Un'attività creativa organizzata da Aion cultura, in collaborazione con il Comune di Cortona. Un laboratorio pratico di archeologia per avvicinare i bambini (dai 5 ai 12 anni) alla storia antica del territorio realizzando armi e diademi degli antichi Etruschi.

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