Prima Pagina | L'opinione | Il governo certifica: abbiamo perso una generazione!

Il governo certifica: abbiamo perso una generazione!

By
Dimensione carattere: Decrease font Enlarge font
Il governo certifica: abbiamo perso una generazione!

Stabilendo il sostegno solo verso coloro che non hanno ancora 30 anni o che non hanno un titolo di studio, si certifica il fallimento di un intero sistema sociale.

Coloro che sono nati tra gli anni 70 e i primi anni 80, sono ormai una generazione perduta. Stretti tra un precariato senza futuro, senza avere ancora un centesimo di contribuzione pensionistica accantonata, sono destinati ad  una esistenza senza futuro.

Lo dice la storia del genere umano: nei periodi difficili, il carico più pesante cade sempre sulle spalle dei più deboli, vale a dire sui nostri giovani/adulti, sui figli di una società del benessere, frutto dei debiti anzichè del lavoro, debiti che si riteneva potessero essere fatti rotolare in eterno, di generazione in generazione, e che invece stanno scricchiolando pericolosamente sotto i loro piedi.

E’ la generazione che è cresciuta da genitori nati nel boom economico del secondo dopoguerra, adulti che si sono fatti un punto d’onore del riuscire a far studiare e laureare i loro eredi, sperando per loro in un futuro migliore, con lavori adeguati e stipendi relativi.

Quello che hanno avuto, invece, sono figli precari o senza lavoro, da mantenere in casa fino ai quarant’anni, con ben poche speranze in un futuro migliore.

I livelli sempre più alti di disoccupazione in molti Paesi del sud Europa, hanno portato alla estremizzazione delle proteste e a tassi di violenza in crescita: sui cittadini impoveriti, stanchi e sfiduciati, stanno prevalendo idee razziste e complottiste, nella disperata ricerca di un capro espiatorio, affascinati dal populismo che promette di risolvere i problemi stampando carta moneta. Questo è il vero pericolo Europa, un pericolo che sta portando a un’ulteriore destabilizzazione del nostro continente. Martin Schulz ha dichiarato di fresco: “La situazione attuale è un rischio per la tenuta della coesione sociale, e, se la coesione sociale in questi Paesi viene meno, essi esploderanno. Questa è la minaccia che pende sull’intera Unione Europea”.

Ho potuto assistere ad un colloquio di lavoro non molto lontano da qui, presso l’outlet Valdichiana, durante il quale grazie alla improvvida presenza in un curriculum di una laurea magistrale col massimo dei voti, il candidato, ad un posto da commesso, è stato scaricato su due piedi con patetiche scuse. Come siamo arrivati a tutto questo? Come abbiamo potuto ridurre il nostro paese in queste condizioni? La mediocrità è premiata, l’ignoranza è un punto a favore, i nostri migliori cervelli selezionati da un esercito di buzzurri che hanno avuto la fortuna di occupare le sedie giuste in una nazione governata dalla raccomandazione.

Oggi non ci resta che prendere atto della situazione: fa tornare in mente una delle scene piu’ drammatiche del film “The day after tomorrow”, quando lo scienziato protagonista traccia una linea col gesso sulla lavagna dividendo il continente in due. Una parte, quella piu’ meridionale, potrà scappare nei paesi piu' caldi, la parte superiore non ha piu' speranze, tanto vale lasciarla al suo destino. 

Oggi il governo italiano ha tracciato una linea, corrispondente all’anno 1983. Chi è nato dopo forse ha qualche speranza, chi è nato prima tanto vale lasciarlo andare…  Ebbene si: abbiamo perso una generazione! 

  • Invialo ad un amico Invialo ad un amico
  • Versione stampabile Versione stampabile

Vota questo articolo

0