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"L’unità è superiore ai conflitti”. Rondine incontra Papa Francesco.

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"L’unità è superiore ai conflitti”.  Rondine incontra Papa Francesco.

La Cittadella della Pace in udienza generale mercoledì 19 giugno rafforza la speranza della propria missione attraverso le parole del Santo Padre

 

L’Associazione Rondine Cittadella della Pace torna a Roma nelle massime sedi della fede e della partecipazione politica a portare la propria esperienza nella risoluzione del conflitto in un momento storico di forti lacerazioni politico-sociali che dilagano in tutta Europa. Lo fa con una giornata densa di appuntamenti. La mattina del 19 giugno, infatti, il presidente Franco Vaccari e i giovani dello Studentato Internazionale, sono stati ricevuti in udienza dal Santo Padre, per ricevere il primo abbraccio di Papa Francesco il Papa che porta il nome di uno degli ispiratori dell’esperienza di Rondine, di certo il più paradigmatico: San Francesco d’Assisi. Un incontro atteso con gioia dai giovani testimoni di pace dello Studentato Internazionale, dopo l’incontro con Papa Benedetto XVI ad Arezzo il 13 maggio scorso,  alimentato dall’annuncio di speranza di Papa Francesco e dalla rinnovata fiducia nelle giovani generazioni per la costruzione del dialogo e la pace tra i popoli.

Le studentesse che hanno incontrato il Papa sono state l’israeliana Noa e la palestinese Suha, a esempio di quanto una pacifica convivenza, l’amicizia senza limiti e un superamento del conflitto siano obiettivi possibili. La riflessione del Santo Padre sulla prima lettera di San Paolo ai Corinzi ha fatto emergere proprio il senso profondo che anima lo spirito della Cittadella della Pace: “I conflitti se non si superano ci separano. I conflitti possono aiutarci a crescere, ma possono anche dividerci”. Sembra stare tutto in queste poche parole pronunciate da Bergoglio, il riassunto della vera e autentica scommessa di Rondine.

“Essere parte della Chiesa– ha aggiunto Papa Francesco – vuol dire anche imparare a superare personalismi e divisioni, a comprendersi maggiormente, ad armonizzare le varietà e le ricchezze di ciascuno; in una parola a voler più bene a Dio e alle persone che ci sono accanto, in famiglia, in parrocchia, nelle associazioni”.  Rondine oggi più che mai si rispecchia nelle parole del Santo Padre e proprio di fronte a lui ha portato i testimoni di questo cammino che lui stesso ha indicato, attraverso le giovani studentesse palestinese e israeliana che a Rondine si sono trasformate da nemiche in amiche e insieme continueranno a lavorare per aprire nuovi percorsi di dialogo per la pace nel Medio Oriente.

“Signore, fa' di me uno strumento della tua pace”. Alla luce di queste poche parole del Patrono d’Italia, l’incontro fra Papa Bergoglio e lo Studentato Internazionale, prende un sottile significato di unione del tutto particolare: Rondine, infatti, non è altro che il risultato frutto di un pellegrinaggio ideale tracciato fra la parabola francescana appresa al Santuario della Verna e l’esperienza di Giorgio La Pira.

E sul Santo uomo di pace, si ritrovano le fondamenta più intime su cui si è costruito sasso dopo sasso il borgo della pace.  Perché Rondine nasce – potremmo dire – per volontà di Francesco, dopo un viaggio in Russia dell’89, in cui alcuni di coloro che poi animeranno negli anni successivi il progetto della Cittadella, portarono in scena a Mosca, San Pietroburgo e a Kaunas (Lituania), la storia del Poverello d’Assisi, inscenando la loro versione di “Forza Venite Gente”, un musical girato nei teatri italiani agli inizi degli anni ‘80.

Un viaggio che significò il moltiplicarsi degli incontri e quindi dei contatti che resero possibile di lì a qualche anno una nuova piccola San Damiano sulle rive di Ponte Buriano, fra Arezzo e Castiglion Fibocchi.

Ma non è solo una questione di vicende, l’ispirazione di Rondine nei confronti del santo: è su come funziona la Cittadella, che si compie la vera somiglianza. La dinamica del tradimento, ad esempio. La spoliazione, direbbero gli storici della vita del Frate: chi viene a Rondine lascia tutto dietro di sé, come se tradisse la sua vita precedente, lasciando il livore, le asprezze, il rancore, il conflitto e scoprendo nel nemico, a sua volta nudo, spogliato della sua storia, un amico. “Vivevo dentro di me come dentro una città distrutta e annegavo nella malinconia”, pensava il Santo, riflettendo sulla sua vita agiata e comoda, basata sulle proprie convinzioni e priva di una vera conversione”. 

 

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