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ICASTICA, la cultura internazionale e Abel Vallmitjana.

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ICASTICA, la cultura internazionale e Abel Vallmitjana.

 

Visitando le istallazioni sui ruderi del giardinetto di via della Torre Rossa, ovvero le simpaticissime caprette che brucano ciò che resta del nostro palazzo dei priori,  ho rivisto “Hermana y la Herida” (la sorella e la ferita) opera in bronzo donata da Abel Vallmitjana alla città di Arezzo negli anni ’70. L’impressione è stata per me una vera sorpresa. Le caprette sono belle. La statua delle due sorelle, con intorno le ultime arrivate, appare ancor più bella di prima. E’ incredibile come l’effetto dell’accostamento sia risultato splendido e come  il bronzo preesistente ne abbia notevolmente guadagnato.

Chissà se gli organizzatori di Icastica sanno chi era Abel Valmitjana e quali personaggi internazionali portò ad Arezzo.

Abel negli anni 50’ comprò villa Guillichini e la fece diventare un cenacolo di arte e cultura internazionale per circa 20 anni, fino al suo ultimo viaggio nel cimitero di Puglia.

Durante quel ventennio Arezzo fu meta  di personaggi di grande fama. A memoria ne ricordo alcuni come Miguel Otero Silva (letterato e insignito del premio Lenin per la Pace equivalente al Nobel  nel mondo sovietico), Gabriel José de la Concordia García Márquez  (insignito, nel 1982, del Premio Nobel per la letteratura), Ricardo Eliezer Neftalí Reyes Basoalto, meglio noto con lo pseudonimo di Pablo Neruda (insignito nel 1971 del Premio Nobel per la letteratura), Salvador de Madariaga y Rojo (eroe della guerra civile spagnola, diplomatico e scrittore di fama mondiale), Miguel Ángel Asturias (scrittore, poeta e drammaturgo guatemalteco,  insignito del premio Nobel della Letteratura nel 1967), Rafael Alberti Merello (pittore e poeta spagnolo famosissimo oppositore di Franco  molto noto al tempo del passaggio alla democrazia della Spagna). Abel, come molti fuoriusciti antifranchisti aveva soggiornato in Venezuela. Le sue opere sono esposte in giro per il mondo. Era amico di molti, ad Arezzo, e potevi frequentare villa Guillichini, , dove quei personaggi affascinanti soggiornavano quando erano in visita alla nostra città. Raccontavano di mondi sconosciuti e non si sdegnavano di chiacchierare anche con un ragazzo aretino, mentre si giuocava a Croquet. Marquez, come qualche lettore potrà ricordare, ha ambientato ad Arezzo alcuni suoi racconti.

Tornando a Icastica, le caprette sono belle e azzeccate e spero che rimangano al loro posto anche dopo la chiusura della rassegna.

Devo però concordare con chi accusa gli Aretini di disattenzione all’arte. Quando la  “Hermana y la Herida” è stata spostata, durante la ristrutturazione dei giardinetti, la scritta in bronzo che indicava l’autore e il titolo è sparita. Chi ora visita quel luogo può leggere tranquillamente, in un cartello, chi è l’autrice delle caprette. La “Hermana y la Herida” è invece orfana. Il visitatore non può sapere chi l’ha fatta  e cosa rappresenta.

Gli organizzatori di Icastica, non potrebbero cogliere l’occasione per rimediare?

 

 

 

 

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