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Il punto di Enzo Gradassi. Icastica: criticare per migliorare e non per demolire...

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Il punto di Enzo Gradassi. Icastica: criticare per migliorare e non per demolire...

 

“Il poco peso che ha sempre avuto Arezzo, e ha tutt'oggi, nelle cose toscane, non si giustifica. Gli aretini hanno il naso abbastanza ritto per sembrare toscanissimi, eppure han l'aria d'essere confinati in un angolo, fuori di mano, per non dir fuori della grazia di Dio, presi come sono alle spalle dai romagnoli, che la Madonna del Conforto ce ne scampi e liberi, di fianco, verso oriente, dagli umbri barlacci di Città di Castello, di petto dai senesi, che San Donato li pigli, e dalla parte d'occidente dai fiorentini, che Sant'Antonio li metta tutti in un sacco e li venda per ghiande in quel di Padova. Gli aretini, oggi, hanno altro per la testa, che pensare a ficcare il dito nel costato degli altri toscani: l'Arno seguita a torcere il muso alle loro case, e le liti in famiglia non mancano. Se ogni capello strappato in famiglia diventasse un albero, essi vivrebbero in mezzo ai boschi. E meno male che si stanno schiomando fra loro, buon per noi, e non han tempo né voglia di guardarsi intorno; se no, chi mai potrebbe garantire i toscani dalle sorprese degli umori di Arezzo?

Rare volte si svegliano e si buttano allo sbaraglio, ma quelle rare volte si salvi chi può: gli aretini, dove passano, seminano vento, e lasciano agli altri la cura del raccolto, a coloro che s'intendono di tempeste”.

Così Curzio Malaparte, “La Madonna di Strapaese”, del 1931. Toh, proprio l’anno del Saracino.

Ora siamo ad un “conflitto” arte contemporanea-culto folkloristico della tradizione. Tra “icastica”, un’invenzione e “la Giostra del Saracino”, un’altra invenzione, entrambe molto ben inventate. Fra l’arte del nostro tempo ed il passatempo dopolavoristico. Una disputa dalla quale mi tengo alla larga.

Passata l’onda lunga dell’ironia e del sarcasmo sarebbe tempo di entrare nel merito. Sulle singole opere? Ma no, che si crede? Quello è mestiere d’altri. Altri debbono dire quanto vale la proposta di Monali Meher o di Yoko Ono o di Kaarina Kaikkonen. Possiamo ironizzare (io l’ho fatto) sui “panni stesi” e su quanti fanno di si con testa come i cavalli, come se approvassero chissà che. Possiamo armarci di buoni proponimenti (io l’ho fatto) e compiere l’intero tour cittadino. E poi dire infine “mi piace”, “non mi piace” o anche (come un mio caro amico) “ganzo!” perché non ci è chiesto, ci mancherebbe, di produrre una scheda critica: domine non sum dignus.

Intatto resto il problema di fondo. Quello che, sono pronto a scommetterci, adesso è chiaro anche al dottor Macrì.

La prima ricaduta che “icastica” doveva generare (e non l’ha fatto questa volta) era sulle persone, singole e associate della Città e del territorio.

Le Istituzioni: si doveva portare, il progetto, in Commissione consiliare. Anche solo come informazione.

L’Associazionismo culturale: si doveva creare almeno un’occasione di un confronto. Vuoi vedere che si scopriva l’esistenza di artiste di livello, (musiciste, scultrici, pittrici, attrici) figlie del nostro territorio?

Si doveva fare un bando (locale) per la gestione degli eventi: vuoi vedere si sarebbe scoperto che si potevano attivare forze locali, che non fa mai male, (compresa l’onda del volontariato)?

Ci si doveva guardare intorno (intendo localmente) per l’affidamento della promozione. Vuoi vedere che si metteva su in quattro e quattr’otto un ufficio stampa di buon livello, un materiale pubblicitario di qualità e un sito web degno di questo nome? Vuoi vedere che si sarebbero determinate le condizioni per “condividere” (non “coinvolgere in”) con una larga fascia di società civile e culturale?

Poi, solo poi, vengono le domande sulla ricaduta turistica (della quale sapremo in autunno), o del “portare il nome di Arezzo nel mondo” di cui sapremo fra qualche anno, o del “quanto ci ha speso il Comune”, che presto o tardi si dovrà, come è giusto, sapere.

Alla fine vien da pensare, nella migliore delle ipotesi, che si sia sottovalutato ciò che questo territorio è in grado di esprimere e, nella peggiore, che per le Istituzioni, il territorio è ancora un’entità sconosciuta. Ma questo non voglio pensarlo, sarebbe davvero troppo grave.

Enzo Gradassi

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