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ICASTICA: analisi di un dibattito effervescente... ed anche più !

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ICASTICA: analisi di un dibattito effervescente... ed anche più !

Nei giorni passati sono stato al centro di feroci critiche, ma anche di sperticati applausi. Critiche spesso gridate a gran voce, applausi sommessamente indicati con un "mi piace" che ha toccato livelli raramente raggiunti. 

Se analizzo il fatto distaccandomi totalmente e lo analizzo dal punto di vista puramente psicosociale si dovrebbe parlare di un fenomeno molto comune nella comunicazione digitale: la radicalizzazione delle opinioni, che effettivamente avviene più frequentemente nel web e molto meno nella vita reale.

Proviamo a esemplificarlo. Nel momento in cui mi vengo inserito in un gruppo per una mia opinione, una mia caratteristica, una mia preferenza, una scelta di campo politica o sociale, automaticamente mi si sviluppa dentro un forte senso di appartenenza che tenterò di difendere anche contro l'apparente o la reale assurdità razionale di quella stessa appartenenza.  

Di più: lo stesso fenomeno si presenta anche nel momento in cui veniamo inseriti, anche solo a livello sperimentale, in un gruppo casuale (random) a cui in maniera altrettanto casuale viene attribuito un valore da difendere. Sembra assurdo ma è purtroppo altrettanto reale (anche se a nessuno piace sentirsi dire che ciò avviene al 90% delle persone. Interessante notare che questo senso di appartenenza aprioristico, spesso diminuisce con il procedere vero l’alto nella piramide del potere all’interno del gruppo preso in esame).

Perché ho scatenato tante reazioni? Ho semplicemente  sostenuto che un gruppo aretino dedito legittimamente ad una attività ludico/rievocativa di interesse locale e folkloristico era meno importante di una manifestazione Internazionale.

Non avrei dovuto, perchè così facendo ho suscitato la reazione difensiva del gruppo, e soprattutto perchè l’ho fatto dal web, dove la radicalizzazione delle posizioni è anche esasperata dalla non relazionalità fra i membri della discussione e dove si può venir coperti dall'anonimato.

Sostanzialmente un errore di valutazione da parte mia: gli uomini non sanno usare la libertà di parola quando sono da soli contro un interlocutore o lo sanno fare in una percentuale bassissima (si stima qualcosina meno del 3%). La percentuale cala ancora se l'interlocutore ha una qualche forma di potere o si pensa che potrebbe averlo, utilizzando una qualche forma di pressione o una qualche azione punitiva.

In ultimo c'è la zona animalesca o del branco: quella per cui una posizione viene espressa solo nel momento in cui ci si sente coperti da una maggioranza o da un gruppo che abbraccia la nostra posizione e ci elegge a portavoce. In questi casi non raramente l'espressione si polarizza in maniera aggressiva: si scatenano insulti, denigrazioni, linciaggi verbali, discredito e spregio. Nessun ultras avrebbe il coraggio di insultare se non si sentisse coperto da una moltitudine che condivide quelle stesse parole.

Nell'anonimato (che questo sito difende e ha difeso sempre) invece succede di tutto: dal buono al marcio. Chi si copre di anonimato, molto frequentemente non ha buone intenzioni (a volte quella di denunciare ma non sempre) ed è sovente animato da astio e da rancore, più che di una sana voglia di dialettica e di comunicazione della propria opinione. Si stima che la maggioranza dei commenti anonimi (non tutti) non contenga quasi mai una opinione definita e coerente ma, tendenzialmente, ironia, satira, discorsi sprezzanti ed insulti (più o meno legali), con uno scarto piuttosto relativo che dovrebbe essere 10 a 1 (ossia una vera opinione o un vero commento costruttivo o una denuncia ogni 10 stravolti mentali che sfogano le proprie frustrazioni dietro l'anonimato.

Questo spiega in definitiva perchè le reazioni sul web conducono al rischio di manipolazione della reazione stessa. Perchè il web toglie i tre filtri sociali più importanti:

1) il monitoraggio del proprio comportamento grazie alla reazione dell'altro

2) permette l'anonimato e, di conseguenza, deresponsabilizza dal prendersi in carico ciò che si dice

3) concentra la rabbia delle persone su pochi fenomeni che diventano il nucleo di identificazione con il sè.

Alla fine anche in chi cerca di applicarsi alla ricerca di un dialogo, spesso è portato ad arrendersi. O perchè non si è stati capaci di stimolare un dibattito costruttivo, e quindi di usare il web nel modo giusto. O perchè in giro c'è davvero poca capacità di usare il cervello. Nel secondo caso, si è legittimati a scegliere di sottrarsi al gioco (vedi Enrico Mentana), pur precludendosi infinite possibilità. 

 

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