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A PROPOSITO DI ICASTICA. (Di Paolo Casalini)

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A PROPOSITO DI ICASTICA. (Di Paolo Casalini)

Mi è stato chiesto perché difendo Icastica, almeno per adesso e fino a prova contraria.

Cominciamo a chiarire che Icastica, secondo me, non dovrebbe essere pensata come una alternativa alla estate aretina, dovrebbe essere altro. Non dovrebbe essere intrattenimento per gli aretini. O almeno non è questa la sua vocazione.  Dovrebbe essere un richiamo per l'esterno, per dare una ribalta alla città, per farla essere attrattiva verso un turismo di nicchia che è affascinato da queste manifestazioni.

Dovrebbe essere un modo per portare ad Arezzo il giornalismo che conta e far fare dei servizi sulla città. Chiaro che nessuna iniziativa dal basso potrà mai fare questo (Arezzo Wave era l'eccezione che confermava la regola). Il festival dell'anfiteatro è una cosa a livello paesano, come pure tutte le altre iniziative, dal Playart in poi. Tutte valide, ma rivolte all'intrattenimento locale. Se vogliamo dircela tutta, nemmeno il Saracino attira gran che! Già a Rigutino è considerato una manifestazione retrodatata. Coinvolge i quartieristi e poco più. Il re è nudo: divertiamoci e accontentiamoci. 

Nel goffo tentativo di imitare i nostri vicini col cervello piombato (abbiamo imitato anche le nenie da bimbominchia), ci siamo convinti che il quartiere è “über alles”. Ma quando mai...! Il Saracino (per fortuna) è e resta solo un gioco. Troppo spazio già abbiamo dato a una rievocazione storica che a tratti è anche noiosa e come investimento vale quanto le azioni di Gianburrasca. Sottoponiamo la città e i cittadini. per una mezza estate buona, allo stress di tamburi e musica a 82 db, in nome di una vita contradaiola che non ci appartiene. Chi ci guadagna veramente? I grossisti di birra. Molto meno il fegato dei nostri ragazzi. 

Al  nostro Pasquale Macrì, è stato chiesto di offrire alla città la possibilità di fare rumore mediatico (un altro tipo di rumore) a livello almeno nazionale, e questo si sta impegnando a fare. Portare ad Arezzo personaggi che attirano i media, non è importante per gli aretini, ma per i media... Se mi avessero posto davanti a questo problema, certamente nemmeno io mi sarei rivolto alle associazioni del territorio e nemmeno al circuito dei concerti anche grandissimi (anche se portassimo ad Arezzo Madonna, turisticamente avremmo un ritorno vicino allo zero) o dei festival che sono più simili alle sagre di paese o alle recite di fine corso. Bellissime: io le adoro e chi mi conosce sa che ci passo l’estate, ma la verità è che non solo da Firenze, ma nemmeno da Subbiano verrebbero a vederle.

Solo Arezzo Wave era riuscito a sfondare a livello internazionale, e ad ottenere risonanza mediatica, ma a costi ormai impossibili da sostenere. Le cifre che io conosco per Icastica, sono  abbastanza modeste. Chiaro che se si pensava di rientrare coi biglietti di ieri sera, dovranno essere riviste al rialzo. Naturalmente ci sono anche sponsor privati che fanno la loro parte. 

Ormai viviamo una situazione in cui non sono più possibili spese che non siano almeno pensabili come investimenti. A volte sono “azzardose”, a volte rischiose, ma devono essere pensate come tali: investimenti. E se non si ha coraggio di investire, allora aspettiamo tranquillamente la fine: all’ingresso di Olmo scriviamo cimitero e buonanotte.

Sono due anni che mi spremo su cosa poter fare per investire sul turismo. A me non era venuto in mente niente. Avevo immaginato che nessun duplicato di ciò che già esiste, avrebbe alcuna chance di successo (Sanremo è Sanremo e Castrocaro solo una imitazione da due spiccioli).  Icastica è una specificità particolare, sviluppa forse un segmento della biennale di Venezia, ed il rischio che la stessa biennale fagociti tutto è alto. Però apprezzo il tentativo.

Fino ad oggi, negli ultimi 50 anni, l'unica iniziativa che possa essere considerata un investimento per la città è stata la fiera antiquaria. Pasquale si è infilato nel settore che conosce meglio, e assicuro che lo conosce veramente bene, per dare seguito ad una richiesta esplicita: rilanciare la città come visibilità e come turismo. Magari non tutte le ciambelle riescono col buco. Ma come diceva il mio povero nonno, "chi non fa non falla". E di gente che non falla perché non fa niente, ne abbiamo le tasche piene.

Se guardiamo il problema da questa ottica, le cose assumono un prospettiva diversa. Se poi fallisce, pazienza. Abbiamo sostenuto una iniziativa che avrebbe potuto funzionare. Il rischio di impresa fa parte del gioco. La vera scommessa sarà nella capacità di perpetuarsi. Quando a Pieve inventarono la città dei diari, sembrava una filastrocca per bambini. Passando gli anni invece, il diario sta diventando sempre più importante. E Pieve è oggi veramente la città dei diari!

E' la costanza che rende importante un evento. La sua storia. La sua affidabilità. Oggi portare ad Arezzo qualche bella opera e qualche puttanata, è costato mesi di fatica. Tra 30 anni, se riusciremo a tenere la partita in mano, essere invitati ad Icastica potrebbe essere un onore… e delle puttanate potremo anche farne a meno. Un po' come è oggi la biennale !

Ma siamo nati ieri, e di questo oggi dobbiamo accontentarci…  

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