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Lettera aperta del sindaco ai cittadini

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Lettera aperta del sindaco ai cittadini

 

 

Cari concittadini,

ho assistito in silenzio in questi giorni al manifestarsi pubblicamente di opinioni, talvolta vivaci, sulle manifestazioni culturali della città di Arezzo, sul desiderio di diventare grande anche nell’apertura al mondo, nell’accoglienza turistica e nella capacità di essere protagonista al pari di altre realtà nelle quali ormai il mondo culturale si identifica.

Ho inaugurato con grande soddisfazione la mostra di Icastica, che, aldilà delle inevitabili polemiche, ha il pregio innegabile di far parlare il mondo intero di sé, della concentrazione di artisti al femminile, ed in conclusione della città di Arezzo.

Chi ha avuto la ventura di seguire l’inaugurazione ha potuto parlare con tante nazioni, con rappresentanze consolari dall'India al Perù, con corrispondenti nazionali ed esteri che, vedendo Arezzo, alcuni per la prima volta, non hanno potuto non legare la scoperta della nostra città ad una propensione verso l'arte universalmente intesa.

Voglio però inquadrare questa vicenda nel contesto cittadino, e gradirei che tutti lo facessero con la serenità che deve essere patrimonio universale.

Arezzo ha manifestazioni che radicano nella propria storia e che sono di grandissimo rilievo cittadino. Prima di tutte il Saracino. Ne ha altre che l’hanno fatta grande e universalmente conosciuta, come il Polifonico, la fiera antiquaria, la mostra dell'oro. Son tutti fattori che, sotto diversi profili, contribuiscono a dare alla città una sua identità di città capace di produrre, di creare momenti commerciali, in un contesto culturale radicato che si rinnova annualmente in manifestazioni di grande rilievo come il Polifonico e storico rievocativo come il Saracino che attraverso i media ed i propri sbandieratori ha portato l'immagine di Piazza Grande ed i suoi colori nel mondo intero.

Tutto questo è la città, che oggi vive con difficoltà momenti economicamente difficili  quali quello che stiamo attraversando e che cerca attraverso attività diverse, aperture culturali e sperimentazioni nuove di far passi verso un mondo che non aspetta nessuno.

La città in questo sforzo deve sentirsi unita e deve riconoscersi tutta assieme, poiché ciò che oggi giova alla sua visibilità giova a tutto ciò che la città è.

La nostra collettività non è una cosa sola, è mille cose assieme, e noi, ringraziando tutti, non possiamo che ringraziare coloro che, come i quartieri, consentono di mantenere alta la qualità della Giostra del Saracino, e spronare al contempo coloro che attraverso la innovazione e la sperimentazione in campi diversi ma collaterali tentano la cultura verso spazi inesplorati.

In fondo la ricerca di nuove strade è il carattere fondante della poetica del “de rerum natura”, ed è la grandezza anche del rinascimento toscano. E poi, se una mostra come Icastica non farebbe scandalo né a Londra né a New York, non deve farlo neppure ad Arezzo se Arezzo vuole parlare alla pari con queste realtà culturali che non possono permettersi il lusso di avvicinare il futuro ad un passato che si riconosce nei nomi di Piero della Francesca, Cimabue, Vasari a tacer del resto.

Ed è sintomatico di questa possibile grande sinergia collettiva il desiderio, da molti degli ospiti internazionali espresso, di voler essere presenti alla Giostra del Saracino.

Se questo è vero, come Sindaco della Città, chiedo a tutti uno sforzo. E lo faccio chiedendo, innanzitutto, la collaborazione e spazio alle testate che hanno sempre accompagnato la storia della nostra collettività, nel bene e nel male, raccontandola a chi non la conosceva.

Chiedo a tutti di abbassare i toni e di guardare all'interesse della città intera, cercando di  contemperarlo con il proprio legittimo. Tutti assieme per portare sempre più Arezzo nel mondo, per farla conoscere a chi non la conosce, apprezzare a chi la credeva realtà di provincia, declamare nelle sue bellezze a chi non ha mai visto né Piazza Grande, né il saracino, né la Fiera antiquaria, ed a chi saprà essere volano di entusiasmo nel mondo.

Credo che tutti siano consapevoli del destino che ci attende e soprattutto che se oggi v'è una occasione va cavalcata tutti assieme e va aggiunta alle altre storiche, in cui la città si identifica, assieme alle quali fondare il rilancio di una città dalle radici antiche e dal futuro che noi sapremo dare.

Grazie infine a tutti i cittadini, ai quartieri, ai lavoratori di tutti i settori, per quello che fanno e faranno per la nostra collettività.

Servono fermezza e lungimiranza che ad Arezzo non mancano.

 

Giuseppe Fanfani

 

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