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Decine di giornalisti di tutte le testate, hanno visitato i percorsi di Icastica

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La corrispondente del New York Times La corrispondente del New York Times

Erano presenti giornalisti accreditati da tutte le testate nazionali, da La Stampa al Messaggero, passando per L’Ansa, Repubblica e il Corriere della Sera. Non mancava neppure Il Giornale. Erano presenti anche tutte le tv locali, ma anche le telecamere di Rai2, per finire con la corrispondente del New York Times (molto corteggiata).

 

Una giornata intensa, ed anche molto faticosa, nonostante i due autobus Lancetta messi a disposizione dalla amministrazione per scarrozzare quel mare di giornalisti. Un fiume di macchine fotografiche e taccuini, che si muovevano  dentro alle bellezze della nostra città. Uno sguardo prima attento alle “istallazioni” e poi naso all’insù, per ammirare la Leggenda della Vera Croce, per osservare l’incredibile collezione della casa Bruschi e i libri antichi di Casa Vasari. Ma davanti al Cimbaue, mirabilmente spiegato dal nostro Pasquale, non nego che mi sono emozionato pure io.

In due ore una concentrazione di opere mirabili, unite alle intense spiegazioni e alla visione di opere moderne e delle loro autrici. Emozionate anche loro, dal solo fatto che non fossero sistemate in una fredda sala da esposizione, ma al cospetto dei giganti della storia dell’arte.

Chi non lo sarebbe stato sapendo che per tre mesi la propria opera è proprio lì, a due passi da Piero della Francesca, da Giorgio Vasari, da Cimabue…  Arezzo sta cercando di coniugare i suoi tesori con l’arte moderna e soprattutto con i media del mondo.

Valeva la pena provarci. Se fossero stati spesi  100.000 euro per 200 secondi di spot televisivi (costano 500 euro al secondo sui network nazionali) tutti avremmo applaudito lo sforzo pubblicitario. Aver portato invece ad Arezzo i giornalisti di tutte le testate (Repubblica ha dedicato ad Icastica un servizio fotografico) quanto vale?   

Siamo solo all’inizio: una città più ospitale e meno provinciale, forse sarebbe più pronta ad aprirsi al mondo. Se anche Venezia avesse seguito i canoni del ragionamento nostrano, la Biennale sarebbe stata chiusa alla prima edizione. Invece esiste, esiste dalla seconda metà del XIX secolo, nonostante abbia tante volte scandalizzato e meravigliato. Anzi facendo dello scanalo e della provocazione il leit motive che l'ha resa celebre nel mondo. Ma questo è consentito solo altrove. Molto più sicura la fiera del rocchio e del mestolino. Certamente più adatta alla mentalità! 

E la sfilata del saracino può pure fare un piccolo slalom per evitare queste "istallazioni". Altrimenti per una volta potremmo chiedere ai senesi se ci prestano la piazza (provocazione ndr). Loro sono certamente più saldi nel rigidismo e nell'attaccamento alle tradizioni. 

Bello il resoconto che l' agenzia Ansa fa di questa giornata, lo ripubblico con intimo piacere…  

Gli abiti di Kaarina Kaikkonen nella loggia del Vasari

"Questo portico - racconta - è un luogo che amo molto. Puoi sentire l'arte, ma anche i passi di tutte le persone che sono state qui in tanti secoli di storia"

Centinaia di abiti, giacche, maglie, pantaloni, sventolano sui fili appesi nella Loggia di Giorgio Vasari. E con loro, a passeggiar là sotto con Kaarina Kaikkonen, quasi sembra davvero di sentirli vociare delle mille storie che hanno vissuto.

"E' un'idea semplice, ma a me piacciono le cose semplici", racconta lei, finlandese di nascita e protagonista delle due creazione site specific più d'impatto di Icastica, prima edizione della rassegna di cultura estetica internazionale che apre oggi ad Arezzo fino al 1 settembre.

A lei, infatti, il compito non facile di dialogare con i due luoghi simbolo della città, la piazza della Liberta" con la sua torre dell'orologio e la celeberrima Loggia cinquecentesca del Vasari.

E la Kaikkonen, venuta qui per la prima volta a gennaio ("prima dell'Italia avevo visto solo Roma, Venezia, Firenze e Bologna", racconta passeggiando all'ANSA), lo ha fatto alla sua maniera, colorando gli spazi di lunghi fili di abiti usati: coloratissimi quelli in "nome" della liberta"; dal nero al chiaro, "in un viaggio alla ricerca della luce", quelli della loggia.

"Quanti sono gli abiti non lo so neanche io, dovete contatti voi", ammette, ma una parte li hanno donati gli aretini stessi. "Questo portico - racconta - è un luogo che amo molto. Puoi sentire l'arte, ma anche i passi di tutte le persone che sono state qui in tanti secoli di storia. Puoi percepire la loro sofferenza, le loro parole. E poi amo il dialogo tra nuovo e antico".

Celebre in tutto il mondo per le sue creazioni, perché ha eletto a sua 'materia' prediletta proprio gli abiti? "Ho iniziato da bambina - confessa - dopo la morte di mio padre. Avevo 10 anni e non volevo più separarmi dai suoi vestiti, che mantenevano ancora il suo odore. Per questo anche quando creo preferisco abiti usati. Qui ce n'é qualcuno nuovo, ma quelli indossati hanno come un cuore caldo che batte all'interno. Io stessa nella vita ho difficoltà a mettere abiti nuovi. Me li passa mio sorella".

Ad Arezzo a lavorare alle sue opere sia dal 19 maggio ("sembra semplice, ma non sa quante volte butto via tutto e ricomincio da capo", dice), zaino in spalla e animo un po' timido, in questo primo giorno di inaugurazione di Icastica, la Kaikkonen ha approfittato anche per girare la città alla scoperta delle opere delle altre artiste ospiti della rassegna, disseminate tra chiese, vicoli e musei.

"Mi hanno colpito gli ulivi di Yoko Ono - racconta - L'arte contemporanea è donna? Non lo so, nell'arte le cose vanno e vengono. E" un ciclo continuo.

Però speriamo!".



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